CASTA A 5 STELLETTE - I GENERALI CHE LASCIANO IL SERVIZIO RICEVONO 600 € EXTRA AL MESE, UN REGALONE CHIAMATO “AUSILIARIA”, SOLO PER L'EVENTUALITÀ DI ESSERE RICHIAMATI (SÌ, DALLA SUOCERA!) – UN ALTRO GENTIL DONO DI CUI GODONO SOLO LE FORZE ARMATE È LA PROMOZIONE LAST MINUTE, NELL'ULTIMO GIORNO DI SERVIZIO, COSÌ I COLONNELLI DIVENTANO ‘GENERALI DI CARTONE’ SOLO PER INCASSARE LA PENSIONE “RINFORZATA”…

Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli per "l'Espresso"

Abituati a mimetizzare tutto, sono riusciti a far passare inosservato anche il loro privilegio di casta. Perché i generali hanno una pensione a cinque stellette con il cadeau di un'indennità molto speciale che vale dai 600 euro al mese in su: un residuato bellico, risalente ai tempi della Guerra fredda quando bisognava essere pronti a fermare l'invasione sovietica mobilitando in fretta intere armate.

Così gli alti ufficiali passano dal servizio attivo a una riserva specialissima, dalla quale per cinque anni possono essere richiamati in difesa della patria. Si chiama "ausiliaria": il fronte orientale si è dissolto con il crollo del muro di Berlino ma questo extra per gli ex comandanti continua a crescere. Lo schieramento di beneficiati si allarga senza sosta grazie a un altro trampolino di cui godono solo le forze armate: la promozione last minute nell'ultimo giorno di servizio. Così i colonnelli mettono un altro gallone e diventano quelli che radio fante chiama "generali di cartone" giusto in tempo per incassare la pensione rinforzata dall'ausiliaria.

Tra generali d'acciaio e di cartone, lo stanziamento sotto la voce "ausiliaria" nel bilancio della Difesa è passato dai 230 milioni di euro del 2008 ai 326 del 2011. Il prossimo anno si rischia il record: 356 milioni. Più stellette entrano in questa galassia del privilegio, più costa alla collettività. I dati Inpdap indicano che quest'anno tra Esercito, Marina ed Aeronautica ci andranno 35 ufficiali e 595 marescialli, rispetto ai 33 e 550 del 2011 mentre nel 2014 si arriverà a 38 e 650.

In realtà, la somma dichiarata nei bilanci serve solo a giustificare una partita di giro con l'Inpdap sulla previdenza dei comandanti in ausiliaria che include sia la spesa per pensione vera e propria che l'indennità speciale. Ma se per i marescialli il ritocchino dell'ausiliaria significa solo un pugno di euro, salendo ai vertici la questione si fa più ghiotta. Facciamo l'esempio concreto di un "generale last minute".

Il colonnello - diventato generale in ausiliaria - si congeda con 40 anni di servizio effettivo e va in pensione con il sistema contributivo. Il suo ultimo stipendio, al netto degli straordinari, era di 3.120 euro. Per cinque anni entra in "ausiliaria" e riceve 595 euro di indennità (si tratta del minimo). Lievitando così a 3.715.

E anche quando il nostro novello generale approderà alla "riserva", cioè alla pensione vera e propria, manterrà a vita il 70 per cento di quell'indennità (cioè 416 euro). Un sogno proibito per tutti gli altri cittadini nella stagione dei tagli. "È un privilegio antico ma pervicace che non esiste in nessun altro ramo della pubblica amministrazione, neanche per la polizia", denuncia Luca Comellini, segretario del Partito per i diritti dei militari: "È dal 2009 che insieme ai parlamentari radicali presentiamo emendamenti per eliminarla, ma tutti gli schieramenti politici hanno sempre preferito ignorarle. Finora, anche il governo Monti è su questa strada".

Se in ausiliaria ci vanno quasi tutti, i richiami in servizio - come confermano dallo Stato maggiore - sono solo per pochi. Cioè rari e limitati a brevi periodi di tempo. Di solito, è il singolo generale o il singolo colonnello a essere contattato per formare le commissioni d'esame per concorsi interni degli ufficiali. Oppure ancora ex carabinieri e finanzieri quando c'è un'emergenza o una calamità naturale, come successo in occasione dell'invasione dei rifiuti a Napoli.

