CAMPANIA A FESTA DE LUCA - LA VITTORIA DELL'EX SINDACO ALLE PRIMARIE DEL PD DIMOSTRA CHE IL RENZISMO AL SUD NON ESISTE E CHE GLI APPELLI DI ROBERTO SAVIANO INTERESSANO I SUOI CARI

1. DE LUCA BATTE COZZOLINO E SFIDA CALDORO

F.B. per il “Corriere della Sera”

 

vincenzo de lucavincenzo de luca

La notte delle primarie, la notte dello spoglio dopo il giorno del voto, consegna a Vincenzo De Luca il compito di sfidare il governatore uscente della Campania Stefano Caldoro alle prossime Regionali. Come già accade alla scorsa tornata elettorale. 
 

È l’ex sindaco di Salerno a uscire vincitore dalla consultazione del centrosinistra. De Luca supera il confronto con l’europarlamentare Andrea Cozzolino, che nelle previsioni della vigilia era dato per favorito perché ritenuto più forte a Napoli e a Caserta, mentre a De Luca veniva riconosciuta solo la certezza di non avere rivali a Salerno. E invece il successo se l’è conquistato proprio andando a raccogliere consensi «in trasferta».

 

VINCENZO DE LUCAVINCENZO DE LUCA

Quindi oltre al trionfo scontato nella sua città, l’ex sindaco ha vinto anche in alcuni quartieri di Napoli — che pure rappresenta il bacino elettorale di Cozzolino — e ha retto il confronto pure a Caserta, dove l’avversario aveva investito molto, tanto da essere accusato anche di presunti accordi con il centrodestra dei fedelissimi di Nicola Cosentino. 
 

De Luca era il candidato che il Pd non voleva. Sospeso dalla carica di sindaco nei mesi scorsi per gli effetti della legge Severino dopo una condanna per abuso di ufficio, era tornato quasi subito in sella grazie a un provvedimento del Tar. Ma poi ha dovuto lasciare di nuovo, perché dichiarato decaduto al termine del procedimento aperto nei suoi confronti per aver violato la legge sull’incompatibilità tra la carica di sindaco e quella di viceministro, rivestita durante il governo Letta. 
 

vincenzo de luca al seggio elezioni regionali vincenzo de luca al seggio elezioni regionali

Alla luce di queste vicende, a De Luca il Pd aveva più volte, e più o meno velatamente, chiesto di fare retromarcia. Ma lui non ci hai mai pensato di farsi da parte, e alla fine i risultati gli hanno dato ragione. Ora parla di «rivoluzione democratica», di «sfida eroica» e dell’apertura di «una fase di unità e concretezza dei programmi». Nota, senza però mostrare di soffrirne, di non aver sentito nessuno da Roma, e guarda avanti: «Ci tocca una sfida da far tremare i polsi, ma ho fiducia». 
 

Ne hanno avuta molta in lui i campani che ieri sono andati a votare in 160 mila, ignorando abbastanza l’appello («sbagliato» lo ha definito De Luca) lanciato dallo scrittore Roberto Saviano che invitava a disertare i gazebo. 

ANDREA COZZOLINO - BASSOLINIANI ALLA RISCOSSAANDREA COZZOLINO - BASSOLINIANI ALLA RISCOSSA

 

Chi cerca fino all’ultimo di diffidare è invece Andrea Cozzolino, che fino a notte, con lo spoglio ancora in corso, anche se agli sgoccioli, non ha ammesso ufficialmente la sconfitta, parlando soltanto di dati «la cui tendenza darebbe in vantaggio De Luca». E chissà che questo non sia il primo assaggio di una battaglia che potrebbe continuare anche dopo il voto. Una battaglia fatta di ricorsi, che per le primarie del Pd non sarebbe una novità.

