AVANTI UN’ALTRA! LA SENATRICE DE PIN LASCIA IL M5S “IN SOLIDARIETÀ CON GAMBARO” – GRILLO: “SENTIVANO L’ODORE DEI SOLDI”


1 - M5S: DE PIN, LASCIO IL MOVIMENTO DOPO CASO GAMBARO
(ANSA) - "Dopo una lunga e sofferta riflessione annuncio la mia uscita dal Movimento 5 Stelle". Lo annuncia la senatrice Paola De Pin, nell'esprimere "piena solidarietà ad Adele Gambaro" e dissenso rispetto alla "reazione" del Movimento e alla "gogna mediatica". "Mi riservo di presentare in futuro le dimissioni da senatrice".

2 - M5S: DE PIN, DOPO GAMBARO RISCHIO PAURA PARLAMENTARI PARLARE
(ANSA) - "Il processo politico" contro Adele Gambaro "mi ha lasciato una profonda ferita". Così la senatrice Paola De Pin, nell'annunciare le dimissioni dal M5S. "Il pericolo adesso è che nessuno voglia esprimere il proprio disaccordo per paura delle conseguenze" e ci sia "autocensura dei parlamentari M5S. Se adesso facessimo calare un velo di omertoso silenzio verso la scellerata decisione di espellere un parlamentare solo per aver espresso opinioni non gradite, violeremmo i principi del Movimento e della democrazia".

3 - DE PIN, NO SPECULAZIONI, RESTITUIRO' DIARIA NON SPESA
(ANSA) - "Mi riservo di presentare in futuro le mie dimissioni da senatrice. Fino a quando ciò non accadrà, porterò avanti lo stesso in Parlamento e nelle commissioni, i valori del Movimento in cui continuo peraltro a credere". Così Paola De Pin, nell'annunciare l'addio all'M5S. "Per evitare ogni speculazione riguardo alle diarie - aggiunge - annuncio che darò in beneficenza tutti i denari non spesi per ragioni di servizio, come già mi ero impegnata a fare di fronte agli elettori, all'Associazione Nostra Famiglia di Conegliano (Treviso) che si dedica alla cura e alla riabilitazione delle persone con disabilità, soprattutto in età evolutiva".

4 - GRILLO TIENE BUONI I RIBELLI E IMBAVAGLIA I GIORNALISTI TV
Paolo Bracalini per "il Giornale"

Tregua dopo il terremoto, finito con l'espulsione della dissidente Gambaro a colpi di clic (pochi, 13mila). «Non vedo nuovi problemi all'orizzonte» assicura il deputato Fico, uno dei fedeli al Capo.

Le altre epurazioni previste, almeno due (Pinna e Currò), sono al momento congelate dall'armistizio deciso da Grillo, che ha sciolto la tensione telefonando ai «ribelli», per riportare l'ordine in un gruppo assai vicino alla scissione. «Da Grillo c'è stata una marcia indietro prima che ci fosse la distruzione totale, causata dalla sequenza di espulsioni che si andava profilando» commenta Zaccagnini, deputato M5S dell'ala critica. Ma oltre la tregua (armata), serve una correzione di linea del movimento in Parlamento.

Lì dentro c'è un «clima da psico-polizia», denuncia il grillino Zaccagnini, instaurato dai «talebani» a Cinque Stelle, che «hanno gettato fango e insultato» i loro colleghi denunciando una «compravendita» di parlamentari grillini (pronti a passare, con la promessa di migliori introiti, al Pdl o al Pd) «cui però non è seguita la denuncia con nomi e cognomi, e che non può essere usata strumentalmente per intimidire persone scomode e da eliminare».

Nel frattempo la Gambaro, ancora sotto choc («avevo dato quell'intervista come consiglio per abbassare i toni, è successo di tutto») è pronta per passare al Misto e raggiungere gli altri due ex grillini usciti dal gruppo, i deputati Furnari e Labriola. Resta aperta la frattura tra i parlamentari grillo-scettici e i «talebani», accusati, in un piccolo summit in Transatlantico tra i dissidenti, di essere «più realisti del re».

Altro fronte bollente, la lotta del M5S contro la stampa (che «fa schifo»). Un programma in particolare è in cima all'odio grillino: Quinta Colonna di Paolo Del Debbio, terzo classificato al Microfono di legno, concorso per il programma «più fazioso», cioè il più critico verso Grillo, Casaleggio e la loro truppa in Parlamento. «Quinta colonna... ci ricorderemo di voi...» minacciò Grillo, aprendo il conflitto a fuoco col talk show di Rete4. Durante la campagna elettorale in Sicilia, gli capitò a tiro un inviato di Quinta Colonna, umiliato così: «Tu non sei un giornalista, sei un precario, sei un pivello di Mediaset».

Il movimento ha applicato con rigore ferreo la bolla di condanna, e adesso le piazze dei Comuni gestiti dai grillini sono off limits per i giornalisti di Del Debbio. L'altro giorno, a Pomezia, il Comune da poco grillinizzato ha detto di no alla richiesta di utilizzare uno spazio pubblico per il collegamento con lo studio. Era già successo, ma una sola volta. Dove? A Parma, anche lì l'amministrazione Cinque Stelle, per cui Quinta colonna è andata in onda dal parcheggio di un hotel (a Pomezia invece si sono attrezzati in una pizzeria).

