mattarella salvini di maio

COL FIATO SUL COLLE (DEL GOVERNO) – MATTARELLA OSSERVA ATTONITO LA ZUFFA CONTINUA TRA SALVINI E DI MAIO DESTINATA A DURARE FINO ALLE ELEZIONI EUROPEE DI MAGGIO - I SOSPETTI DEI GRILLINI: SALVINI VUOLE ANDARE A PALAZZO CHIGI CON LA BENEDIZIONE DEGLI USA

sergio mattarella xi jinping

Alberto Gentili per il Messaggero

 

Nessun commento filtra dal Quirinale. Ma ora che Xi Jinping ha lasciato Roma per fare tappa in Sicilia prima di volare in Francia dal nemico Emmanuel Macron, Sergio Mattarella osserva attonito la lite continua in cui è precipitato il governo giallo-verde. Una zuffa che si farà sempre più furiosa da qui al voto europeo del 26 maggio, rischiando di portare palazzo Chigi alla paralisi. Una bulimia elettorale che ha in parte appannato il deciso upgrading dei rapporti politici ed economici con Pechino, come dimostra la reazione stizzita di Parigi e Bruxelles. «Roba da 20 miliardi», ha celebrato Luigi Di Maio.

 

LE TENSIONI Anche ieri, dopo aver disertato clamorosamente la cena di gala di venerdì al Quirinale preferendo restare in Basilicata a fare comizi, il leader 5Stelle e Matteo Salvini hanno litigato. E proprio sulla Cina. Con il capo leghista che è tornato a mostrare tutte le sue perplessità su un accordo osteggiato fin dall' inizio, in ossequio ai nuovi rapporti con Washington imbastiti dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti. E con il grillino che ha risposto: «Salvini ha il diritto di parlare, io ho il dovere di fare». Come dire: io lavoro, quello invece polemizza. Tant' è, che poco dopo il capo della Lega per la prima volta ha usato il condizionale riguardo al destino del governo. Prima diceva: «Durerà 5 anni. Sicuro».

di maio e salvini

Adesso afferma, libero finalmente dal voto sull' immunità per il caso Diciotti: «Se dipende da me dura 5 anni».

 

In questa situazione, Mattarella si è trovato e si troverà fin quando non si calmeranno le acque elettorali in un ruolo di supplenza. E ha dovuto dar vita a una sorta di diplomazia di necessità, diventando il vero interlocutore di Xi. E' stato il Capo dello Stato a spiegare al presidente cinese - e di riflesso agli alleati occidentali che la firma del Memorandum per la Nuova via della seta non sposta di una virgola la posizione euro-atlantica dell' Italia, l' unico Paese del G7 ad aver siglato un patto di questa portata con Pechino. E' stato sempre Mattarella ha chiedere «reciprocità, parità di condizioni» per evitare il rischio di un atteggiamento predatorio da parte del Dragone. Insomma, è toccato a lui fissare quei paletti indispensabili quando si va a stringere un patto con un «rivale sistemico», per usare una definizione del Consiglio europeo di venerdì.

 

sergio mattarella xi jinping

Una perimetrazione, indispensabile per superare i sospetti di Donald Trump di «tradimento» che, c' è da giurarci, Mattarella compirà anche a fine giugno quando riceverà a Roma il presidente russo, Vladimir Putin.

 

Il Presidente, vista la sua indole e il suo rispetto per la distinzione dei ruoli, avrebbe fatto volentieri a meno di questo protagonismo. Si è però trovato di fronte a un' escalation di improvvisazione e confusione. Di Maio era corso a scrivere decine di dossier con dentro perfino il 5G, la rete superveloce considerata dagli Usa il grimaldello usato dai cinesi per accedere ai dati sensibili dell' Alleanza atlantica. Conte aveva spalleggiato il grillino.

 

MOAVERO DI MAIO SALVINI CONTE MATTARELLA

Ma Salvini, che a giudizio dei 5Stelle lavora segretamente a un suo governo con la benedizione di Washington, era arrivato a minacciare la crisi in quanto l' intesa con Xi Jinping avrebbe penalizzato gli interessi dell' Italia e messo a rischio la sicurezza nazionale. Partita che si è chiusa con il potenziamento del golden power, in modo di «tagliare le unghie ai cinesi di Huawei», per usare la definizione di un ministro leghista. In tutto questo l' Italia si è trovata sotto attacco di Bruxelles e di Macron. Ma più che una fuga in avanti, come ha accusato il presidente francese, quella di Roma è stata un' operazione da apripista. Altrimenti Mattarella non ci avrebbe messo la faccia. La risposta di Parigi è stata lo sgarbo di tagliare fuori Conte dal vertice con Xi di martedì in cui sono stati invitati la Merkel e Juncker.

sergio mattarella xi jinping

 

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…