CAMUSSO A MUSO DURO - “L’AGENDA MONTI E’ VECCHIA DI 30 ANNI” - SUSY AZZANNA IL BOCCONIANO: “LA SUA RICETTA PREVEDE IL TAGLIO DELLE RETRIBUZIONI E LA RIDUZIONE DELLE TUTELE NEI CONTRATTI NAZIONALI DI LAVORO” - “MI PARE IMPORTANTE CHE IL FRONTE PROGRESSISTA SIA IN GRADO DI GOVERNARE DA SOLO” - “MI COLPISCE CHE SI PARLI DEL SINDACATO COME DI UN OSTACOLO ALLE RIFORME E DI MONTEZEMOLO COME SOCIETÀ CIVILE…”

Lorenzo Salvia per il Corriere della Sera

«Non siamo noi ad essere fermi al passato, è Monti che propone una ricetta vecchia di 30 anni». La conferenza stampa di Mario Monti, Susanna Camusso l'ha ascoltata in diretta mentre viaggiava in treno. Le gallerie le hanno impedito di sentire proprio quelle parole, quelle critiche del presidente del Consiglio alla Cgil, considerata un ostacolo alle riforme: «Le ferrovie - scherza il segretario generale - sono cortesi con i propri passeggeri. In effetti sarei stata sorpresa se non ci avesse attaccato». Poi, arrivata in stazione, ha sentito pure i passaggi che si era persa.

Perché dice che è Monti a essere fermo al passato?
«La sua ricetta prevede il taglio delle retribuzioni e la riduzione delle tutele nei contratti nazionali di lavoro. Una ricetta che abbiamo già conosciuto con la Thatcher, con Reagan, con il precedente governo italiano. Un programma che ha già dimostrato tutta la sua fallacia aumentando la precarietà e riducendo il valore sia del lavoro sia delle imprese. Ho la sensazione che Monti insista su questa strada liberista anche perché non è abituato a misurarsi con la concretezza dei problemi del lavoro».

Segretario, sta dando ragione a Berlusconi. Usa le sue stesse parole quando dice che Monti è un professore e non è mai stato nella trincea del lavoro.
«Non ho visto Berlusconi in tv, me lo sono risparmiato. Mi pare non riesca più a uscire dal personaggio, ripete una litania che non può essere condivisa. Anzi, credo che molte delle cose che il governo Monti è stato costretto a fare siano figlie di tre anni di sottovalutazione della crisi. Detto questo credo che per Monti, secondo la sua vecchia impostazione liberista, il lavoro sia solo una variabile di costo da tagliare e non la fonte della ricchezza. Sono idee conservative, da partito conservatore».

Ecco, da partito conservatore. Dice così perché considera sbagliata un'alleanza che, dopo le elezioni, il Pd potrebbe chiudere con il centro, sostenuto più o meno esplicitamente da Monti?
«Questo è il momento in cui i partiti dicono quali sono i loro programmi e invitano i cittadini a votare per quei programmi».

D'accordo. Ma se dopo le elezioni, specie al Senato, il Pd e Vendola non avessero i numeri per governare pensa che sarebbe sbagliato allargare la maggioranza verso il centro?
«Diciamo che al momento mi pare importante che il fronte progressista sia in grado di governare da solo. Non c'è una condanna atavica per cui nel nostro Paese non possa governare una sinistra progressista oppure una destra moderna. Non è scritto da nessuna parte».

Be', in un certo senso è scritto nella legge elettorale: quella che abbiamo non aiuta certo la governabilità.
«Questo è vero, il Porcellum è stato scritto da chi avrebbe perso le elezioni per limitare la sconfitta. C'è un ventennio che va chiuso, dobbiamo voltare pagina».

Monti dice anche che voi avete frenato il Pd. Su cosa? Sulla riforma del lavoro, sull'accordo per la produttività?
«Su nulla, siamo solo stati dialettici come deve essere una forza sociale. Ma Monti, non è una sorpresa, non riconosce la nostra autonomia e la nostra rappresentanza. Mi colpisce che si parli del sindacato come di un ostacolo alle riforme e di un ex presidente di Confindustria che è stato molto rappresentativo della sua organizzazione, Montezemolo, come società civile».

