anzaldi renzi sensi giannini

CHI È, CHI NON È, CHI SI CREDE DI ESSERE MICHELE ANZALDI, IL BULLDOG RENZIANO CHE MENA SULLA RAI: ''QUANDO ERA NELLA MARGHERITA, PRESENTAVO RENZI AI GIORNALISTI E MI DICEVANO 'MA CHI È 'STO SFIGATO?''' - I TG RAI? ''LAVORANO MALE. SONO PERACOTTARI. AL TG3 INVECE SONO BRAVI E SI SONO APPASSIONATI A CRITICARE RENZI'' - IL COLLOQUIO AL ''NERD'' FILIPPO SENSI

Luca Telese per ''Libero Quotidiano''

 

Michele Anzaldi, sei l' incubo dei giornalisti.
«Scherzi? Il migliore amico, direi».

Michele AnzaldiMichele Anzaldi


Il terrore dei giornalisti Rai. È un fatto.
«Chi lo dice? Sono pieno di amici».

Conosci la tua fama. Sei il killer che per conto di Renzi epura il dissenso a viale Mazzini?
(Ride) «Se l' intervista comincia così, me ne vado. Io non epuro nessuno».

Non sei l' uomo del premier in commissione di vigilanza?
«Macché! Uno dei tanti deputati del Pd che ne fanno parte».


Sei sempre sui giornali con le tue denunce di nomi, minutaggi e servizi.
(Sorriso) «Forse perché sono bravo, o perché le denunce sono giuste».


Se uno lavora in Rai e ti ha contro, è morto.
«Va provato».


Rappresenti il potere in una azienda che vive di contatto con il potere.
«Rappresento me stesso e il partito che mi ha eletto».

Va bene, l' intervista sarà dura: ammetti almeno che sei il migliore amico di Filippo Sensi, guru, spin doctor e portavoce del premier?
«Siamo amici. Che io sia il migliore lo spero, ma non so».

ANZALDIANZALDI


Lo hai assunto in Campidoglio, il primo stipendio della sua vita.
«Questo è vero. Se ti raccontassi come ci metteremmo mezza giornata».


Abbiamo tempo.
«Ero capoufficio stampa di Rutelli. Cercavo una persona. Carichi di lavoro enormi, serviva una marcia in più».

E dove lo cerchi?
«Spargo la voce. Credo che Filippo mi fu raccomandato».

Credi?
«Me lo segnaló.... Andrea Riscassi. Quello che a Raisport Romagnoli ha mandato affanculo. Pensa come ci rispettano. Ma all' epoca, 1996, Filippo era un bambino».

Poi un colloquio?
«Scena fantozziana. Noi eravamo politicizzati, lui antipolitica, società civile. Era un liberale. Faceva un giornalino che si chiamava "Moralità provvisoria", fitto di letture su Gobetti e Dossetti».

E tu gli fai un colloquio?
«Certo. Con Valentina Santarelli, che lavorava con me in Campidoglio: brava, efficiente.
Aveva davanti Filippo e lo guardava come fosse un ufo».

A fine colloquio cosa disse?
(Risata) «Non una parola, il segno della croce».

Ma perché?
«Lui in giacca a vento chiusa fino al collo. Faceva un caldo terribile. Ed era già... Come dire? Robusto!».

Che impressione ti fece?
«A parte il look da nerd? Splendida. Cultura politica sterminata, passione. Era contento dell' offerta, ma anche imbarazzato».

Come mai?
«Non lo capivo. Gli dissi: "Penso di farti un contratto". E lui: "Io, veramente, mi sposo questa settimana"».

filippo sensifilippo sensi


E tu?
«"Se ti assumo non fai il viaggio di nozze"».

Vedi che sei un sadico folle?
«Ma non puoi entrare in un posto e partire! Avevamo urgenza. Se rifiutava, avrei preso un altro».


E oggi lui non sarebbe a Palazzo Chigi.
«Forse».

Gli hai detto questa cosa crudele e lui?
«Ha fatto una pausa. E poi: "Va bene"».


