di battista di maio

CARIGE, LA SPUTTANESCION GRILLINA - GIAN ANTONIO STELLA: “IL 10 DICEMBRE 2015 ALESSANDRO DI BATTISTA, NELLA SCIA DEL SUICIDIO DI UN POVERETTO, TUONÒ: “SALVANO LE BANCHE CON I SOLDI DELLA POVERA GENTE. FA PARTE DELLA TRASFORMAZIONE IN "DEMOCRAZIA BANCARIA" CHE STIAMO SUBENDO” - MICHELE SERRA: “IL SALVATAGGIO DI UNA BANCA CON DENARI PUBBLICI, SE LO FACCIO IO, È UNA MISURA A SOSTEGNO DEI RISPARMIATORI. SE LO FAI TU, È UN VERGOGNOSO CEDIMENTO AL CAPITALE”

1 - BANCHE DA SALVARE E ACCUSE DIMENTICATE

Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera”

 

GIAN ANTONIO STELLA

«S' affondano le mani nelle casse - crak! / si trovano sacchetti pieni d' oro - crak! / e per governare, come fare? / Rubar, rubar, rubar, sempre rubare!». Ulisse Barbieri, il commediografo mantovano che nel 1896 scrisse «Il crak delle banche», una canzone che irrideva con feroce allegria al rapporto tra i politici e i banchieri, già allora odiatissimi dal popolino, si sarebbe divertito a vedere il governo gialloverde costretto, per evitare un disastro ai risparmiatori di Carige, a varare uno di quei salvataggi bancari sui quali per anni aveva maramaldeggiato su chi stava al governo allora. Chiaro: sia benvenuto il realismo. Meglio tardi che mai.

 

Ma senza dimenticare gli errori, le complicità e le schifezze su questi temi che contribuirono a rovinare tanta gente, è interessante leggere oggi sul Foglio che il Consiglio dei ministri che ha lanciato un salvagente all' istituto di credito genovese è durato otto minuti, un terzo del tempo impiegato da altri governi, secondo l' allora indignato Gigi Di Maio, per fare operazioni simili.

 

alessandro di battista e luigi di maio sulle piste di moena 1

Per non dire di certe sparate. Come quella del 10 dicembre 2015 quando Alessandro Di Battista, nella scia del suicidio di un poveretto, tuonò: «Ho il voltastomaco. Salvano le banche con i soldi della povera gente. L'hanno sempre fatto. Fa parte della trasformazione in "democrazia bancaria" che stiamo subendo da anni. Un pensionato si è ucciso dopo aver perso i risparmi nel salvataggio di Banca Etruria. Oggi diranno che chi lo ricorda è uno sciacallo. Per me gli sciacalli, quelli veri, stanno in Parlamento! L'Italia è diventata una Repubblica fondata sulla banche, non sul lavoro. Le banche finanziano i giornali, a volte ne detengono una quota di proprietà. Le banche finanziano la politica e in cambio ricevono i famosi decreti salvabanche».

 

Una accusa non nuova. Mesi prima, il 22 aprile, dopo il naufragio nel Canale di Sicilia di una carretta del mare carica di 800 migranti, aveva preso a pesci in faccia alla Camera Matteo Renzi, reo di aver «sciorinato un maremoto di luoghi comuni», dicendogli in aula: «La verità è che se gli italiani che si impiccano, gli africani che fuggono, i pensionati che rovistano nella mondezza o gli studenti che lasciano l' Italia non fossero persone ma banche, li avreste già salvati».

 

CARIGE

2 - L’AMACA

Michele Serra per “la Repubblica”

 

Già lo si sapeva da prima, che il salvataggio di una banca con denari pubblici, se lo faccio io, è una misura a sostegno dei risparmiatori. Se lo fai tu, è un vergognoso cedimento al Capitale. Già lo si sapeva da prima perché la politica italiana è nella sua fase pavloviana, se suona il campanello dei miei amici applaudo, se suona il campanello dei miei nemici fischio. Ogni gesto e ogni parola sono il riflesso meccanico del gesto e della parola che l'hanno preceduto.

 

Tutto è leggibile in anticipo, prima ancora che le cose vengano dette, ed è per questo che le parole sembrano così vuote, così poco interessanti. Che cosa volete che dica, Di Maio, facendo più o meno l' identica cosa che fece Renzi: che ringrazia «i governi precedenti» per avergli dato una buona idea? Manco morto. E che cosa volete che dicano, «i governi precedenti», che Di Maio ha fatto la cosa giusta, ovvero più o meno la stessa cosa fatta da loro? Ma figuriamoci.

michele serra (2)

 

L'epoca delle tifoserie è una specie di caricatura al ribasso, molto al ribasso, dell' epoca delle ideologie. Non deve meravigliare che il ministro dell'Interno, nonché il politico più popolare d'Italia, abbia i modi e il linguaggio di un capobranco: è la conseguenza logica della riduzione della politica a una faida tra branchi rivali. Noi sessantenni cresciuti nella rigidità ideologica si sperava, perduta la partita, di assistere al trionfo delle sfumature.

Errore. I quarantenni che ci hanno (giustamente) spodestato sono molto più rigidi di noi. Se vedono una sfumatura, mettono mano alla pistola.

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