La ragione ufficiale è che servirebbero 15 giorni di preavviso, ad esser fiscali. Scadenza un po' complicata per un programma quotidiano, e infatti nessun Comune ha mai fatto storie, se non i due amministrati dal M5S. «Hanno detto no a qualsiasi piazza della città, è chiaramente un pretesto per metterci i bastoni tra le ruote» dice Raffaella Regoli, autrice del programma insieme a Del Debbio. Il senatore M5S Santangelo si rifiuta di rispondere alle domande dei cronisti davanti a Montecitorio «finché non se ne va» l'inviato di Quinta Colonna Valerio Minelli.

Peggio ancora è andata all'altro inviato, Vittorio Romano, che dal senatore M5S Giarrusso si è sentito domandare «lei appartiene al genere umano»?, mentre sul blog di Grillo è stato linciato per una intervista alla senatrice Castelli in cui, ironicamente, chiede di ripetere la frase «noi del M5S facciamo democrazia».

Gogna sul blog col titolo «Il servo di Berlusconi insulta la cittadina», seguito da una raffica di commenti («cogl...», «spazzatura» etc) e minacce. Tanto che dalle parti di Quinta Colonna si valuta una denuncia per minacce e ingiurie, mentre ai legali è stato dato mandato di far rimuovere la pagina dal blog di Grillo. Ci vediamo in tribunale, sarà un piacere?


5 - GRILLO ATTACCA ANCORA GLI ESPULSI "SENTIVANO L'ODORE DEI SOLDI" - "RESTITUITI I FINANZIAMENTI, MA NON SO DOVE SONO FINITI"
Alessandra Ziniti per "la Repubblica"

«È uno "scilipotismo dell'anima", una cosa assolutamente fisiologica. Se ne sono andati in 3 su 163. Sono persone come le altre, cambiano idea, sentono odore di soldi. Sono giorni che i giornali parlano solo di questo: dissidenti, talebani. Mi hanno paragonato persino a Ceausescu, lo capite? Io come Ceausescu. Una follia, c'è troppo leaderismo in questo paese. Il nostro è un movimento autonomo, indipendente, che sta arrivando anche in altri paesi, sono venuti dalla Spagna, dalla Germania,dall'Inghilterra. Ma far entrare un movimento così dentro la struttura del parlamento è come far entrare un quadrato in un cerchio».

Alle sette del pomeriggio, con la polo grigia bagnata di sudore a 35 gradi all'ombra, Beppe Grillo, arringa la piccola folla («Non siete tanti, come mai?») in piedi su una sedia nel giardino pubblico di Villa Margherita. È venuto qui per sostenere Federico Piccitto, il candidato del Movimento cinque stelle impegnato domenica nel ballottaggio contro il candidato del Pd sostenuto anche da Pdl e Udc.

«Ce li abbiamo tutti contro, qui come in Parlamento, ma il treno della rivoluzione passa ora o mai più», urla mentre dall'altra parte della città, in una sala banchetti, lo stato maggiore dei partiti, da Epifani a D'Alia a Crocetta, partecipa ad una manifestazione di sostegno all'altro candidato.

Non è un comizio elettorale quello di Grillo. È qui per rispondere alle domande della gente e non a quelle dei giornalisti contro i quali si lancia nella solita filippica. «Mi chiamamo epuratore, ma io non ho epurato proprio nessuno. I tre che se ne sono andati stanno ancora lì in parlamento, con il loro stipendio. Dimettersi o passare ad altri gruppi è una scelta loro, a me non interessa».

«Beppe, ma i 42 milioni di euro di finanziamento pubblico che avete rifiutato dove sono finiti?», gli chiede un sostenitore. E lui si accende in viso e risponde riprendendo quanto aveva lanciato in mattinata con un tweet: «Bravo, bella domanda, ma sai che non lo so? I partiti non mollano i soldi, quando inserisci i soldi perdi il senso della politica. Noi non siamo appetibili per chi non ha passione per la politica».

Ci sono giovani, donne e pensionati ad ascoltare Grillo, e sono in tanti a chiedergli di «uscire dal blog e andare in televisione». Lui prima protesta, li esorta ad entrare loro sul web, poi finisce con l'accettare la "sfida" e annuncia un'inversione di tendenza: «Io sono disposto anche ad andare in tv, anche su Rai 3, ma in diretta, alle mie condizioni. Adesso persone del Movimento 5 stelle preparate andranno in televisione, ma per non sentire più menzogne sul nostro conto, non per ampliare la platea». E poi c'è la Rai, «un patrimonio da salvaguardare». Con la presidenza della commissione di vigilanza «ci metteremo le mani dentro e cambieremo ma solo dopo avere cambiato la legge sul conflitto di interesse».

Ai ragusani Grillo promette: «Stanno tentando di metterci all'angolo in un parlamento dove c'è la criminalità organizzata. Ma finiranno presto. I partiti non esistono più, Berlusconi e Letta sono un ologramma. Al nano ormai conviene prendersi un elicottero. Tra cinque mesi avremo il 40 per cento».

 

 

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