maria elena boschi

GLI AUTOGOL DI MARIA ELENA – E’ DIVENTATA UN FLOP (PER NON DIRE UN BOOMERANG) LA CAMPAGNA SOCIAL DELLA COCCA DEL DUCETTO – LE FOTO GLAMOUR E I TWEET SBEFFEGGIATI DALLA RETE. PRESO DI MIRA IL CINGUETTIO SULLA PARITA’ ECONOMICA FRA CALCIATORI UOMINI E DONNE – LATERINA S’AVVICINA… 

 

1. E C’E’ PURE UN’AGENZIA DI COMUNICAZIONE CHE LA SEGUE (CHI LA PAGA?)

Alberto Di Majo per Il Tempo

 

BOSCHI AUTOBUS

Eppure Maria Elena Boschi avrebbe i numeri per imporsi nel poco entusiasmante contesto politico italiano. Ma qualcosa non funziona. I quaranta giorni di digiuno sui social, seguiti alla batosta del referendum del 4 dicembre scorso e alla bufera su Banca Etruria, non sono serviti e il nuovo corso aperto dalla sottosegretaria poche settimane fa non dà i risultati sperati.

 

MARIA ELENA BOSCHI SULL AMERIGO VESPUCCI

L'ultimo autogol (è proprio il caso di usare la metafora calcistica) è arrivato ieri con un tweet: "Norvegia: sancita parità salariale tra calciatori e calciatrici. Domani con @LottiLuca daremo vita a tavolo di lavoro su questi temi. #avanti". Anche un politologo gentiluomo come Pasquino non ha potuto fare a meno di cinguettare: "A ognuno le sue priorità". Figurarsi se in un paese come il nostro, con la rivolta per la soglia 67 per la pensione, la disoccupazione giovanile alle stelle, le aziende che chiudono, possa diventare un tema politico l'adeguamento degli stipendi tra giocatori e giocatrici.

 

MARIA ELENA BOSCHI CON CLAUDIO BAGLIONI

Ma la Boschi sbaglia anche le immagini. Come le fotografie patinate sul bus, in palestra, sola in ufficio, ma anche in compagnia dei militanti, pubblicate su instagram, che hanno il carattere di un book, in cui domina la grazia della renziana ma sparisce la normalità.

 

La società di comunicazione che la segue (che ha curato le brillanti campagne elettorali di Vendola e del Pd alle Europee) non ha un compito facile, intendiamoci. Ma, almeno per ora, la Boschi è una Ferrari che va come una Cinquecento. Ingolfata. Il fine della comunicazione della sottosegretaria dovrebbe essere quello di contrastare due narrazioni: quella del fallimento politico, seguito al suo impegno sulle riforme che ha avuto un esito negativo, acuito dal suo rientro al governo, e quella che la descrive come simbolo dell'establishment, più intenta a curare gli interessi di presunti poteri forti che dei cittadini.

MARIA ELENA BOSCHI ALLA SERATA SIGARO TOSCANO

 

Per questo immagini e pensieri della Boschi dovrebbero andare esattamente nel senso opposto di come vanno: basta con le foto da rotocalco o le espressioni ispirate. Belle ma controproducenti. Meglio la vita di tutti i giorni, il contatto con le persone, un approccio dal basso.

 

Anni fa l'ingegner Reed, capo del dipartimento Social dell'allora presidente Obama, rispose molto semplicemente a chi gli chiese quale fosse la App del suo successo: People. Non si può prescindere dalle persone nell'epoca della Social Politics e del marketing della condivisione (non è un caso che Renzi si rivenda continuamente proprio frasi e ragionamenti di Barack Obama, a partire da quell'ardore della speranza che ha trasformato il presidente Usa in un'icona). Agenda e immagini dovrebbero essere le parole d'ordine di Maria Elena, che può ancora invertire la rotta.

 

La prima mossa: uscire dall'esercito dei renziani (quelli schierati in trincea a difendere in tutto e per tutto il capo, che fanno concorrenza all'Emilio Fede dei tempi dorati del Cavaliere e che più che conquistare voti li fanno perdere, come Andrea Romano, Alessia Rotta, Alessia Morani). La Boschi può permettersi di guardare al di là. Può gettarsi tra le persone (ma non solo alle feste dell'unità) e imporre il suo modo di essere e fare politica. Da questo connubio potrebbe scaturire la scintilla. Non è facile. Aveva ragione Lucio Dalla: "L'impresa eccezionale è essere normali". Soprattutto per un politico.

 

2. BASTA UN TWEET PER ASFALTARE MARIAETRURIA

Vincenzo Russo per il Fatto Quotidiano

 

TWEET BOSCHI PASQUINO

C’è un momento – è proprio un attimo – in cui hai già digitato il tuo tweet nella barra, magari c’hai pensato cinque minuti o una mezza giornata. Ma non importa: io sto parlando di quel preciso istante in cui stai per premere tweet e sai già che il tuo ‘sagace’ messaggio di 140 caratteri (ok, ora anche 280) diventerà pubblico e tutti potranno leggerlo. Quell’istante è dilatato: quante speranze riponi in quel tweet, pensi a quanti like riceverà, a quanti lo retwitteranno. Qualche influencer o giornalista si accorgerà di me?

 

MARIA ELENA BOSCHI

Se invece sei un membro del governo e ti chiami Maria Elena Boschi forse fai meno passaggi mentali perché sei certo che qualcuno ti leggerà e ti commenterà. Perché le cose che scrivi non passano mai inosservate. I fan non vedono l’ora di applaudirti e i critici fremono per sbugiardarti, per ‘seppellirti’ (come si dice in gergo) e stenderti con una battuta.

 

BOSCHI

La Boschi twitta tutto il suo entusiasmo per una nuova legge norvegese che equipara gli stipendi di calciatori e calciatrici. Il primo a risponderle, però, è uno di quei ‘professoroni’ perseguitati dalla retorica renziana: Ariete rosso, come si fa chiamare su Twitter, ovvero Gianfranco Pasquino. Sì, proprio lui, il nemico numero uno della riforma costituzionale Renzi-Boschi, bocciata sonoramente al referendum del 4 dicembre.

 

La parità salariale tra uomini e donne è una cosa buona e giusta, ma proprio nel calcio? In Italia settore maschile e femminile non muovono le stesse folle e il caso della Norvegia è del tutto anomalo: la nazionale femminile vince di più di quella maschile.

 

BOSCHI A VENEZIA

Il linguaggio renziano è questo: si compone di parole come ‘entusiasmo’, ‘avanti’, ‘rialzarsi’, alè, aoh, etc, non conta il messaggio. I contenuti sono solo una scusa, un accessorio, possono riguardare i dati Istat, un titolo mondiale conquistato da un atleta italiano o una banale notizia sugli stipendi dei calciatori della nazionale norvegese. L’importante è ‘trascinare’, senza spiegare, senza fermarsi mai a scrivere qualcosa di articolato e comprensibile. Meglio comunicare per immagini (#Instameb) e per slogan (Renzi News su Facebook).

MARIA ELENA BOSCHI

 

A proposito, che fine ha fatto il blog del segretario Pd? Chiuso così, senza una spiegazione. Tanto l’importante è ‘ripartire’, un altro giorno chissà.

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