donald trump angela merkel

AMERICA FATTA A MAGLIE - NOTIZIE CHE NON TROVATE SUI GIORNALONI ITALIANI: CROLLA IL FRONTE ANTI-TRUMP CHE LA MERKEL DOVEVA SCHIERARE AL G20. LEI PUNTAVA A UN 19 CONTRO 1 SUL CLIMA, MA UNO A UNO STANNO CADENDO INGHILTERRA, GIAPPONE, MESSICO, TURCHIA, ARABIA SAUDITA E PERSINO IL BEL TRUDEAU CANADESE: ‘DER SPIEGEL’ RIVELA LA SCONFITTA COCENTE PER LA CANCELLIERA. ALTRO CHE POWER BROKER, ‘UNA MEDIA POTENZA CHE NON TIENE INSIEME NEANCHE L’EUROPA’. E L’ITALIETTA

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

 

MERKEL TRUMPMERKEL TRUMP

Un fronte di 19 nazioni impavide ad Amburgo schierate contro Trump a difesa dell'accordo di Parigi, al comando della prode Kaiser Angela con l'elmetto chiodato in testa? Ci aveva creduto solo lei.

 

 Il Congresso americano passa due terzi del proprio tempo a inseguire uno scandalo Russia che non esiste, e la dignitosa e fiera testimonianza di Jeff Sessions ne è la dimostrazione; la campagna di odio comincia a produrre i suoi frutti, e su un campo di baseball si spara a dei deputati perché sono repubblicani.

 

 Questo significa di certo che l'agenda politica del presidente degli Stati Uniti e del governo viene se non frenata rallentata. È il vero scopo dell'establishment. Ma le notizie ci sono, eccome.

 

donald trump justin trudeaudonald trump justin trudeau

 Sul fronte del clima Donald Trump segna importanti punti dopo la scelta di abbandonare l’accordo farlocco di Parigi, e di conseguenza la Merkel e i suoi vassalli europei come il commissario Antonio Tajani ne perdono.

 

Ma siccome non troverete questa notizia sui giornaloni italiani, figurarsi in Tv, anche se altri giornali come der Spiegel, una redazione nella quale Trump non è esattamente popolare ma che qualche volta si ricorda di fare giornalismo, lo stanno scrivendo in mega inchiesta, vi racconto io la storia di come si è frantumato il famoso fronte mondiale del clima che dalla Cina al Canada la Merkel avrebbe dovuto far trovare apparecchiato per il 20 di luglio ad Amburgo.

 

ivanka trump justin trudeau  9ivanka trump justin trudeau 9

La definitiva delusione alla super cancelliera l’ha data il giovane carismatico primo ministro canadese Justin Trudeau, che a Taormina sembrava schierato con lei, ma, come rivela der Spiegel, martedì scorso a una telefonata dalla Germania alle 8:00 di sera che aveva lo scopo di organizzare materialmente l'isolamento degli Stati Uniti, il bel Trudeau ha risposto picche, non più all'attacco del vicino cattivo ma al contrario pronto a comprenderne le ragioni. Tanto disponibile da suggerire di preparare la dichiarazione del G20 sul clima senza far menzione dell'accordo di Parigi, limitandosi alle questioni dell'energia insomma qualcosa che anche Trump sarebbe e sarà pronto a sottoscrivere.

trump gentiloni abe may trudeau trump gentiloni abe may trudeau

 

Il senso della realtà ha dovuto così impadronirsi di nuovo di Angela Merkel. Che aveva sognato di trasformare assieme a dei cattivi consiglieri fra Berlino e Bruxelles la riunione di Amburgo del G20 in una dichiarazione di 19 contro 1, ovvero tutti con gli accordi di Parigi contro il cattivo inquinatore che non li sottoscrive.

 

La defezione del canadese non era la prima perché già Inghilterra e Giappone subito dopo l'incontro di Taormina si erano dissociati dalla linea dura, e lo avevano fatto ancora prima della dichiarazione ufficiale del ritiro dagli accordi fatta dal presidente americano nel giardino della Casa Bianca.

 

SHINZO ABE E TRUMP SHINZO ABE E TRUMP

Come, non avevano annunciato i tg italiani tuonanti e le prime pagine dei giornali, che il G7 era diventato un G6, ma molto cazzuto? Beh diciamo che era già un G4, e dopo la telefonata di martedì con il premier canadese Trudeau è diventato un G3. Che la Brexit sia hard o soft, che ce la faccio davvero o no, già prima delle elezioni, figuriamoci dopo, Theresa May ha bisogno estremo dell'appoggio americano, l'anglosfera la può salvare.

