CIPRO COSTERÀ ALL’ITALIA 750 MILIONI DI EURO (PER ORA)

Federico Fubini per il "Corriere della Sera"


Ora, anche senza governo, il Senato di Roma dovrà probabilmente votare su Cipro. Dovranno dire sì o no gli eletti di M5S, quelli di Sel e quelli del Pd vicini alla Cgil, e chissà quale maggioranza (semmai) si troverà. Perché qualunque siano le modifiche dei prossimi giorni, il piano per Nicosia presto arriverà anche a palazzo Madama per il semplice fatto che l'Italia è chiamata a contribuire con 750 milioni: un prestito che peraltro aumenterà il debito pubblico.

Fra gli altri aspetti, quel pacchetto per ora contiene un prelievo forzoso dei conti correnti sui piccoli risparmiatori ciprioti, quelli che hanno fino a 100 mila euro: il colpo di forbice potrebbe essere del 3% in una delle ipotesi meno pesanti, del 6,75% in quella inizialmente uscita dall'Eurogruppo.

È la prima volta che un «salvataggio» europeo condiziona un prestito a una sforbiciata dei depositi bancari. Colpire i patrimoni sopra i 100 mila significa far pagare i debiti di Cipro a molti oligarchi russi, anche quelli dal passato poco chiaro che hanno nascosto lì i loro milioni. Ma scendere sotto la soglia dei 100 mila è violare un tabù: non solo quello di una direttiva europea, soprattutto l'idea che i piccoli risparmiatori e i loro conti correnti fossero comunque al sicuro in queste ricorrenti crisi di debito.

Nel caso di Cipro, dove le banche sono vicine al crac ma vantano attivi pari ad almeno sette volte il reddito lordo del Paese, non c'erano molte alternative. Se i governi europei avessero prestato tutto il denaro necessario al salvataggio, avrebbero sepolto Nicosia sotto altri debiti insostenibili. E se si fossero imposte perdite agli obbligazionisti della banche stesse, non si sarebbero raccolte risorse sufficienti. Non restava che colpire i depositi, pari ad almeno tre volte il Pil del Paese: da là verrà il 58% dei fondi necessari al piano.

A partire dal commissario agli Affari monetari Olli Rehn, tutti i responsabili europei ripetono che a Cipro sono state applicate misure uniche e irripetibili perché tale è la situazione del Paese. E a fine giornata il contagio è risultato ridotto, anche perché Cipro e gli altri Paesi in crisi continuano a beneficiare della (potenziale) rete della Banca centrale europea.

Ma anche nella sua «unicità», Cipro manda un segnale di cui i senatori italiani al voto sul salvataggio dovranno pur tenere conto. Non è solo il precedente specifico che potrebbe crearsi, al quale qualcuno crede: ieri a Handelsblatt il capoeconomista di Commerzbank Jörg Krämer auspicava una tassa una tantum sui depositi in Italia, «un prelievo del 15% sulle attività finanziarie che basterebbe a spingere il debito sotto il 100% del Pil». Ma questa è un'ipotesi alla quale quasi nessuno oggi crede.

Piuttosto, dopo il caso di Cipro, l'imposizione di perdite sui creditori è diventata ormai un passaggio ricorrente in molti programmi per i Paesi in crisi di debito. Stanche di offrire sempre nuovi prestiti al Sud Europa, Germania, Olanda e Finlandia ormai lo esigono. Ma soprattutto, le perdite a carico dei creditori appaiono una conseguenza prevedibile di debiti totali (pubblici e privati) che per certe economie in recessione superano il 400% del Pil.

Non è un caso se gli ultimi mesi hanno segnato una sequenza di insolvenze più o meno parziali. Non c'è solo l'esempio della Grecia, dove il valore dei titoli di Stato ha già subito due sforbiciate e altre revisioni del debito al ribasso probabilmente seguiranno. In Irlanda, il governo di recente ha ristrutturato le «note» con cui si era fatto carico dei debiti della Anglo-Irish Bank per una somma pari al 19% del Pil: sono diventate titoli di Stato a scadenza lunghissima e interessi bassi.

L'onda lunga dell'insolvenza lambisce poi anche la Spagna: gli obbligazionisti «subordinati» (meno garantiti) di Bankia, terzo istituto del Paese, hanno perso quasi tutto; per varie altre banche iberiche, i bond sono stati convertiti forzosamente in azioni dai prezzi stracciati. E in fondo persino l'Olanda ha scelto la terapia d'urto quando ha azzerato i bond subordinati di Sns, terza banca del Regno. Perché Cipro sarà anche un caso «unico». Ma quando voteranno sul suo destino, i nuovi senatori italiani avranno davanti a sé un nuovo atto di questa saga dell'euro che, forse, farà loro sembrar semplice il compito di formare un governo.

 

PROTESTE A CIPRO jpegPROTESTE A CIPRO jpegPROTESTE A CIPRO jpegPROTESTE A CIPRO jpegPROTESTE A CIPRO jpeg

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…