1- LA VITTORIA DI PIRRO DEL CARDINAL TARCISIO BERTONE: PUO’ CACCIARE CHI VUOLE, ANCHE SAN GIUSEPPE, MA E’ DESTINATO A PERDERE LA GUERRA CONTRO BAGNASCO-RUINI 2- CON L’ARRESTO DEL MAGGIORDOMO DEL PAPA BERTONE HA INGABBIATO UN “CORVO ESPIATORIO” E LA SERA PRIMA, FUCILATO DA UN COMUNICATO DI UNA DUREZZA MAI VISTA, AVEVA FATTO UNA VITTIMA DI RANGO COME IL PRESIDENTE DELLO IOR GOTTI TEDESCHI 3- LA VERITA’ E’ CHE GRAN PARTE DEI DOCUMENTI SONO FUGGITI DAGLI ARCHIVI DELLA SEGRETERIA DI STATO, POSTO IN CUI IL MAGGIORDOMO DEL PAPA NON AVEVA LIBERTÀ DI ACCESSO O DI MOVIMENTO. È POSSIBILE CHE ABBIA INTERCETTATO QUELLI CHE SONO STATI PORTATI IN VISIONE AL PONTEFICE, MA NON TUTTI HANNO SEGUITO QUESTO PERCORSO 4- SECONDO DUBBIO: PUÒ UN MAGGIORDOMO MITE E INGENUO COME È DESCRITTO GABRIELE, FARE USO DI TANTA MALIZIA E ARGUZIA POLITICA? SEMBRA DAVVERO POCO CREDIBILE

Franco Bechis per Libero

Erano passate da poco le cinque del mattino quando ieri Paolo Gabriele, assistente dicamera del Papa, è uscito dal suo appartamentodi via della Porta Angelica, a Città del Vaticano, dove vive con la moglie e i tre figli. Come ogni mattina Gabriele sarebbe entrato nell'appartamento pontificio per svegliare Benedetto XVI. Quasi sempre per controllare che fosse sveglio: il Papa è assai mattiniero.

Gabriele è fra i pochi collaboratori stretti del pontefice che può entrare - in sua presenza- nella stanza e perfino nel bagno del Papa. Sono infatti tutte e quattro donne le altre più strette collaboratrici, che da anni aiutano il Papa. Si tratta di quattro memores, consacrate di Comunione e Liberazione. Tre di loro accudiscono il cardinale Joseph Ratzinger da molti anni, ben prima che divenisse Papa.

Ma naturalmente loro non possono entrare nella stanza del pontefice di primo mattino: pensa a tutto Gabriele, che è una sorta di maggiordomo. È lui ad accompagnare il Papa alla messa privata del mattino, e fino a sera lo segue come un'ombra. Anche ieri mattina. Ma alla stesa alba di ieri gli uomini della gendarmeria vaticana, sulla base di investigazioni svolte già da alcune settimane, sono entrati nella casa privata di Gabriele in via di Porta Angelica.

Con la discrezione e la delicatezza possibile l'hanno perquisita. Trovando quel che stavano cercando: alcune carte che provenivano dall'appartamento papale e che non avrebbero dovuto essere lì. Questa è la versione ufficiosa dei fatti che hanno consentito ieri al portavoce Vaticano, padre Federico Lombardi, di annunciare pubblicamente che era stato trovato il corvo, il responsabile di Vatileaks, l'uomo che avrebbe passato a giornali e giornalisti all'esterno delle mure leonine carteggi riservati del Papa e dei suoi principali collaboratori.

Mentre padre Lombardi annunciava e non faceva il nome, il maggiordomo del Papa era già in stato di fermo sotto interrogatorio del "pm" vaticano Nicola Picardi. Inchiodato da quella che sembrava la prova regina. Anche se non basterà, perché in Vaticano come nel resto del mondo si è colpevoli solo dopo regolare processo. E ci sono tre gradi di giudizio davanti al tribunale apostolico.

L'arresto naturalmente è stato uno choc, e la notizia ha fatto il giro del mondo.Le prove trovate dalla Gendarmeria vaticana sono segrete. Non è trapelato nulla sui presunti documenti riservati trovati in casa di Gabriele. La riservatezza in questi casi non aiuta. Perché ha iniziato a lievitare la sorpresa di chi conosceva bene il maggiordomo del Papa, avrebbe messo la mano sul fuoco per lui. Era anche ritenuto un uomo buono e di una certa ingenuità.