Richiamare in servizio un alto grado non è affatto un'impresa a "costo zero": lo spiega Fabio Mini, generale dell'Esercito, ex capo di stato maggiore del fronte Sud della Nato. "Di solito i generali richiamati, e cioè spesso gli stessi che generali lo erano stati solo un giorno in vita loro, poi pretendono anche tutti i benefit che gli spettano dal grado, come la macchina con l'autista, il telefonino, a volte pure l'alloggio, le spese di diaria e gli straordinari".

Ma Mini non si ferma qui, e individua un'altra stortura dell'ausiliaria: "Gli ufficiali richiamati, in teoria non dovrebbero occupare posti che potrebbero benissimo essere ricoperti da colleghi più giovani con la dovuta preparazione. Invece spesso si trattengono generali di cui si potrebbe fare a meno, in pieno spirito clientelare, sottraendo posti a chi è già in servizio".

A chiedersi quanto siano utili i "doppioni" di lusso è anche la pattuglia dei deputati radicali, capitanata da Maurizio Turco che con un'interrogazione parlamentare hanno tirato fuori il caso del generale Nicola Raggetti, presidente del Cocer dei carabinieri (il "sindacato" dell'Arma). Raggetti è stato richiamato dall'ottobre 2010, presumibilmente per non lasciare sguarnito il vertice dei celebri Ris, di cui è stato a capo fino allo scorso settembre. Ma adesso - e questa è la domanda che si fanno i radicali - perché continuare a tenerlo in servizio "con conseguente aggravio di spese per la Difesa"?

Infine c'è anche chi, pur legittimamente, a privilegio somma privilegio. È il caso del generale Mauro Del Vecchio che, come lui stesso conferma, si trova attualmente in ausiliaria, ma contemporaneamente percepisce lo stipendio parlamentare da senatore del Pd.

PER FORTUNA ARRIVANO I NOSTRI
In alcuni casi, richiamare in servizio un alto ufficiale può avere la sua utilità. "Un generale che ha avuto la responsabilità di coordinare cento, duecento, cinquecentomila persone, può affrontare problemi che di militare non hanno niente": parola di Roberto Jucci, ex comandante generale dei carabinieri, famoso per essere stato commissario all'emergenza idrica in Sicilia, e poi alla bonifica del bacino del fiume Sarno in Campania.

Aree geografiche dove esistono problemi ambientali particolari: la presenza di mafia e camorra, colluse con la pubblica amministrazione e capaci di intimidire i funzionari esterni. Situazioni in cui l'arrivo di un militare - e in particolare di un ex carabiniere - oltre all'esperienza organizzativa testimonia anche la volontà di stroncare le infiltrazioni. Jucci spiega di avere svolto la sua attività "a costo zero per il Paese".

E racconta: "In Sicilia sembrava che l'acqua non ci fosse. Andai un po' a vedere, e in realtà ce n'era in abbondanza. Solo che c'erano condotte che perdevano da tutte le parti". L'altra emergenza affrontata dal generale si chiama Sarno, un fiume che scorre in un territorio di grave dissesto idrogeologico come dimostrò la frana che ha investito il paese omonimo.

Anche lì l'ex numero uno dell'Arma si è mosso con rigore e concretezza: "Abbiamo realizzato 700 chilometri di reti fognarie attraversando quei paesini della Campania dove per andarci ci vuole tanta buona volontà", ricorda il generale. Ancora una volta, a costi contenuti, e lavorando senza farsi pagare: "Per completare la bonifica del Sarno ho speso seicento milioni di euro, cioè appena il 5 per cento in più della somma prevista nei bandi di gara e dei contratti fatti dieci anni fa. E quando me ne sono andato via, ho lasciato in Banca d'Italia circa 160 milioni di euro".

Di richiami utili ne ricorda anche il generale Fabio Mini: "Basti pensare all'emergenza rifiuti a Napoli, occasione in cui sono stati fatti tornare in servizio ufficiali per gestire il Commissariato rifiuti, soprattutto per quanto riguarda la parte contabile, e quella logistica del movimento degli automezzi".