 

2. LO SCATTO DEL SINDACO CHE HA RESISTITO TUTTI, DA BASSOLINO AL LEADER PD
Marco Demarco per il “Corriere della Sera”

 

Andrea Cozzolino Andrea Cozzolino

Errore: la storia del Pci non è affatto conclusa. Anzi, come in «Kingsman», l’ultimo film di Matthew Vaughn, ecco che il racconto continua anche dopo i titoli di coda. Non è affatto vero, insomma, che tutto è finito con l’avvento di Renzi. Le primarie campane fanno clamorosamente a pezzi questo schema liquidatorio. Nella periferia Sud così non è. A sorpresa ha vinto Vincenzo De Luca, sindaco (decaduto) di Salerno al quarto mandato non consecutivo, per molti un prodotto tipico del plebeismo carismatico meridionale, per altri un decisionista benemerito.

 

pina picierno  5pina picierno 5

Ha vinto nonostante le complesse e note vicende giudiziarie che lo espongono a possibili sospensioni dalle cariche pubbliche; nonostante abbia già sfidato, perdendo, il berlusconiano Caldoro; e nonostante abbia poi rinunciato a svolgere il ruolo di capo dell’opposizione per tornare a Salerno. 
 

Ma quella storia non sarebbe finita anche se alle primarie avesse vinto l’eurodeputato Andrea Cozzolino. Sebbene di generazioni diverse, cinquantatreenne l’eurodeputato, sessantaseienne il sindaco, entrambi sono infatti nati comunisti. E tali, secondo molti, sono rimasti. Giocando di sponda, sono riusciti non solo a resistere allo tsunami rottamatorio, ma anche a orientare a proprio vantaggio l’onda di ritorno. Tant’è che Renzi ha potuto usare toni ultimativi con Sergio Cofferati e Maurizio Landini ma non con loro.

 

Entrambi hanno resistito a tre rinvii delle primarie e a tre candidature «alternative». Come è stato possibile? Semplice: al tempo di Renzi, a Napoli e in Campania un’altra classe dirigente non è ancora venuta fuori. Pina Picierno ha fallito proprio per essere stata imposta da Renzi come capolista alle ultime Regionali.

migliore gennaromigliore gennaro

 

Gennaro Migliore, strappato in extremis a Vendola, si è ritirato intimidito quando il nome era già stampato sulla scheda. E Gino Nicolais ha rinunciato avendo capito l’antifona: come scienziato e presidente del Cnr puoi essere pluridecorato quanto ti pare, ma per vincere servono i voti, non le medaglie. De Luca e Cozzolino hanno combattuto entrambi contro il «colonialismo» antimeridionale.

 

Ma De Luca lo ha fatto in modo più radicale, usando sia toni esplicitamente «sudisti», sia ragionamenti e calcoli da amministratore. E forse proprio per questo ha battuto Cozzolino, che aveva dalla sua due punti di forza: essere napoletano, e a Napoli vive la metà dei residenti in Campania, e essere stato un devoto di Bassolino, che per fargli posto nella sua giunta non si fece scrupolo di «licenziare» proprio Nicolais. 
 

luigi nicolaisluigi nicolais

In sostanza, De Luca ha vinto trasformando i propri handicap in opportunità. La sua proverbiale antinapoletanità, la sua antica rivalità con Bassolino, e il suo carattere tracimante al limite dell’arroganza, lo hanno posto fuori da una triplice continuità: contro l’attuale linea amministrativa di Caldoro, a suo avviso simile più a un amministratore di condominio che a un politico capace di visioni; contro la precedente giunta bassoliniana, rea di aver sprecato risorse a vantaggio di Napoli senza aver creare sviluppo né in città né in regione; e contro le scelte nazionali di Renzi e del partito.

 

«Il Pd — ha ripetuto più volte — è stato un circo equestre, si è occupato solo di politica politicante e ha offeso la dignità delle persone civili». In tempi di radicalismi centronordisti, ecco dunque quello di De Luca. La sua «visione» di città è simboleggiata dal Crescent, un bestione di nove piani progettato dall’archistar Ricardo Bofil: abbraccia una piazza che De Luca ha voluto di qualche centimetro più ampia della napoletana piazza Plebiscito. Così che anche su questo fronte Salerno non fosse seconda al capoluogo regionale. 
 