Poi certo, tutti si può essere dr. Jekill e Mr Hyde, ma lo scetticismo è sembrata la reazione prevalente anche all'interno delle mura leonine, luogo in cui chiacchiere e maldicenza non sono certo una rarità. Può essere quell'uomo mite il Corvo? O non si tratta di un corvo espiatorio, che chiuda in modo tombale la caccia aperta da mesi che forse per quei motivi, probabilmente per tutt'altri, la sera prima aveva fatto una vittima di rango come il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, fucilato da un comunicato di una durezza mai vista?

C'era una gran voglia in Vaticano di trovare il colpevole. E nessuno si nasconde il fatto che in quella caccia, così come nella stessa fuga di documenti riservati, si stava combattendo una battaglia ormai evidente fra il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, e l'esercito che sempre più si ingrossa nella curia e fuori di chi vorrebbe la sua sostituzione.

Con il pugno di ferro che ha portato alla cacciata di Gotti Tedeschi e l'arresto del maggiordomo del Papa, secondo il più classico dei copioni di un giallo che si rispetti, la partita sembra vinta proprio dal cardinale Bertone, cui non è mai mancata pubblicamente la fiducia del Pontefice.

E naturalmente dal fronte perdente si spargono a grandi mani maldicenze. Perfino l'ipotesi che quei documenti riservati siano stati messi da una manina terza nell'appartamento di Gabriele. Un po' di scetticismo è dovuto anche guardando freddamente la vicenda dall'esterno. I documenti segreti del Vaticano sono usciti anche dall'appartamento papale, dove in pochissimi avevano accesso (ma fra i pochi molti della stessa gendarmeria, e non è poco).

Ma gran parte degli altri documenti sono fuggiti dagli archivi della segreteria di Stato, posto in cui il maggiordomo del Papa non aveva libertà di movimento. È possibile che abbia intercettato quelli che sono stati portati in visione al pontefice, ma non tutti hanno seguito questo percorso. Secondo dubbio: molti documenti riservati non avevano in sé portata esplosiva.

Letti lì per lì forse non avevano nemmeno alcun tipo di interesse. Sono usciti però prendendo interesse- dopo molti mesi- quando qualche fatto di cronaca ne aveva valorizzato il collegamento. Si pensi al carteggio già datato sulla ricerca del nuovo vescovo di Milano, spuntato fuori solo nel bel mezzo del caso Roberto Formigoni in Lombardia. Parole banali hanno preso ben altro significato.

Può un maggiordomo mite e ingenuo come è descritto Gabriele, fare uso di tanta malizia e arguzia politica? Sembra davvero poco credibile. Sullo sfondo più del singolo corvo resta quella guerra sulla segreteria di Stato. Forse persa in partenza, anche se non mancano i papabili alla successione di Bertone, come il neocardinale Mauro Piacenza o il canadese Marco Ouellet.

Papa Ratzinger però difficilmente darà soddisfazione ai nemici di Bertone. E il diretto interessato non si allontanerà dalla segreteria di Stato se non dopo avere compiuto 78 anni, sei mesi e un giorno: esattamente un giorno in più dell'addio del suo predecessore, Angelo Sodano. Nella migliore delle ipotesi le dimissioni volontarie per limiti di età potranno arrivare solo dopo il 3 giugno 2013.

E da qui ad allora può accadere di tutto. Tace ancora Gotti Tedeschi, presidente della banca vaticana mandato via come una cameriera. Paga forse il braccio di ferro sulla trasparenza dello Ior, forse di più lo scontro frontale con altri collaboratori nel cuore del cardinale segretario di Stato: Giuseppe Profiti e Marco Simeon.

Il banchiere trattato così tace. Agli amici lascia solo una battuta amara: «ora vorrei farmi testimone di Geova ». Ma non starà zitto a lungo, sfiorato anche lui dallo scandalo del corvo: nelle mani della gendarmeria una banale raccolta di articoli di stampa con notizie che vengono attribuite a Gotti Tedeschi solo perché si parla bene di lui. Poco per chiudere così banalmente un caso. Che rischia di riaprirsi assai presto.

 

PAPA E PAOLO GABRIELEPAPA E PAOLO GABRIELEIL PAPA PADRE GEORG E PAOLO GABRIELE IL PAPA E PAOLO GABRIELE jpegPAOLO GABRIELE ASSISTENTE DI CAMERA DEL PAPAI Cardinali Bertone e Bagnasco BENEDETTO XVI E GOTTI TEDESCHIETTORE GOTTI TEDESCHI EROBERTO FONTOLAN CARDINALE MAURO PIACENZA jpegGianluigi Nuzzi cover Sua SantitàMArco Simeon con il cardinale Angelo BagnascoGIANLUIGI NUZZI CLAWNESCO

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