1- QUESTO VIAGGIO DEL PAPA A CUBA ED IN MESSICO BUTTA MALE: IL CARDINALE DELL'AVANA HA CHIAMATO LA POLIZIA DEI FRATELLI CASTRO PER BUTTARE FUORI DALLA CATTEDRALE UN GRUPPETTO DI FEDELI PERSEGUITATI DAL REGIME. SUBITO ACCONTENTATO 2- IN MESSICO POI GLI HANNO MANDATO IN LIBRERIA UN VOLUME ("LA VOLUNTAD DE NO SABER") DI JOSE BARBA CHE NARRA LA VICENDA, ORRIBILE, DEL REVERENDO MARCIEL MACIEL, FONDATORE DEI POTENTISSIMI LEGIONARI DI CRISTO, PEDERASTA SERIALE, MORFINOMANE E PADRE DI VARII FIGLI. CON RATZINGER ALLA SBARRA PER AVER TENUTO SULLA PROPRIA DI SCRIVANIA, DA PRESIDENTE DELLA CONGREGAZIONE DELLA FEDE, PER OTTO ANNI UN DOSSIER DETTAGLIATISSIMO SU MARCIEL MACIEL. SENZA MAI INTERVENIRE 3- IL TUTTO A POCHI GIORNI DALLA RIVELAZIONE CHE LA CHIESA CATTOLICA OLANDESE, NEGLI ANNI CINQUANTA E SESSANTA, AVREBBE PROVVEDUTO A FAR CASTRARE UN GRUPPO DI GIOVANI VIOLENTATI NEI PROPRI SEMINARI. PER NON FARLI CRESCERE GAY... 4- OGGI L’INCONTRO CON FIDEL CASTRO (PER NON OSCURARE QUELLO DI IERI CON IL FRATELLO RAÚL), NO ALL’UDIENZA AI DISSIDENTI: IL REGIME NON DESIDERA “FUORI PROGRAMMA”

1- DAGOREPORT
Questo viaggio del papa a Cuba ed in Messico butta male. Il cardinale dell'Avana ha chiamato la polizia dei fratelli Castro per buttare fuori dalla Cattedrale un gruppetto di fedeli perseguitati dal regime. Subito accontentato.

In Messico poi gli hanno mandato in libreria un volume ("La voluntad de no saber") di Jose Barba, per ora pubblicato solo in spagnolo, che narra la vicenda, orribile, del Reverendo Marciel Maciel , fondatore dei potentissimi Legionari di Cristo, pederasta seriale, morfinomane e padre di varii figli.

Dal 1944 in Vaticano si sapeva di Maciel , secondo l'autore del volume, che afferma di avere avuto accesso a circa 220 documenti che sostiene di aver ottenuto da "ambienti vaticani" (ci risiamo).

http://almargen.com.mx/libros/el-foro-jefe-de-estado-o-pastor-de-la-iglesia- se- realizara-el-sabado-en-leon-guanajuato/

E promette di pubblicarli sul sito www.lavoluntaddenosaber.com. Roba forte: dove si sostiene che sin dal 1944 c'erano stati sospetti su Maciel e che, almeno dal 1956 in Vaticano fossero giunti rapporti che descrivevano i crimini del Monsignore. E i messicani violentati, circa venti, imputano in particolare a Benedetto II di aver tenuto sulla propria di scrivania, da Presidente della Congregazione della Fede, per otto anni un dossier dettagliatissimo su Marciel Maciel. Senza, ancora una volta, intervenire.

Il tutto a pochi giorni dalla rivelazione che la Chiesa Cattolica olandese, negli anni Cinquanta e Sessanta, avrebbe provveduto a far castrare un gruppo di giovani violentati nei propri seminari. Per non farli crescere gay...

2- IL PAPA DA FIDEL MA NON VEDE GLI OPPOSITORI
Giacomo Galeazzi per La Stampa

Dietro la cortesia di facciata, il duello diplomatico tra Roma e L'Avana. Sì all'incontro oggi con Fidel Castro (dopo quello ieri con il fratello Raúl), no all'udienza ai dissidenti. In extremis stanotte è slittato il «vis-à-vis» con il «líder máximo» per non offuscare il colloquio con il fratello.