3. BASTA VINCERE. IL DISTACCO DEL PREMIER

Marco Galluzzo per il “Corriere della Sera”

 

saviano si fa una limonatasaviano si fa una limonata

«In Campania ci interessa vincere, non le polemiche». Nel descrivere la vicenda pasticciata delle primarie del Pd, con due candidati non troppo graditi al partito nazionale e persino al premiero, dopo ben quattro rinvii ed una sequela di polemiche che hanno accostato i contendenti ad una zona grigia di scambio di voti col centrodestra, alla fine, lo stesso Matteo Renzi, ha preso atto che le logiche del partito locale, nella Regione governata da Caldoro, sono più forti delle sue direttive. 


Di sicuro, ieri sera, ai piani alti del Pd, e nello staff del premier, ci si accontentava almeno di una cosa: «Primarie ben gestite e regolari, abbiamo risposto bene alle polemiche e abbiamo fatto un buon lavoro». Rispetto alle premesse, alle accuse incrociate, all’accorato appello dello scrittore Roberto Saviano perché gli elettori del Pd boicottassero l’esercizio di democrazia indiretta, è stato comunque un risultato.

Saviano
Giannini 
Saviano Giannini

 

Non sono le centinaia di migliaia di elettori che andarono a votare anni fa, ma nemmeno si scorgono i casi di sospetti inquinamenti, scambi sottobanco con ambienti del centrodestra, o quei brogli che nel 2011 portarono Pier Luigi Bersani ad annullare le primarie per le Comunali. E che sino a qualche settimana fa, mentre Renzi e il Pd premevano per una candidatura unitaria, cercando invano di convincere i due candidati a fare un passo indietro, annunciavano un possibile cortocircuito, con tanto di conseguenze anche legali, che ieri sera invece appariva scongiurato. 


Il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, che ha gestito in presa diretta la vicenda, che più volte si è recato a Napoli per cercare una candidatura che fosse in grado di unire e rafforzare il partito, ieri sera aveva buon gioco nel dire che «alcuni problemi sono stati ingigantiti e non li abbiamo creati noi». Guerini guarda già al dopo, al momento in cui bisognerà formare delle alleanze, costruire le liste, mettere in piedi una squadra credibile in grado di battere il centrodestra, in una Regione in cui alla ultime amministrative il Pd ha comunque perso molti Comuni.

Antonio Bassolino e moglie Antonio Bassolino e moglie

 

Il distacco di Renzi, che ha cercato ma non ha trovato un uomo forte, una persona che potesse mettere il silenziatore alle polemiche locali e depotenziare la lotta intestina fra il fedelissimo di Bassolino, Andrea Cozzolino, e il condannato (in primo grado) Vincenzo De Luca, sindaco sospeso di Salerno (la Corte d’appello ha ribadito la decadenza per incompatibilità con la carica di viceministro nel governo Letta), si spiega anche con il metodo seguito in altri casi: lasciare autonomia al livello locale del partito, garantire che lo strumento delle primarie funzioni in modo trasparente e che non danneggi il governo. 

bassolino foto lapressebassolino foto lapresse


Di certo il pasticcio resta: nel Pd c’è persino chi ironizza, come il deputato Guglielmo Vaccaro, altra vittima della lotta fra Cozzolino e De Luca, che «Renzi sarebbe contento se alla fine restasse Caldoro, almeno per la tenuta delle casse pubbliche; la pensa così, ma non lo può dire». Esasperazioni di una vicenda che certamente non è andata come il premier avrebbe voluto e sulla quale tutti sono pronti a ricamare. 


Di sicuro, e questo si può dire, al Nazareno alla vigilia speravano che la spuntasse l’ex assessore di Bassolino, che non ha una condanna penale sulle spalle come De Luca, condanna che potrebbe essere confermata. E di sicuro si fa sempre più strada una riflessione sullo strumento delle primarie: Renzi ci ha costruito una carriera politica, ma in alcuni casi funzionano meno che in altri. «Abbiamo già censito 1,2 milioni di elettori», è la soddisfazione di Guerini, in vista di un albo dei votanti che potrebbe essere anche adottato per legge: nel Pd sono quasi tutti d’accordo, negli altri partiti un po’ meno. 

 

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…