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ALL’APPALTO NON SI COMANDA - UN VERO E PROPRIO BLUFF IL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI VARATO DA RENZI - L’ANAC DI CANTONE INTERVERRA’ SOLO SULLE GARE SUPERIORI AI 5,2 MILIONI DI EURO

Sergio Rizzo per il “Corriere della Sera

 

RENZI CANTONERENZI CANTONE

«Il massimo ribasso è morto, viva il massimo ribasso!». Avrebbero potuto annunciare così, venerdì scorso, il nuovo codice degli appalti. Una riforma che avrebbe dovuto rendere più agevole e trasparente la strada delle opere pubbliche, e soprattutto stroncare la corruzione. Dove invece non mancano sorprese: nella migliore tradizione di una politica per cui il confine fra gli interessi della collettività e quelli delle lobby è sempre impalpabile.

 

raffaele cantone raffaele cantone

I pilastri della rivoluzione dovevano essere solidi e qualificanti. Due, sopra tutti. Il primo: la fine della regola del massimo ribasso. Si tratta del meccanismo per cui le gare vengono assegnate a chi offre il prezzo minore, salvo poi consentire all’impresa di recuperare con lauti interessi grazie a varianti sempre generosamente concesse da compiacenti stazioni appaltanti. Ragion per cui è considerato uno dei principali incubatori della corruzione.

 

piero fassinopiero fassino

Ecco allora la promessa: non più gare aggiudicate al prezzo minore bensì con la valutazione dell’offerta più vantaggiosa sotto vari aspetti. Una rivoluzione epocale capace di mettere in ginocchio un sistema collaudato da decenni. E i gruppi di pressione si sono subito messi all’opera.

 

Il braccio di ferro sulla soglia minima dell’importo da cui partire per applicare il nuovo metodo si è rivelato inevitabile, non appena la bozza del codice degli appalti scritta dal governo in base alla legge delega è sbarcato in Parlamento per il parere.

 

Non soltanto con le imprese e i burocrati degli uffici legislativi, ma pure con le Regioni guidate dal presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, e con l’Anci di Piero Fassino: entrambi esponenti del Partito democratico.

 

stefano bonaccinistefano bonaccini

In quindici mesi i due relatori (Stefano Esposito e Raffaella Mariani, entrambi del Pd) hanno cercato di sanare le magagne ed eliminare le pillole avvelenate. Si erano guadagnati anche l’approvazione del presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, il quale considerava il parere parlamentare un ottimo risultato.

 

Avevano proposto 150 mila euro come soglia oltre la quale il massimo ribasso doveva essere bandito. E non era stato facile. L’Ance, l’associazione dei costruttori edili presieduta da Claudio De Albertis, chiedeva, all’unisono con la Conferenza Stato-Regioni, di alzare il tetto a due milioni e mezzo. Sia pure con l’esclusione automatica delle cosiddette «offerte anomale».

 

STEFANO ESPOSITOSTEFANO ESPOSITO

Per i due relatori è finita con una mezza Caporetto. Il testo finale varato dal Consiglio dei ministri venerdì 16 aprile non ha tenuto in alcun conto su questo punto, uno dei più delicati, il parere delle Camere. E non ha avuto successo neppure la mediazione del ministero delle Infrastrutture, che puntava su una soglia di 500 mila euro. Dunque il massimo ribasso, in una forma di fatto identica, sopravviverà pure con il nuovo codice per le gare fino a un milione di euro. Che sono l’81 per cento del totale.

 

parl09 raffaella mariani chiara bragaparl09 raffaella mariani chiara braga

Il secondo pilastro era il coinvolgimento dell’Anticorruzione. La scelta dei commissari di gara sarebbe stata affidata a Cantone, che li avrebbe sorteggiati da un apposito elenco. Questo per evitare qualunque rischio insito nella nomina delle commissioni aggiudicatrici da parte delle amministrazioni locali. Le quali non hanno fatto salti di gioia all’idea di perdere tutto quel potere. E hanno lavorato in profondità. Con successo.

 

Così i commissari dell’Anac avranno voce in capitolo solo a partire da gare di importo superiore a 5,2 milioni. Il che equivale a dire che il 95 per cento degli appalti verrà assegnato esattamente come prima. L’argomentazione che ha convinto il governo? Regioni e Comuni sostenevano che con i commissari Anac si spendeva troppo:

raffaele cantoneraffaele cantone

 

 evidentemente scordando che oggi la corruzione fa lievitare del 40 per cento il costo delle opere pubbliche in Italia. Lo dice una stima del fu governo di Mario Monti. E Renzi, che ha definito il nuovo codice «una riforma strutturale con regole semplici e meno astruse che chiude le strade alla corruzione», se la ricorda?

 

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