silvio berlusconi tajani lancio europee

BERLUSCONI HIGHLANDER ROMPE COL ROMPIPALLE TOTI E FREGA LA SCENA A TAJANI (LO SGUARDO DICE TUTTO): SI RIPRENDE IL PARTITO CON UN'ORA DI DISCORSO A BRACCIO E RIMETTE IL SUO FACCIONE AL CENTRO DELLA CAMPAGNA PER LE EUROPEE: ''NON POSSO NEGARE DI ESSERE MOLTO, MOLTO COMMOSSO'' (LA CRONACA DI RONCONE) - TOTI, CHE NON SI È PRESENTATO ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE: ''NON STO QUI A FARE LO YES MAN''

 

1. BERLUSCONI BASTA PSE - INTESE CON I SOVRANISTI E FI ROMPE CON TOTI

Barbara Acquaviti per ''Il Messaggero''

 

A tratti pare di essere sospesi tra passato e futuro. E forse è inevitabile visto che al palazzo dei Congressi dell' Eur un po' si celebrano i 25 anni di Forza Italia e un po' il lancio della campagna elettorale per le Europee.

La platea dell' assemblea degli eletti è piena, ma certo, non sono i fasti dei bei vecchi tempi.

 

SILVIO BERLUSCONI TAJANI LANCIO EUROPEE

Non è un caso se molti degli interventi sul palco sono una sfida al disfattismo, un invito a non perdersi d' animo, un continuo sottolineare che il partito è vivo e vegeto e lotta tutto unito attorno al suo leader. «Senza di noi il centrodestra non vince da nessuna parte, è stato Berlusconi a inventarlo», apre la via Antonio Tajani.

 

DISCORSO A BRACCIO

Il leader parla per un' ora, a braccio. Ma per oltre quaranta minuti, è come un viaggio sulla macchina del tempo: chiudendo gli occhi ci potrebbe ritrovare tranquillamente nel 1994, al massimo nel 2001, con i vecchi cavalli di battaglia come la riforma della giustizia o la lotta al comunismo. Alterna momenti in cui sembra più affaticato ad altri in cui mostra il solito smalto, ma non si concede nessuna delle sue proverbiali battute.

 

Il messaggio che deve mandare, però, ce l' ha talmente chiaro in mente che lo ripete più di una volta. Ed è un messaggio rivolto soprattutto a Matteo Salvini, che ormai lo considera un alleato buono solo per il voto locale.

«Forza Italia è indispensabile», lo era ai tempi della discesa in campo dice - e lo è ancora adesso, lo è in Italia ma anche in Europa.

 

SILVIO BERLUSCONI LANCIO EUROPEE

Perché il suo disegno, a questo punto, è quello di replicare il modello del centrodestra italiano anche a Bruxelles, rimanendo «spina dorsale» della coalizione. Il punto di riferimento è sempre il Ppe, anche se l' acronimo sparisce dal simbolo pensato per la competizione elettorale. La strada, a suo giudizio, è quella del «sovranismo europeo», non quella vecchia roba dal sapore novecentesco intrisa di nazionalismo. «Per cambiare l' Europa è necessario che il Partito popolare lasci l' alleanza storica con i socialisti e crei nuove alleanze con altri partiti che vengono dai conservatori e dai sovranisti». Appunto, i sovranisti, l' altra metà della mela del centrodestra italiano che snobba Forza Italia e che secondo il Cavaliere «bisogna educare e convincere». Per ora Salvini si limita a ironizzare: «Berlusconi ha sempre ragione».

 

Curiosamente, accenna appena alla necessità che il governo gialloverde faccia le valigie. E lo fa, soprattutto, per dare la sua personalissima versione degli equilibri interni. Di Maio? Un «finto sottomesso» che alla fine, grazie all' esecutivo, riesce a portare a casa la «sostanza», lasciando a Matteo Salvini «soltanto la forma e l' apparenza».

Forse va così anche perché questa vuol essere soprattutto la giornata dell' orgoglio azzurro, e infatti è argomento dominante anche negli interventi degli altri big, come Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini.

 

APPLAUSI A CARFAGNA

SILVIO BERLUSCONI TAJANI LANCIO EUROPEE

La più diretta verso gli alleati è Mara Carfagna. «Il loro disegno dichiarato di svuotarci è fallito», suona la carica, scatenando gli applausi. C' è spazio anche per la vicenda de Il Giornale, la cui redazione romana sta chiudendo. «Ho visto la lettera-appello dei giornalisti, adesso ci penso - assicura Berlusconi - c' è qualcosa nella legge sul conflitto di interessi che non mi dovrebbe consentire di interessarmi di fatti che riguardano la stampa. Comunque mi interesserò».

