antonio scurati

CARO DUCE, AIUTAMI TU A VINCERE LO STREGA - SCURATI CON GRANDE UNDERSTATEMENT CI COMUNICA CHE PARTECIPA AL PREMIO SOLO ''PER DOVERE CIVILE''. GIÀ SCORNATO DUE VOLTE, STAVOLTA VIENE PRESENTATO DA FRANCESCO PICCOLO, COLUI CHE GLI SOFFIÒ LA BOTTIGLIA DI LIQUORE NEL 2014. È CONVINTO CHE IL SUO ''M'' ''POTRÀ CONTRIBUIRE AL RISVEGLIO DI UNA COSCIENZA DEMOCRATICA'', OVVERO SALVARCI DAL FASCISMO DI SALVINI. CHE PALLE

 

Adriano Scianca per ''La Verità''

 

Antonio Scurati

Si dice che l' attore ungherese Bela Lugosi, dopo aver interpretato Dracula al cinema, abbia finito per identificarsi col personaggio al punto di atteggiarsi a vampiro anche nella quotidianità. Dopo aver scritto M. Il figlio del secolo, ad Antonio Scurati deve essere successa la stessa cosa: il fatto di essersi calato nello studio delle biografie mussoliniane lo ha convinto di essere anche lui un «uomo della Provvidenza». Accade così che lo scrittore si candidi al premio Strega con il suo mattone sul Duce, ma che ce lo faccia anche pesare un po', quasi ci facesse un favore.

 

«Vivo la mia partecipazione come una spinta di impegno civile. Sono convinto che questo romanzo possa contribuire al risveglio di una coscienza democratica», ha confessato a Repubblica, ma così, sottovoce, con umiltà.

 

Si candida per salvare l' Italia, per i ringraziamenti contattare con calma il suo ufficio stampa. E certo che scrivere di fascismo, oggi, è un vero esercizio di pensiero critico. Una cosa originale, non ci ha ancora pensato nessuno. A parte Michela Murgia, per esempio, con il suo imperdibile Istruzioni per diventare fascisti. A parte Madeleine Albright con il suo Fascismo. Un avvertimento. A parte le sedicimila inchieste sull' Italia preda della marea xenofoba, ultima delle quali è Il libro nero della Lega, di Giovanni Tizian e Stefano Vergine.

 

QUESTIONE PERSONALE

ANTONIO SCURATI - M IL FIGLIO DEL SECOLO

Nel caso di Scurati e dello Strega, comunque, guai a pensare che si tratti di un' operazione personalistica, di una (peraltro legittima e comprensibile) ricerca della gratificazione individuale e del conseguente ritorno commerciale. Anche se, volendo pensare male, le solite malelingue potrebbero ritenere che Scurati un conto aperto con il premio Strega effettivamente ce l' abbia. Nel 2009 arrivò secondo con Il bambino che sognava la fine del mondo, dopo un testa a testa con Tiziano Scarpa e il suo Stabat Mater. Vinse quest' ultimo, per un solo voto, con responso a tarda notte.

 

Nel 2014 ci riprovò con Il padre infedele. Altro finale al fotofinish, altra sconfitta.

Stavolta la spuntò Francesco Piccolo con Il desiderio di essere come tutti. Scurati rosicò pochissimo: per elaborare il lutto scrisse alla Stampa, lamentando il «fortissimo partito trasversale» in favore del rivale.

 

Anche allora, lo scrittore diede alla sua partecipazione un significato cosmico storico: «Io ho creduto che valesse la pena battersi per un libro, Il padre infedele, in cui racconto di uomini costretti oggi a reinventarsi la condizione paterna, un romanzo che mi è stato ispirato dall' amore per mia figlia. Immaginavo di poterle trasmettere con più forza, grazie al successo, la mia testimonianza amorosa di padre e di uomo». Mica lo faceva per sé. Lo faceva per tutti gli uomini.

 

edoardo nesi antonio scurati

La sconfitta, comunque, non gli bruciò per niente, tant' è che, ancora a maggio dell' anno scorso, alla presentazione del Campiello, sbottò: «In Italia esistono tre premi: il Viareggio, che è storico ma non muove una copia, lo Strega, che è in mano alle case editrici, che ormai sono una sola, e praticamente viene deciso un anno prima e il Campiello, assegnato da una giuria di letterati e da una di lettori». Un anno dopo, tuttavia, l' uva sembra meno acerba, così la volpe decide di ritentare l' assalto.

 

Usando un trampolino formidabile: l' antifascismo. Un voto contrario sarebbe praticamente eversivo dell' ordine costituzionale, pare di capire. Domanda di Repubblica: «Partecipa allo Strega per vincere?». Risposta: «Per raggiungere un pubblico più ampio possibile. Ovviamente ciò accade quando vinci». I giurati sono avvisati. Nella risposta precedente, però, ci aveva assicurato che il suo romanzo è servito «a corroborare le coscienze degli antifascisti».

 

A questo punto, preferirgli altri libri significherebbe corrompere le anime degli italiani. Beninteso, Scurati precisa: «Sono contrario ad etichettare di fascismo i nuovi populismi È fuorviante e storicamente infondato. Il partito storico fascista creato da Mussolini il 23 marzo 1919 a piazza San Sepolcro a Milano era caratterizzato dall' uso della violenza come strumento primario. Un tratto oggi per fortuna assente. Ma se guardiamo alla disillusione, allo sconforto, al senso di tradimento delle persone, allora ci accorgiamo che sono molti gli elementi comuni tra oggi e ieri».

 

SALVINI COME FACTA

antonio scurati

Contrordine, compagni: non viviamo sotto il nuovo fascismo. Siamo in fase pre fascista, con Matteo Salvini ingloriosamente retrocesso da nuovo Benito Mussolini a nuovo Luigi Facta. L' aria che tira, comunque, resta brutta: «Serpeggia», spiega Scurati, «un dilagante umore nero che può essere barattato con le conquiste democratiche in cambio di una promessa di sicurezza. Pensiamo a quanto sta già accadendo nell' est Europa. Per questo sono felice che il romanzo sia vissuto dai lettori come una palestra di antifascismo». Nella metafora, Scurati è l' istruttore.

Gli altri concorrenti, invece, sono i carboidrati.

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