Sarà stata felice la moglie.
«Ah, certo: non è partito. Ma è stata la sua fortuna».

filippo sensifilippo sensiFILIPPO SENSIFILIPPO SENSI


Con Michele Anzaldi, deputato del Pd simbolo della stagione renziana, ci vediamo al caffè Panella, Roma, quartiere Esquilino. Tutti i giornali raccontano le sue intemerate da castigatore del servizio pubblico, ma nessuno ha ancora raccontato la sua storia. È quella di una famiglia di successo della politica italiana: il suo padrino è Francesco Rutelli, i suoi fratelli Gentiloni e Realacci, del nipotino Sensi abbiamo detto: manca un certo Matteo Renzi. Nella Margherita era il ragazzo di bottega a Firenze.

Dove hai studiato?
«Dai Gesuiti. Al Gonzaga di Palermo, tra Sorge e Pintacuda».

Il lavoro di tuo padre?
«Ingegnere, ma con una folle passione per la politica. Eravamo tre figli».

Cosa votava?
«Socialista, poi socialdemocratico. Provó più volte a candidarsi».

Mai eletto?
«Mai: in quella Sicilia lì era troppo onesto».

Aneddoto folgorante?
«Crepacuore di mia madre: papà è fuori e il telefono squilla a mezzanotte».

Temeva un incidente?
«Sì. Invece era il vocione di Sandro Pertini, allora semplice deputato: "Devo dirle che suo marito ha fatto un comizio bellissimo!"».

Sei cattolico?
«Sì».

Hai due figli?
«Ludovica e Vincenzo: 24 e 19 anni».

Primo lavoro politico della tua vita?
«Oplá».

renzi rutelli domenici renzi rutelli domenici


Come?
«Stava per "Osservatorio parlamentare Lega ambiente"».

Il tuo primo voto?
«Mhh... liberale. Poi Verdi».

La tua palestra?
«Nuova ecologia, il giornalino di Legambiente».


E poi?
«Ero in Rai, a Milano-Italia con Gianni Riotta».

Poi Rutelli vince e nel 1994 ti chiama in Campidoglio. All' epoca cosa facevi?
«La mia principale occupazione? Cavalcare a villa Ada».

Fantino?
«Sei matto? Cavaliere! È come dire a uno chef che fa il macellaio».


Inizi a lavorare in Campidoglio.
«Sì, 18 ore al giorno: il capo gabinetto era Giachetti. Poi Gentiloni e Parisi mettono su l' Asinello e mi ritrovo sul treno elettorale di Rutelli per Palazzo Chigi».

renzi rutelli hillary clintonrenzi rutelli hillary clinton


Nel 2001. Ma viene stracciato da Berlusconi.
«Peró fonda la Margherita e inizia la sua partita a sinistra».


In questo periodo conosci Renzi.
«Lo ricordo da sempre, quando con Rutelli andavano in Toscana per la Margherita».

Il rapporto quando si stringe?
«Con le provinciali in cui si candida sfidando D' Alema. La prima sera che uscimmo in piazza della Signoria gli faccio: "Pensa a quando sarai sindaco"».


E lui?
«"Secondo te c' è spazio?". E io: "C' è sempre spazio"».

Renzi modesto, chi ci crede?
«Con me era così. Ma ho un aneddoto strepitoso. Lui ci seguiva nei viaggi culturali...».

Con Rutelli?
«Esatto. Provavo a piazzarlo a tutti i colleghi. Lo snobbavano. Dicevo: perché non valorizzi questo ragazzino? È in gamba».

Risposta?
«Ho preso per anni in giro Amedeo Lamattina della Stampa - un amico - che mi disse, come tanti: "Miché! Che ci faccio con 'sto sfigato?"».

ANZALDI 2ANZALDI 2


Rutelli perde la partita per la leadership, esce dal Pd e fonda l' Api.
«Non lo seguo: ero un tecnico, un uomo di mediazione. Che facevo lì?».


Cioè?
«Seguivo la direzione, gestivo tanti dirigenti, non potevo fare l' addetto stampa dell' Api».

Una scelta opportunistica?
(Riso amaro) «Così furba che mi emerginano! Non mi fanno fare più nulla. Al Pd ero sepolto. Da ex rutelliano mi credevano pericoloso».

E che combini?
«Mi invento un club online: Micro-talk. Un salotto politico virtuale. Chiedevo a un giornalista di livello un sms con un titolo di dibattito. E gli iscritti discutevano».