Le leggo una sua frase del primo dicembre 2011: «Monti segna il ritorno alla civiltà. Siamo tornati un Paese dove si dice buongiorno, dove non ci si insulta, e si può esprimere dissenso». Poi che cosa è successo?
«Guardi che confermo tutto. Dobbiamo sempre ricordarci come eravamo messi 13 mesi fa: su tante cose Monti ha ricostruito quello che Berlusconi aveva distrutto. Ma la agenda che sta indicando guarda fortemente a destra e noi non siamo d'accordo, tutto qua. Semmai, rispetto ad allora, posso dire che è un po' più permaloso di quanto pensassi».

A cosa si riferisce?
«Non è sereno quando qualcuno gli dice che non riconosce il disagio sociale del Paese. Non è un caso che nella sua conferenza stampa non ne abbia fatto cenno. Il Paese, quello vero, non c'era. Basti dire che ci sono voluti undici mesi per accorgersi davvero di quanto era pesante il problema degli esodati».

Lei ha detto che Monti non ha idea di cosa fare per la crescita. Lei cosa farebbe?
«Secondo Monti per crescere bisogna tagliare. Per me bisogna investire».

D'accordo, ma i soldi dove li prendiamo?
«È vero, abbiamo poche risorse. Ma qualcosa abbiamo e, ad esempio, potremmo utilizzare al meglio quelle della Cassa depositi e prestiti. E poi servirebbe una patrimoniale che, oltre ad avere un valore simbolico di reale distribuzione dei sacrifici, ci permetterebbe di programmare una politica industriale, puntando su alcuni settori nei quali siamo forti».

Non c'è il rischio che con la patrimoniale i patrimoni vadano all'estero e alla fine si incassi poco?
«Il problema potrebbe teoricamente porsi ma ormai siamo tra i pochi Paesi europei a non avere questo tipo di tassazione. Una tale misura, oltre che economicamente apprezzabile, avrebbe anche un valore simbolico rilevante e tutti sappiamo quanto i simboli siano importanti specie in un momento di sacrifici. Non dimentichiamo poi che questo governo ha bloccato la rivalutazione delle pensioni sopra i 1.400 euro al mese e non è intervenuto
significativamente sulle pensione d'oro».

Che voto finale dà al governo Monti?
«Non ne basta uno solo. Ha fatto benissimo dal punto di vista della credibilità dell'Italia all'estero e anche, con la lotta all'evasione, per la tenuta del patto fiscale di cittadinanza. Ma sul piano delle politiche sociali e del lavoro la bocciatura è inequivocabile».

D'accordo, ma promosso o bocciato?
«Resto dell'idea di allora. C'era un'emergenza e serviva una governo tecnico di breve durata. Ma poi un Paese forte deve dare voce agli elettori».

E se gli elettori dovessero scegliere un'altra volta Berlusconi? Sarebbe meglio o peggio di un governo sostenuto direttamente o indirettamente anche da Monti?
«Berlusconi sarebbe un drammatico ritorno al passato. Su questo non ho dubbi: i redivivi mi preoccupano, non mi affascinano».

Se invece dovesse vincere la sinistra accetterebbe di fare il ministro nel prossimo governo?
«No, assolutamente non è un tema che si pone. Neppure in astratto».

E i tanti sindacalisti che si candidano o si sono candidati?
«Libere scelte personali. La Cgil resta come sempre gelosa della sua autonomia».

 

 

Foto5.jpgMonti Camusso art.18ENRICO LETTA, CAMUSSO, MONTI A CERNOBBIOCAMUSSO E MONTI A CERNOBBIOCAMUSSO MONTI E FINI A CERNOBBIOMONTI E CAMUSSOSUSANNA CAMUSSO GIOVANNI FLORIS LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO CAMUSSO E MONTI A CERNOBBIO

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…