 

 

Militariluiss58 generalissimofabio mini

Ultimi Dagoreport

bruno valentinetti giorgia meloni angelo san lorenzo in lucina daniela memmo antonio damelio

DAGOREPORT - CI MANCAVANO SOLO I FASCIO-MONARCHICI! PER CAPIRE DA DOVE ARRIVA L'AFFRESCO DELL'ANGELO CON LE FATTEZZE DI GIORGIA MELONI, ALLA BASILICA DI SAN LORENZO IN LUCINA, A ROMA, BISOGNA GUARDARE ALLA VECCHIA ARISTOCRAZIA NERA ROMANA, CHE HA IN QUELLA CHIESA UN PUNTO DI RIFERIMENTO - LA CAPPELLA IN QUESTIONE È DEDICATA A UMBERTO II (IN ASSENZA DI UNA TOMBA AL PANTHEON, SOGNATA DAGLI EREDI) E IL RESTAURO PRECEDENTE, NEL 2003, FU FINANZIATO DA DANIELA MEMMO E DAL MARITO, ANTONIO D'AMELIO, FIGLIO DEL MINISTRO DELLA REAL CASA DI SAVOIA, CARLO - CHI HA PAGATO L'EX MILITANTE DELL'MSI BRUNO VALENTINETTI PER IL "RITOCCO" MELONIANO? IL COMMITTENTE SAPEVA CHE SAREBBE COMPARSO IL FACCIONE DI GIORGIA? IL PARROCO PARLA DI "SPONSOR, ASSOCIAZIONI E DUE FONDAZIONI". QUALI? - IL SALDISSIMO RAPPORTO DEI CONIUGI MEMMO-D'AMELIO CON SVARIATI ESPONENTI DELLA DESTRA, A PARTIRE DA GIANNI ALEMANNO: IL LORO SALOTTO DI PALAZZO RUSPOLI È DIVENTATO IL CENACOLO PREFERITO DAL PIO ALFREDO MANTOVANO...

leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - IL DISASTROSO DEBUTTO TELEVISIVO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, CHE DOVEVA INCORONARE LA NUOVA STAR DEL CAPITALISMO ITALIANO PRONTO A PRENDERE IL POSTO DI JOHN ELKANN IN FUGA, HA SPINTO GLI “ADDETTI AI LIVORI” A DOMANDARSI: “CHI GLI VUOLE COSI MALE DA SUGGERIRE CHE ERA GIUNTA L’ORA FATALE DI DARSI UN’IMMAGINE PUBBLICA, ESPONENDOLO A ‘STA FIGURACCIA DA MILIARDARIO RINCITRULLITO CHE IN MEZZ’ORA HA PROMOSSO QUELLO SVALVOLATO DI LAPO ELKANN IN ARISTOTELE?” - FORSE LA RISPOSTA ALL’"HARAKIRI CATODICO" DI DEL VECCHIO JR ARRIVERÀ DOMENICA 8 FEBBRAIO DA UN'INCHIESTA DI “REPORT” SU ‘’EQUALIZE’’, LA CRICCA DI SPIONI MILANESI CHE PER ANNI HA DOSSIERATO PER CONTO DI GRANDI AZIENDE, POLITICI, BANCHIERI E IMPRENDITORI, TRA I QUALI SPICCA PROPRIO IL RAM-POLLO DEL VECCHIO - DAI VERBALI DEI PM MILANESI ESPLODE UN DELIRIO DI TRUFFE, RICATTI, INTERCETTAZIONI:“VOGLIO SAPERE I SOLDI NASCOSTI CHE HA MIA MAMMA, MIO FRATELLO, L’ALTRO MIO FRATELLO, MIO CUGINO, TUTTA LA FAMIGLIA…” - "REPORT" TIRA IN BALLO NON SOLO LA GUERRA DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO SULL'EREDITA' DA SOGNO, DA 4 ANNI FERMA AL PALO, MA ANCHE UN POSSIBILE COLLEGAMENTO DI QUESTE ATTIVITÀ ILLEGALI CON IL RISIKO BANCARIO MPS E MEDIOBANCA...

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...