l inchiesta di report su antonello montante -1

L'APOSTOLO DELL'ANTIMAFIA CHE HA INGANNATO UN PAESE INTERO - VIDEO: L'INCHIESTA DI 'REPORT' SU ANTONELLO MONTANTE, CHE HA INVENTATO UN PASSATO, HA COSTRUITO UN PRESENTE DA EROE DELL'ANTIMAFIA, ED È FINITO A PROCESSO PER CONCORSO ESTERNO - QUELL'ARCHIVIO PIENO DI DOSSIER SUI NEMICI (E PURE SUGLI AMICI)

VIDEO: L'ESTRATTO DELL'INCHIESTA DI ''REPORT'' SU MONTANTE, L'APOSTOLO DELL'ANTIMAFIA CHE HA INGANNATO UN PAESE INTERO, CREANDO DECINE DI FASCICOLI SU NEMICI (E PURE SUGLI AMICI)

 

 

QUI L'INCHIESTA INTEGRALE

 

https://www.raiplay.it/video/2018/11/Report-Inchieste-L-apostolo-dell-antimafia-12112018-01c27c34-1384-47f2-92c3-ea29dbe1d6cf.html

 

 

 

Marta Silvestre per www.meridionenews.it

 

l inchiesta di report su antonello montante 4

L'apostolo dell'antimafia. Per dieci anni è stato a capo degli industriali siciliani che si sono ribellati al pizzo ma, dallo scorso maggio, è in carcere con l’accusa di associazione a delinquere per corruzione e per aver creato una rete che spiava politici, giornalisti e magistrati. È Antonio Calogero Montante, per tutti Antonello, il protagonista della puntata di Report che andrà in onda domani, lunedì 12 novembre, su Rai3 in prima serata.

 

Un'inchiesta in cui Paolo Mondani, con la collaborazione di Norma Ferrara, ripercorre tutta la parabola dell'imprenditore siciliano, costruttore di biciclette nato a Serradifalco: dalla scalata ai vertici di Confindustria in provincia di Caltanissetta, fatta di presunte menzogne per creare il personaggio di paladino della legalità, ai rapporti con il boss mafioso locale Paolino Arnone a partire dagli anni '80 che, insieme al figlio Vincenzo, è stato anche il suo testimone di nozze.

 

 

l inchiesta di report su antonello montante 3

Nella clip di anticipazione dell'inchiesta - che MeridioNews pubblica in anteprima - è l'imprenditore e assessore al Comune di Caltanissetta Pasquale Tornatore a raccontare il metodo usato da Montante per intimorire gli imprenditori che rompono con il suo sistema. Molti di questi nomi sono finiti nell'archivio pieno di fascicoli trovato nella sua casa a Serradifalco. Gli imprenditori nemici avrebbero ricevuto «ispezioni dalla guardia di finanza mentre, invece, venivano insabbiate quelle nei confronti di imprenditori in linea con lui», afferma Tornatore.

 

Il maggiore Ettore Orfanello, che ha diretto il nucleo tributario della guardia di finanza di Caltanissetta, attualmente si trova ai domiciliari indagato per corruzione e altri reati. «Teste di capretti sgozzati davanti alla sede di Assoindustria, scritte minacciose sui muri della villa di Montante e di Marco Venturi (ex assessore regionale fedelissimo di Montante, ndr) e buste con proiettili», stando alla narrazione fatta da Tornatore, sarebbero state azioni pianificate per «costruire la sua figura di persona per la legalità e contro la mafia che veniva minacciato».

 

Un connubio di finta antimafia e di lobby affaristica. È l'imprenditore Nino Grippaldi a raccontare che «l'oppio di una finta cultura della legalità serviva per consumare nell'illegalità i propri sporchi affari privati». Lui, che è stato presidente di Confidustria di Enna, ha deciso di lasciare, insieme ad altri 120 imprenditori, quando Montante mette al vertice degli industriali siciliani al suo posto Giuseppe Catanzaro, il re delle discariche in Sicilia, oggi indagato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti nello stesso procedimento di Montante. È nel 2010 che avviene lo scontro: Montante e Ivan Lo Bello, infatti, vogliono che Catanzaro realizzi la discarica più grande della Sicilia proprio in mezzo ai campi di grano nella valle del Dittaino, la zona dell'Ennese dove le aziende producono il pane dop. Facendo ricorso a una battuta, Grippaldi dice che Confidustria era diventata «Poltronissima».

l inchiesta di report su antonello montante 2

 

L'inchiesta procede analizzando la rete di Montante, fatta di figure ai vertici dei servizi segreti civili, di esponenti delle forze dell’ordine, per arrivare al senatore Renato Schifani e all’ex governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Oltre a mettere in ordine i fatti, il filo conduttore è l'interrogativo sul fatto che Montante possa essere un pezzo di un sistema ancora più ampio. Sarebbe stato lui ad anticipare lo svuotamento della normativa sui certificati antimafia per le aziende e ad avere l'idea, che adesso sta tornando in voga, di consegnare ai privati la gestione dei beni confiscati alla criminalità quando, nel 2015, era nel comitato direttivo dell'Agenzia dei beni confiscati, prima di autosospendersi dopo le indiscrezioni di un’indagine per mafia a suo carico.

 

MONTANTE CROCETTA

L’inchiesta, insomma, va in cerca di risposte: chi ha creato questo falso eroe e perché? A cosa serviva la rete di spionaggio? Cosa avevano in comune importanti magistrati antimafia, uomini delle istituzioni, del mondo politico e della società civile con questo finto paladino della legalità? Quali accordi sono stati siglati "in nome dell'Antimafia" tra pezzi di Stato e pezzi di Confindustria? Chi ha pianificato la falsa rivoluzione degli industriali siciliani? Un supertestimone racconterà la genesi di una storia che parte dalla Sicilia per arrivare fino a Roma.

ANTONIO CALOGERO MONTANTELO BELLO E MONTANTEMONTANTE CON ALFANO

 

ANDREA CAMILLERI ANTONELLO MONTANTE EMMA MARCEGAGLIA ANTONELLO MONTANTE

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…