Il Papa vedrà il vecchio rivoluzionario nella mattinata in cui celebra la messa di commiato. Il rinvio, motivato con ragioni protocollari, vorrebbe non penalizzare mediaticamente l'incontro con l'attuale capo dello Stato, sovrapponendovi quello con il carismatico Fidel. Differire formalmente i due momenti equivale per il regime a raddoppiarne la portata comunicativa e a non delegittimare l'odierna dirigenza.

Del resto ogni tappa della missione papale viene negoziata «in fieri», istante per istante. Benedetto XVI è entrato ieri nel palazzo presidenziale dell'Avana con il dolore di non poter abbracciare gli oppositori per evitare ripercussioni sulla già oppressa Chiesa cubana. «Sono nel cuore del Pontefice», assicurano nel seguito papale. Nessuna debolezza verso il regime.

Tra governo e Santa Sede, la tensione è malcelata dai sorrisi indossati dalle delegazioni negli appuntamenti ufficiali. Qui, ultimo lembo caraibico di Guerra fredda, la visita del Pontefice è materiale incandescente. I «fuori programma» sono temuti dalle autorità quanto un uragano.

Da un lato la presenza del Pontefice garantisce una visibilità internazionale, dall'altro un regime agonizzante ne teme i contraccolpi interni. Benedetto XVI è stato abile a non lasciarsi intimidire e sottrarsi ad ogni strumentalizzazione propagandistica, come si è visto a Santiago nella presa di distanza dall'attacco di Raúl Castro agli Usa. Gioca nella capitale cubana una delle partite più complesse del pontificato. E' circondato dal calore di una Chiesa locale uscita dalle catacombe. Ovunque strade piene di fedeli, canti religiosi a tutte le ore del giorno, acclamazioni e cori da kermesse vaticana.

I concerti classici e i balletti da Germania Est allestiti dal regime svaniscono davanti ai gruppi spontaei di ragazzi con la chitarra che riversano su Benedetto XVI l'entusiasmo e il senso di liberazione covati in segreto per anni. Il Papa teologo e pastore si è subito sintonizzato sulla loro lunghezza d'onda. Apre scenari col soffio della profezia mentre il regime si trincera dietro antiquate barriere difensive rispolverando un linguaggio da soviet.

Il Papa entra nel merito e chiede al governo un «cambiamento di rotta morale», il regime risponde che «a Cuba non ci saranno cambiamenti politici, ma aggiorneremo, per quanto necessario, il modello economico». Il Pontefice decreta la morte del marxismo e il vicepresidente Marino Murillo replica che «a Cuba c'è un aggiornamento del modello economico per rendere sostenibile il nostro modello di socialismo». Ratzinger prega per «è privo di libertà» e ricorda i detenuti e «coloro che soffrono», intanto nella «isla bonita» è in corso l'ennesima ondata di arresti degli oppositori.

Il messaggio papale non fa sconti nel denunciare le violazioni dei diritti umani e le persecuzioni inflitte alla Chiesa. Grazie al «nuovo vigore» della loro fede, i cattolici cubani debbono impegnarsi «con le armi della pace, del perdono e della comprensione»,«a costruire una società aperta, rinnovata, migliore, più degna dell'uomo e che rifletta la bontà di Dio». Perché «quando Dio è estromesso, il mondo si trasforma in un luogo inospitale per l'uomo».

Anche gli esiliati anticastristi vogliono fare la loro parte: uno spettacolo pirotecnico e una flottiglia di sette barche, con partenza da Key West. I dissidenti dell'isola hanno cercato di raggiungere il Malecon con torce e candele in un simbolico abbraccio. Il papa visita «un Paese oppresso che vuole essere libero e invoca il rispetto dei diritti umani», aggiunge Carmelo Diaz Fernández, uno dei 75 dissidenti arrestati nelle retate del 2003. La Primavera nera di Cuba.

 

papa a cubaL'ARRIVO DEL PAPA A CUBAPAPA RATZINGER E RAUL CASTROPAPA BENEDETTO XVI LASCIA IL MESSICO A BORDO DI UN ELICOTTERO

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