CHI HA IMBAVAGLIATO LA CONSOB? LA CONSOB! – GABANELLI: MENTRE MPS FA TREMARE I RISPARMIATORI, SI SCOPRE CHE I “CONTROLLORI” DELLA BORSA HANNO RIDOTTO ALL’IMPOTENZA L’UFFICIO CHE SI OCCUPA DELL’ESPOSIZIONE AI RISCHI DI BANCHE, HOLDING E SOCIETA’ QUOTATE - L’UFFICIO, RIORGANIZZATO TRE VOLTE, E’ STATO INDEBOLITO E MARGINALIZZATO: PERCHE’? CHI HA INTERESSE A NASCONDERE I RISCHI PER I RISPARMIATORI?...

Milena Gabanelli per Corriere.it

Ci sono diverse cose che abbiamo imparato dall'improvvisa ribalta del caso Mps, che così nuovo ed inatteso non è. La prima è che nel frenetico mondo della finanza globalizzata, i derivati sono il motore "turbo" che serve a far correre tutta l'attività delle banche più velocemente, ma se non lo sai governare vai a sbattere. Mps ha usato l'auto truccata su dissestate strade di montagna, assumendosi grandi rischi senza strumenti efficaci di controllo.
La seconda è che i controllori del "gran premio delle banche" non si sono preoccupati di verificare la capacità degli istituti finanziari di saper controllare effettivamente i rischi; questi rischi sono dappertutto nell'attività ordinaria di una banca, i derivati consentono di assumerne di più per poter vincere il gran premio.

E non c'è solo Banca d'Italia (che dovrà dimostrare a cosa hanno portato le sue ispezioni e quali provvedimenti ha adottato), ma anche la Consob, che ha poteri simili a quelli dell'autorità giudiziaria e dovrebbe imporre che questi rischi vengano monitorati, controllati e resi noti a tutto il mercato.

Non a caso alcune violazioni che stanno emergendo dal caso Mps sono la "turbativa dei mercati" ed il "falso in bilancio", entrambe territorio d'azione della Consob.
Ma questa Consob governata rigidamente dall'ex Vice Ministro dell'Economia e dal capo del legislativo di Tremonti dell'ex-governo Berlusconi (Vegas e Caputi) non sembra interessata a far sì che le informazioni sugli intermediari finanziari, quelle importanti, circolino realmente.

C'è un solo modo per conoscere con precisione e rendere trasparenti le esposizioni ai rischi delle banche e finanziarie quotate, ed è attraverso i calcoli degli scenari di probabilità. Tali scenari consentono di sapere quanto e con che probabilità un investimento in derivati fa guadagnare o perdere la banca, per poter così dare un prezzo a questi prodotti, visto che i prezzi si fanno con le probabilità.

E cosa ha fatto la Consob negli ultimi due anni?
Ha riorganizzato tre volte i propri uffici e marginalizzato in un ruolo secondario e subordinato proprio quell'Ufficio che potrebbe controllare l'esposizione ai rischi di banche, holding e società quotate.

Nel caso di Unipol, l'Ufficio Analisi Quantitativa è stato incaricato di verificare quanto valgono i 6 miliardi di strutturati che ha in pancia con 6 mesi di ritardo, quando ormai l'operazione di fusione con Fonsai è partita, e solo dopo che la stampa ha sollevato il problema.

Questo fatto indica che non c'è indipendenza, né autonomia di azione; basta leggere l'organigramma dell'Ufficio sul sito della Consob per capire che l'Ufficio in questione non vigila come gli altri, ma sembra costretto a lavorare all'interno di procedure burocratiche che sembrano essere messe apposta per impedirgli di fare il proprio lavoro, cioè evitare che le banche possano assumersi rischi incontrollati senza dirlo al mercato e operare vendendo ai risparmiatori prodotti tossici.

Forse il peccato originale di questo Ufficio è l'aver chiesto regolamenti che rendevano automatica la pubblicazione e la divulgazione dei rischi degli investimenti finanziari proprio attraverso le probabilità,in maniera tale che tutti sul mercato potessero sapere chi rischiava e quanto rischiava. Ma questa trasparenza riduce i margini di azione di chi magari preferisce gestire i controlli in maniera più personale.

I sindacati e le associazioni dei consumatori sono in allarme: una Consob che ingabbia sé stessa per impedirsi di fare il proprio mestiere non sta lavorando al servizio del Paese. È un motivo sufficiente per ricorrere al Tar? Loro pensano di sì, noi anche.

Se poi si considera che i principali responsabili dei guai Mps sono stati promossi invece di essere rimossi, e il fatto che il conto salato per il salvataggio del Monte lo andremo a pagare noi contribuenti, ci si aspetta che il prossimo governo intervenga con adeguate riforme.

È noto che la trasparenza dei rischi previene comportamenti scorretti e promuove la fiducia nel sistema finanziario, circostanza che reimmetterebbe virtuosamente nel circuito il risparmio (la cui quota investita in attività finanziaria è di oltre 4 volte il Pil), stimolando le banche a fare il loro mestiere, cioè riattivare le erogazioni di prestiti verso il sistema produttivo e le famiglie, con benefici su produzione ed occupazione.

 

CONSOB milena gabanelli IL PRESIDENTE DELLA CONSOB GIUSEPPE VEGASLamberto Cardia MONTE DEI PEGNI DI SIENA DI GIOVANNI SASSO jpegmussari gisueppe mussari grilli guzzetti Sede MPS

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