ASSALTO FINALE AL BANANA - LE MICIDIALI INTERCETTAZIONI CON TARANTINI (OLTRE AL CONTENUTO “HARD” CI SAREBBE ANCHE UN GIUDIZIO POCO LUSINGHIERO SU UN LEADER EUROPEO) TERRORIZZANO IL CAINANO CHE PENSA A UN DECRETO ANTI-INTERCETTAZIONI IDENTICO A QUELLO DI MASTELLA Già VOTATO DAL CENTROSINISTRA - Già INDEBOLITO DALLA CRISI FINANZIARIA NON POTREBBE SOPRAVVIVERE ALL’ENNESIMO SCANDALO SESSUALE - IN ARRIVO ANCHE LA RICHIESTA DI ARRESTO PER MILANESE: SUL DE PROFUNDIS PER TREMONTI DECISIVA LA LEGA MARONIANA…

Francesco Bei per "la Repubblica"

L´incubo del Cavaliere è appena iniziato, la notte è ancora lunga. Non è un caso se ieri, mentre il Senato votava la fiducia al suo governo e approvava la manovra monstre che dovrebbe mettere al riparo l´Italia dalla speculazione, la poltrona del presidente del Consiglio a palazzo Madama sia rimasta vuota.

Per Berlusconi infatti alle pressioni internazionali sul debito si aggiunge in queste ore un´altra preoccupazione: il suo vero cruccio sono le trascrizioni delle intercettazioni in arrivo da Bari (venerdì 16 settembre è il giorno segnato in rosso dagli uomini del premier).

Telefonate dai contenuti talmente esplosivi - nel Pdl corre voce di un giudizio poco lusinghiero persino su un leader europeo - da aver costretto il capo del governo a trascorrere l´intera giornata con l´avvocato Ghedini a palazzo Grazioli, disertando il Senato.

Si tratta, se possibile, di alzare un argine prima che l´onda di fango lo travolga, portandosi dietro una crisi di governo e l´arrivo di una maggioranza di unità nazionale. «In un periodo normale uno sputtanamento l´abbiamo retto a fatica - scuote la testa un ministro ricordando i giorni del bunga-bunga - ma ora sarebbe diverso. Il combinato disposto della crisi finanziaria e di un nuovo scandalo sessuale stavolta potrebbe mandarci davvero a casa».

Sebbene i suoi consiglieri gli abbiano ripetuto fino alla noia che ogni forzatura su Napolitano sarebbe inutile e controproducente, nei suoi sfoghi privati il premier continua a invocare un decreto legge per porre uno stop a quella che definisce «una barbarie», ossia la pubblicazione delle sue conversazioni con Gianpaolo Tarantini. L´idea sarebbe quella di riprendere parola per parola il disegno di legge dell´allora Guardasigilli Mastella, approvato dal governo Prodi e votato dalla Camera nel 2007, e tradurlo in un decreto a cui il centrosinistra non potrebbe dire di no.

«Sono ormai tre anni - ha ripetuto anche ieri - che sono stato preso di mira. L´euro è sotto attacco, io sono impegnato con tutte le mie forze per scongiurare il peggio e invece devo perdere tempo a difendermi da accuse montate ad arte».

Accuse e interrogatori, come quello che dovrà sostenere martedì pomeriggio con i pubblici ministeri di Napoli, che gli riempiranno l´ufficio a palazzo Chigi. Così ieri Ghedini, vestendo per un pomeriggio i panni di Woodcock, ha iniziato a prepararlo a tutte le domande che gli potranno essere rivolte e alle quali non potrà stavolta opporre il classico «mi avvalgo della facoltà di non rispondere».

Che siano le inchieste di Napoli e Bari a monopolizzare l´attenzione del premier lo dimostra del resto anche la convocazione a palazzo Grazioli del senatore eletto in Argentina Esteban Caselli, il cui nome compare nelle telefonate tra Berlusconi e Lavitola. In particolare il Cavaliere in un colloquio con il direttore dell´Avanti definiva il senatore del Pdl come una «persona pericolosissima», da tenere addirittura «alla larga». E invece ieri proprio il "pericolosissimo" Caselli ha varcato il portone di via del Plebiscito per conferire con Berlusconi e Ghedini.

Il tempo stringe. E i prossimi dieci-quindici giorni saranno decisivi per capire se il premier riuscirà a sopravvivere alla tempesta che avanza. Anche il caso Milanese sta infatti per arrivare al pettine, con il voto di Montecitorio sulla richiesta di arresto della procura partenopea. E sono in molti nel Pdl a scommettere che proprio questo passaggio sarà l´avvio del processo che porterà alla caduta del governo.

La sorte dell´ex collaboratore del ministro dell´Economia è infatti legata all´atteggiamento che deciderà di tenere la Lega, il cui gruppo parlamentare è ormai largamente controllato da Roberto Maroni.

E proprio il ministro dell´Interno fu decisivo nell´indicare ai suoi il voto favorevole all´arresto del deputato Pdl Alfonso Papa. Tutto lascia credere che i "maroniti" si comporteranno allo stesso modo con Milanese, stante anche l´aspra rivalità tra Maroni e Tremonti.

«Se Milanese va in galera cade Tremonti, se cade Tremonti va a casa tutto il governo», è il sillogismo che ripete un capogruppo del Pdl per dimostrare che, in fondo, nemmeno a Maroni conviene segare il ramo su cui è seduto.

«A meno che - prosegue - Maroni non stia pensando a se stesso come successore di Berlusconi, ma noi non potremmo mai dare il nostro voto a chi ha fatto fuori il nostro leader. Quindi non accadrà nulla».

Un ottimismo di maniera, che si scontra tuttavia con il clima da 25 luglio che si respira in Parlamento. Oltretutto anche i sondaggi riservati del Cavaliere, dopo quelli indipendenti usciti nei giorni scorsi, illustrano una radicale caduta di consensi per il capo del governo e per la coalizione. Che sarebbe oltre i dieci punti sotto il centrosinistra, tanto che nemmeno l´eventuale apporto di Casini riuscirebbe a scongiurare una sconfitta elettorale.

 

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