 

Che il conflitto con la Corea del Nord degeneri o sia sotto controllo, il primo ministro giapponese Shinzo Abe non può in alcun modo mettere a rischio l'alleanza con gli Stati Uniti, è stato il primo Premier straniero a correre in visita dal nuovo presidente. Il canadese Trudeau deve ottenere una rinegoziazione del Nafta, il trattato commerciale dei tre Paesi del subcontinente, Canada, Usa, Messico, o i suoi begli occhi e le sue trovate politically correct non gli basteranno per essere rieletto.

 

ERDOGAN TRUMPERDOGAN TRUMP

Ecco fatto, il clima torna a contare poco, e non è un grande danno visto che l'accordo di Parigi è tutta fuffa rispolverata pro Macron e anti Trump.

 

Der Spiegel ne trae delle conclusioni politiche, niente di preoccupante per la rielezione della Merkel che è sicura, però ribadisce che la sconfitta non è solo sul clima ma è proprio uno smacco per la pretesa della cancelliera di esercitare una leadership globale.

 

 L’influenza geopolitica della Germania, sostiene Spiegel, resta limitata, e quando si tratta di potere vero, sicurezza, interessi, la Germania non è un giocatore a livello mondiale ma semplicemente una media potenza che non riesce neanche a tenere insieme l'Europa.

 

MACRON MERKELMACRON MERKEL

Per fortuna, aggiungo io, e non è difficile comprendere che sia meglio così, che Germania e Francia fanno i loro giochi da grandi o aspiranti tali, a loro si piega solo una Italietta senza governo autorevole e senza politici con le “ne di qua né di là”, basta leggere le recenti dichiarazioni bellicose di un commissario europeo che proviene da Forza Italia, Antonio Tajani, sulla trincea gloriosa del clima e la battaglia d'Europa da condurre contro gli Stati Uniti. Era un altro film, ditelo in giro.

 

Non c'è solo il clima tra i capitoli importanti dell'agenda del G20 sui quali la Germania con aspirazioni di power broker rischia il flop. C'è il commercio mondiale, il protezionismo, la guerra in Siria, la crisi col Qatar, l'Ucraina. Ci sarà il faccia a faccia tra Donald Trump è Vladimir Putin, che la Merkel ha inutilmente tentato di far anticipare perché non diventasse l'argomento centrale o comunque l'argomento dal quale tutto si dirama al G20 di Amburgo.

TRUMP GENTILONITRUMP GENTILONI

 

La Merkel, che è una vera secchiona, o come dice der Spiegel, una sorda alle reazioni psicologiche, si prepara a due documenti, uno dei quali è quello finale che tutti e venti dovrebbero firmare , sul quale la cancelliera alla vigilia elettorale sogna di mettere il suo stampo, diffondendosi su Africa, donne, diritti umani. Ma siccome pare che nei draft che circolano alla vigilia non ce n'è uno che contenga il minimo cenno alle questioni del clima, la figuraccia è assicurata.

 

Il documento separato di “azione su clima energia e crescita” in realtà viene scritto corretto e riscritto, ma la speranza di quelle 19 firme contro una sta svanendo. Consta di 13 pagine, che impegnano I Paesi sottoscrittori a “ristrutturare sistemi di energia in armonia con l'accordo di Parigi”, contributi che ogni nazione potrà decidere per “tagliare le emissioni di gas serra”.

 

angela merkel xi jinpingangela merkel xi jinping

Spiegel racconta un dettaglio divertente, ovvero che a Bruxelles continuano a essere convinti che questo documento sarà firmato da 19 Nazioni, ma a Berlino non ci crede nessuno. Non che firmerà la Turchia che alla Germania deve un dispetto, non che firmerà l'Arabia Saudita, che ha appena avuto un contratto miliardario di armi con gli Stati Uniti, e nemmeno che firmerà il Messico, che ha il problema del Nafta come il Canada.

 

Per il momento alle pretese della cancelliera di fare la guerra agli Stati Uniti deve bastare un Putin che si è detto disposto a firmare l'accordo sul clima, e lo si può immaginare mentre sogghigna; lo strombazzato mega accordo con la Cina comunista, che ieri ha arrestato e già fatto sparire il suo miliardario numero uno, che continua a fabbricare miniere di carbone fuori dal territorio nazionale, che sul commercio mondiale e su nuovi possibili regole di accordo ha già cominciato a mettere i suoi pugni rossi sul tavolo europeo.

 

Prima puntata, continua

 

 

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