 

Ma c' è anche chi si è tenuto opportunamente lontano da Roma: Giovanni Toti, da tempo azzurro critico. Berlusconi non lo nomina, ma attacca chi parla di Forza Italia come un partito «vecchio» e, quasi rivolto a un novello Catilina, avverte: «La pazienza è finita». Non che ci sia un provvedimento di espulsione in vista, semplicemente, gli indica la porta, perché l' ex premier è convinto che Toti sia già di fatto più interessato alla seconda gamba sovranista con Giorgia Meloni che alle sorti del suo partito. E la risposta del Governatore della Liguria non è certo conciliante: «La pazienza temo che l' abbiano persa gli elettori e ce lo hanno detto da tempo».

 

 

 

2. LA MOSSA DEL LEADER CHE RICOMPATTA IL SUO PARTITO (E SI COMMUOVE)

Fabrizio Roncone per il ''Corriere della Sera''

 

L' agente di scorta gli offre il braccio: prego Presidente, s' appoggi. Ma lui vuole scendere dall' Audi nera da solo. Si mette in piedi. Si sistema le bretelle. Viene verso le transenne.

Scena di folla, scalinata esterna del Palazzo dei Congressi, mezzogiorno.

 

Tre settimane fa era attaccato a una flebo per abbassare la glicemia schizzata a 800, la scorsa settimana è stato operato per un' ernia. Adesso Silvio Berlusconi stringe mani come venticinque anni fa.

SILVIO BERLUSCONI PRESENTA IL LOGO DI FORZA ITALIA

Sono sempre con voi, dice, e la sua gente allora subito grida evviva, lo chiama per nome, scatta foto, spinge eccitata, una bolgia come non succedeva da tempo.

Visto da vicino: asciutto dentro la solita giacca blu con le spalline, i capelli nerissimi, le rughe nascoste dal cerone, appena incerto sulle gambe.

 

Il sorriso: identico.

La grinta: identica.

Quando ha comunicato alla figlia Marina che avrebbe voluto lanciarsi in questa difficile campagna elettorale per le Europee, lei ha reagito come fanno quasi sempre le figlie.

Con estrema dolcezza: «Va bene, papà: se te la senti, va bene, certo».

Se la sente.

 

Il dottor Alberto Zangrillo, il suo medico personale, ci ha provato: vada pure a Roma per l' assemblea, però - la prego - non si stanchi. Ma anche lui sa che è impossibile chiedere a Berlusconi di non essere Berlusconi. La senatrice Licia Ronzulli, che lo precede dietro le transenne, gli aveva proposto: entriamo da dietro, Presidente, così può salire direttamente sul palco.

Escluso.

 

Lui è questo che vuole.

La gente, le urla di affetto, possibilmente qualche sondaggio che confermi l' ultimo della Ghisleri (Forza Italia tra il 10 e il 13%, con un valore centrale dell' 11,5%). Adora sentire le note dell' inno che arrivano dal salone.

marina e silvio berlusconi

 

Lì dentro, lo aspettano in un' atmosfera di attesa importante. Come una coperta pelosa, sulla platea di capi e capetti forzisti, per settimane, è rimasto steso il sospetto che in parecchi, temendo un tonfo elettorale del partito alle Europee - per capirci: il tonfo sarebbe non raggiungere la doppia cifra -, avessero già avviato trattative per traslocare nella Lega (Matteo Salvini, in privato, ripete: «Ho una lista d' attesa da far spavento», ma bisogna vedere se non è una spacconata).

 

Poi c' è stato il successo delle elezioni in Basilicata.

Poi il lavoro di ricucitura, un lavoro oscuro, complesso, non scontato, di Antonio Tajani.

Ecco, è così che il Cavaliere entra in questa assemblea.

 

Qualche vocetta velenosa resta: tipo che Mariastella Gelmini, capogruppo alla Camera, fino a poche ore fa avrebbe cercato di sabotare l' accordo sulla candidatura a presidente della regione Piemonte di Alberto Cirio, spingendo per una sua amica, Claudia Porchietto. C' è l' assenza di Giovanni Toti, governatore della Liguria: guarda a un progetto autonomo con la Meloni e Fitto (molti, con perfidia, ricordano i giorni del suo arrivo nel partito, quando il Cavaliere lo obbligò a una severa cura dimagrante: indimenticabile la foto di Toti, sudato ma raggiante, in accappatoio bianco a Villa Paradiso, sul lago di Garda). Non pochi parlano e sparlano del retroscena del Fatto , secondo il quale Laura Ravetto e Gabriella Giammanco sarebbero in trattativa con Fratelli d' Italia.

SILVIO E MARINA BERLUSCONI

 

Abbastanza isolata la senatrice Mariarosaria Rossi che, nei memorabili tempi andati del Castello di Tor Crescenza, fu soprannominata la «badante».

Sul palco, Anna Maria Bernini, capogruppo del Senato, e ovviamente Antonio Tajani, presidente del Parlamento Europeo. Poco fa è salita al microfono la vice presidente della Camera, Mara Carfagna: molto netta nei confronti della Lega (perciò assai in linea con le tesi del capo) - «Il Paese non vuole consegnarsi alla destra sovranista» - e quindi salutata con grandi applausi.