Non arrivavate alle masse...
«Noo... Peró ho coinvolto Cerasa, Battista, Di Vico, Merlo, Manfellotto e Giannini. È servito a me per non impazzire».


Giannini poi l' hai fatto licenziare...
«Io? L' hai vista la sua video intervista a Scanzi? Lì qualcosa non è andato nel suo rapporto con Palazzo Chigi».

Dal Pd ti sei licenziato?
«Affatto. Sono un super funzionario in aspettativa».

MASSIMO GIANNINI MASSIMO GIANNINI


Torniamo al confino nel partito.
«Ormai ero rassegnato. Un giorno, prima delle politiche, mi chiama Matteo».

E cosa ti dice?
«"Ti incazzi se ti candido?"».

Cosa hai risposto?
«"Ne sarei lusingato". Lo considero un amico, anche per questo».


Devi essere grato a Renzi...
«Non condivido la parola gratitudine. Per lui ero un cavallo che poteva vincere».

Hai ripagato la fiducia?
«Faccio il mio lavoro. Senza direttive».

Il cane da guardia di Palazzo Chigi sull' informazione?
(Sorriso) «Non ci casco».

MASSIMO GIANNINI MASSIMO GIANNINI


Spiegami come funziona.
«Questo impegno sta nelle corde del Renzismo come lo vedo io: se vedi una cosa sbagliata devi denunciarla».

Si è mai arrabbiato con te?
«Non mi ha mai detto: "L' hai fatta fuori dal vaso"».


Ci credo: te la prendi con chi reputi suo nemico!
«Luca, lo sai: non faccio mai una cosa senza carte in mano».

 

Hai attaccato l' imitazione della Boschi di Virginia Raffaele! Inquisizione?
«Macché. Ho scritto una lettera alla Tarantola: "Lei che ne pensa?". Delle donne di governo si parla solo del vestito!».

Cioè volevi una censura?
«No! Mi aspettavo un dibattito».


Non si è discusso d' altro per giorni!
«Allora ci avevo visto giusto. Ma da giornalista».


L' imitazione non si è più fatta.
«Ci credi che io non non l' ho mai vista? La tv è nella stanza dei figli...».


Non ci credo, infatti.
«Peró ci avevo preso».

massimo giannini e giovanni florismassimo giannini e giovanni floris


Perché rappresenti il potere.
«Uhhhh...!».

E i pranzi con Sensi?
«Più rari».

Ristoranti raffinati?
«McDonald' s. Io prendo Filet-O-Fish. Lui il panino del momento».

Buono. Vuoi una Rai asservita a Palazzo Chigi?
«Più equilibrata. Oggi è graniticamente anti-renziana».

L' informazione?
«Tg1 passabile. Tg2 così così. Tg3 scandaloso».

Cos' è un complotto?
«Tu scherzi, ma il Pd è quintultimo nelle presenze questa settimana».

MATTEO RENZI BIANCA BERLINGUERMATTEO RENZI BIANCA BERLINGUER


C' è la par condicio: avete già parlato.
«No, caro! Lavorano male. Sono peracottrari. Non puoi esaurire il nostro tempo subito per imbavagliarci a due giorni dal voto. Al Tg3 invece sono bravi e appassionati, e si sono appassionati a criticare Renzi».

Sogni di commissariarlo? Di cacciare i tre direttori?
«Teniamoli: ma applicando rigidissimamente le regole, con un controllo severo sui pezzi».

Chi lo fa, tu?
«Per me Verdelli. Al Tg3 non mettono la smentita di Palazzo Chigi! Titolano: Renzi cena con Verdini per cacciare Belpietro! Riprendono la notizia dal Fatto, letto da 30mila persone, e lo dicono a tre milioni. È servizio pubblico?».

Le notizie non si misurano con il Cencelli. Nè spetta alla politica decidere, sei d' accordo?
«No. Lo dicono i dati. Il 2 giugno per la prima volta in 70 anni hanno mandato una replica di Benigni che ha fatto incazzare tutti!».


Di nuovo censore di Palazzo....
«Qui il Palazzo non c' entra nulla. È il mio lavoro, fatto applicando le mie due regole d' oro»

 

Quali?
«Usare il cervello e rischiare il proprio culo».

VERDELLI 4VERDELLI 4

 

 

Ultimi Dagoreport

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?