celestini travaglio sofri

CELESTINI E SECONDINI - L'ATTORE CONTRO TRAVAGLIO: 'PER LUI SOFRI NON PUÒ PARLARE DI CARCERE, E METTE INSIEME RIINA, BUZZI, LAPO ELKANN, PROVENZANO PER DIRE CHE NON SOLO BISOGNA MANDARE PIÙ GENTE IN GALERA, MA DEVE STARCI MOLTO PIÙ TEMPO'

Marco Travaglio Marco Travaglio

1. L'ARTICOLO DI TRAVAGLIO: “PECCATO CHE SOFRI NON PARTECIPI AGLI STATI GENERALI SULL’ESECUZIONE DELLA PENA. NESSUNO MEGLIO DI LUI, CHE DEI 22 ANNI NE HA SCONTATI A MALAPENA SETTE, POTREBBE ILLUSTRARE IL CONCETTO DI ‘CERTEZZA DELLA PENA’”

 

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/perch-dobbiamo-sofri-re-travaglio-peccato-che-sofri-non-partecipi-103490.htm

 

 

2. SOFRI E TRAVAGLIO, LA GALERA E IL TEATRO.

Ascanio Celestini sulla sua bacheca Facebook:

https://www.facebook.com/AscanioCelestini?fref=nf

 

ASCANIO CELESTINI ASCANIO CELESTINI

Ieri Marco Travaglio ha scritto un articolo su Adriano Sofri, ma poi ha parlato anche di altro. Per me che faccio teatro e ogni tanto vedo lui comparire come attore nelle stagioni teatrali è un motivo di riflessione importante.

 

Da alcuni anni ci chiediamo (io, ma soprattutto critici e studiosi) come mai giornalisti e magistrati, ma alle volte anche preti, portino in scena degli spettacoli teatrali. Lo so che il teatro è meno piccolo di una nicchia, ma è un settore nel quale operano dei professionisti che si sono formati per farlo. Non basta avere delle cose da dire per farci un’opera teatrale. Ma probabilmente non è così visto che c’è gente che compra il biglietto per vedere Travaglio.

Ascanio Celestini Ascanio Celestini

 

Oggi mi sono dovuto ricredere. La forza persuasiva di Travaglio ha qualcosa di molto teatrale e tra i capolavori della persuasione mi ricorda il celebre discorso di Marco Antonio di Shakespeare. Cesare è stato ucciso dai congiurati e sulla sua salma Antonio parla proprio col loro permesso. Anche per questo la plebe gli crede. Bruto ha ucciso Cesare per combattere la tirannia e Antonio utilizza proprio i suoi argomenti per rovesciarne il senso.

 

Travaglio lo fa in un modo più semplice di Shakespeare, ma ci prova.

La questione che cerco di affrontare nasce dal fatto che Sofri viene invitato dal ministro Orlando a parlare di carcere e giustizia e Travaglio scrive che nessuno meglio di lui può farlo, ma lo dice ricordando che non ha scontato tutti e 22 gli anni di carcere al quale è stato condannato. Scrive che “è riuscito a scontarne a malapena 7” e gioca tralasciando il fatto che per un altro mucchio di anni è uscito di giorno per lavorare e poi è tornato di sera tra le sbarre.

 

grtnd10 ascanio celestinigrtnd10 ascanio celestini

La galera solo di notte, per lui, è villeggiatura come per Berlusconi era il confino ai tempi del fascismo?

Tutti quegli anni non se li è fatti in cella perché, ricorda Travaglio, è uscito “per gravissimi problemi di salute da cui si è prontamente e fortunatamente ripreso”, insomma fa pensare ad un malessere passeggero, forse persino un pretesto, ma non dice che gli si è squarciato l’esofago ed è stato un mese in coma farmacologico.

 

Adriano SofriAdriano Sofri

E conclude la parte in cui parla di Sofri ricordando che “era stato invitato al tavolo proprio in veste di ex detenuto, quindi di profondo conoscitore della materia carceraria, per quel poco che l'aveva sperimentata”.

 

Sette anni di reclusione per lui sono pochi.

In un testo del 1949 pubblicato su “Il Ponte” Vittorio Foa scrive che “nessuna pena detentiva dovrebbe superare i tre, al massimo cinque anni”. Foa scriveva cose del genere perché conosceva il carcere. Lo conosceva perché c’era stato rinchiuso.

Adriano Sofri Adriano Sofri OVIDIO BOMPRESSI E ADRIANO SOFRI OVIDIO BOMPRESSI E ADRIANO SOFRI

Sarebbe da fare un’analisi approfondita dell’acrobazia retorica che segue e che mette in fila nomi improbabili, tipo: Riina, Buzzi, Lapo Elkann, Provenzano.

 

L’effetto è quello del frullatore: mischio ingredienti diversi e ne viene fuori uno solo che ha un solo sapore. Che li rende tutti uguali. Un po’ come la barzelletta che ci raccontavamo da bambini. Quella della mela che si sposa con la pesca e il prete dice “vi dichiaro macedonia”.

 

Ma a parte questo questo finale di frutta mista che mette tutti sullo stesso piano, tutti impresentabili, tutti malviventi, è più o meno a metà del monologo che usa l’artificio retorico più interessante. Ovvero quando scrive che il contributo di gente come Sofri ad un dibattito sulla detenzione “potrebbe avviarci verso la totale decarcerazione, cioè l'abolizione definitiva delle patrie galere”.

 

Come a dire che non soltanto bisognerebbe mandare più gente in galera e chiudercela per molto più tempo. Che non basta avergli fatto scontare una pena, ma devono anche starsene zitti. Per lui è uno scandalo che persone che hanno vissuto un’esperienza di detenzione scrivano libri e parlino in pubblico. E questo perché (lo scrive come se si trattasse di una provocazione scandalosa senza sapere che da decenni se ne parla) potrebbero farci capire l’assurdità dell’istituzione carceraria.

Marco Travaglio Marco Travaglio

 

Non sto a ricordare a Travaglio che nella Costituzione non si parla di carcere e che le pene non devono essere esclusivamente schiacciate sulla galera. Che in molti paesi si è imboccata da tempo la via della decarcerizzazione.

 

Semplicemente mi permetto di dargli due consigli.

Il primo è di decidere se sta facendo il giornalista o il teatrante. Sono due linguaggi diversi. Nel primo dovrebbe cercare di raccontare dei fatti, nel secondo può scrivere commedie o tragedie inventando commistioni, parallelismi e macedonie.

 

MARCO TRAVAGLIO VERSIONE PISTOLERO MARCO TRAVAGLIO VERSIONE PISTOLERO

E poi gli consiglio un libro che è stato pubblicato un paio di mesi fa: “Abolire il carcere”. Ci sono scritti di pericolosi assassini terroristi come Luigi Manconi e Gustavo Zagrebelsky. Penso che possa farselo recapitare gratuitamente visto che l’ha pubblicato il suo stesso editore, quello per il quale pubblica libri e dirige un quotidiano.

Con rispetto,

ascanio

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