 

Insomma, l' atmosfera è questa. Di un partito che, in qualche modo, si ritrova. Si ricompatta.

E aspetta lui, il Cavaliere (Francesca Pascale, di bianco vestita, siede in prima fila).

Eccolo che entra.

Rapido colpo d' occhio, ora che sono tutti in piedi e sventolano le bandiere: a sorpresa, molte facce giovani. Poi Michela Brambilla, artefice della svolta «animalista» del Cavaliere. Un fotografo è sicuro: quello seduto laggiù è davvero Gianfranco Rotondi. Della vecchia guardia sono rimasti in pochi: Stefania Prestigiacomo, Paolo Romani e Maurizio Gasparri.

Adesso c' è un gran silenzio.

 

Tutti aspettiamo che lui dica qualcosa, ma lui tace. Si morde il labbro superiore, forse ha uno sguardo un po' liquido. Poi parte: «Come vedete, non posso negare di essere molto, molto commosso...».

(Parlerà per un' ora e cinque, a braccio).

 

 

3. "IO NON FACCIO LO YES MAN NEL PARTITO MANCA LIBERTÀ"

Emanuele Rossi per ''La Stampa''

 

zangrillo

 

«La pazienza mi pare che l' abbiano persa prima gli elettori. Francamente mi pare che ho fatto bene a non andare a Roma e a concentrarmi su ciò per cui sono stato eletto dai liguri». Non è pentito, Giovanni Toti, di essersi tenuto lontano dall' Eur. Anche dopo le parole di Berlusconi che sembrano segnare la fine della sua esperienza in Forza Italia, partito di cui è stato a lungo l' unico governatore di regione in attività. Affida una prima replica ad un post su Facebook. «Oggi sono rimasto tra gli imprenditori e i fiori della Liguria ma sono sempre pronto a confrontarmi con chiunque voglia davvero cambiare con coraggio per ripartire. Intanto, in bocca al lupo a tutti i candidati alle Europee, a partire dal presidente Berlusconi», scrive.

Ma sa che lo strappo è vicino.

 

Presidente, si sente come Gianfranco Fini quando disse a Berlusconi il famoso "Che fai mi cacci?

" «No. Io resto sulle mie posizioni, poi vedano loro. Non sono candidato alle europee, ho già detto che mi ricandiderò a presidente della Liguria nel 2020 e che ci sarà una lista del presidente come ormai avviene quasi ovunque. Continuerò a porre le mie osservazioni sullo stato del partito. Ma talvolta non è gradito che qualcuno dica la sua, soprattutto a chi continua a salire in un palco, dove si continua a parlare fra noi e non si parla di come riconquistare gli elettori».

 

laura ravetto mara carfagna

Pare evidente che l' assemblea di Forza Italia non l' abbia soddisfatta nei contenuti.

«Vedo gli stessi slogan di dieci anni fa e direi anche le stesse facce. Ho assistito a una bella celebrazione della vittoria di 25 anni fa e di una storia importante. Ma non ho sentito una parola sul perché abbiamo perso milioni di voti, sul perché in un contesto in cui il centrodestra resta area di maggioranza la Lega cresca, Fratelli d' Italia cresca e noi no. Ho sentito tante dichiarazioni di principio, attacchi all' incompetenza del Movimento cinque stelle, al governo. Ma non una parola su cosa vogliamo fare per un centrodestra moderno e per una forza popolare, liberale e liberista».

 

Secondo lei Lega e FdI sono tentate di abbandonare l' alleanza con Forza Italia per un polo sovranista?

GIORGIA MELONI E GIOVANNI TOTI

«In politica come in fisica c' è una legge: se uno spazio viene lasciato vuoto sarà occupato. Oggi siamo come un' azienda che perde quote di mercato e non rinnova il prodotto né si chiede il perché. E continuiamo a definirci indispensabili, centrali. Alla lunga anche gli alleati si fanno domande. Vi pare normale un' assemblea in un palazzo da congressi quando una volta noi riempivamo le piazze a Roma? Una volta la Lega non riempiva nemmeno un ristorante romano, ora riempie Piazza del Popolo».

 

Non crede che le sue continue sollecitazioni al confronto l' abbiano fatta passare per una Cassandra nei confronti della dirigenza del partito?

«Se un' auto sta andando a sbattere io non me la prendo con il passeggero che cerca di avvisare il conducente... Io credo che chi è salito su quel palco abbia qualche responsabilità».

 

Secondo lei perché la dirigenza del partito si è dimostrata refrattaria al confronto aperto con gli amministratori che ha chiesto più volte?

«Da un lato parliamo di un partito che ha una storia di un certo tipo e che ha una leadership indiscussa che coincide con il fondatore. Dall' altro c' è una classe dirigente che è stata messa lì per cooptazione e che a volte ha una certa paura a confrontarsi con il leader. Io proprio perché ho stima di Berlusconi gli dico come la penso, non faccio lo yes man».

giovanni toti in tuta con berlusconitoti mulè

 

 

 

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