crocetta tutino borsellino

COM’ERA LA STORIA DELLA MACCHINA DEL FANGO? – DOPO CHE 4 PROCURE HANNO SMENTITO L’ESISTENZA DELL’INTERCETTAZIONE DI TUTINO E CROCETTA, “L’ESPRESSO” DÀ IN PASTO LA SUA FONTE AGLI INQUIRENTI – SVELATI L’ORA E IL GIORNO DELLA SUA CHIAMATA A UN GIORNALISTA

Giacomo Amadori per “Libero

 

BORSELLINO - TUTINO - CROCETTABORSELLINO - TUTINO - CROCETTA

Dopo che ben quattro (4) procure siciliane hanno smentito l’esistenza dell’intercettazione su Lucia Borsellino tra il governatore siciliano Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino, definendola apertamente «una bufala», l’altro ieri il settimanale che l’ha scodellata ai suoi lettori, l’Espresso, ha pubblicato un articolo che sa di resa e che quasi consegna agli inquirenti siciliani il nome della fonte del falso scoop, del presunto avvelenatore di pozzi informativi della Trinacria.

 

Prima di farlo, però, il direttore Luigi Vicinanza ha tentato un’ultima timida resistenza: «Gli autori dell’articolo l’hanno ascoltata e trascritta (l’intercettazione ndr), verificata con fonti investigative, incrociata con le informazioni in loro possesso » scrive. Tutto bellissimo, da scuola di giornalismo della Columbia University, ma l’intercettazione dov’è?

 

lucia borsellino rosario crocettalucia borsellino rosario crocetta

I lettori più smaliziati protestano: ma come? Avete sentito con le vostre orecchie la telefonata e avete avuto bisogno di farvela confermare da qualcuno? Dove l’avete ascoltata? Negli uffici giudiziari o su una spiaggia di Mondello? Vicinanza sembra sentire queste brusii di fondo e abbozza: «In tempi di Internet (…) non possedere l’audio sembra un punto debole nella veridicità dell’intercettazione ».Appunto.

 

CROCETTA LUCIA BORSELLINOCROCETTA LUCIA BORSELLINO

E allora il settimanale in un corsivo senza firma, e quindi riferibile al direttore, inizia a rivelare particolari inediti: «A maggio 2014 uno degli investigatori fa ascoltare ai cronisti Piero Messina e Maurizio Zoppi il brano di un audio, presentandolo come la dichiarazione di Tutino al governatore Rosario Crocetta sulla necessità di “far fuori” l’assessore Lucia Borsellino». Perciò è l’investigatore a offrire la legenda di un audio non intelligibile senza chiose e forse, anche per questo, la pseudonotizia resta nel cassetto dei collaboratori dell’Espresso per oltre un anno, sebbene la versione ufficiale sia un’altra: che «l’esistenza di intercettazioni era ancora segreta e parlarne avrebbe compromesso l’esito delle indagini».

 

matteo tutinomatteo tutino

Di fronte a questa incongrua giustificazione permetteteci di sorridere, vista la montagna di violazioni del segreto investigativo che altri bravi colleghi dell’Espresso hanno commesso negli anni. Ma a questo punto il citato corsivo ci avvicina alla verità: «Il 2 luglio 2015 alle 13.19 la stessa fonte contatta Piero Messina e gli ricorda la vicenda dell’intercettazione. Gli scandisce parola per parola la frase di Tutino: “Lucia Borsellino va fatta fuori. Come il padre”. E il silenzio di Crocetta inciso nei nastri». È il colpo di scena. Al contrario di quanto affermato precedentemente da Vicinanza, non sono stati i cronisti a cercare conferme dopo l’arresto di Tutino, ma è stata la loro presunta fonte a incalzare Messina e a dettargli la frase che poi sarebbe finita sul giornale.

 

 Nella sua versione più cruda, quella che ha scandalizzato il Paese e in cui Lucia Borsellino andava eliminata «come il padre» Paolo, trucidato dalla mafia. Ma chi è questa talpa deviata che ha tanto insistito per far pubblicare quelle parole raccapriccianti? Il settimanale il nome non lo fa, ma è come se lo svelasse. Infatti indica il minuto esatto in cui Messina dovrebbe aver ricevuto la polpetta avvelenata: le 13 e 19 del 2 luglio.

 

LUIGI VICINANZALUIGI VICINANZA

 Un’indicazione che, come un qualunque giornalista ben sa, avrà già portato gli inquirenti a scovare nei suoi tabulati telefonici chi abbia conversato con il cronista a partire da quel preciso minuto. E così presto potremmo conoscere l’identità di ha provato a far cadere Crocetta per via giornalistica e i motivi che lo hanno indotto a farlo. Certamente su quell’intercettazione a Palermo si fantasticava da tempo. Tanto che diversi cronisti di giudiziaria si erano premurati di verificarla: «Era una voce ricorrente e tutte le fonti ufficiali, autorevoli e reali l’avevano pubblicamente smentita. In modo chiaro, non con formule neutre come “non confermo e non smentisco” » chiosa uno stimato «giudiziarista» siciliano.

 

 Diversi cronisti udirono quella voce incontrollata a margine del procedimento avviato da Tutino contro il chirurgo Dario Sajeva, accusato di aver gonfiato le cartelle di Villa Sofia, la clinica dove Tutino era primario. Il gip Lorenzo Matassa, ad aprile, ha archivato le accuse, definendo questa ipotesi «strampalata e infondata» oltre che «calunniatoria ». Matassa nel suo provvedimento stigmatizza anche gli investigatori della Digos per «l’eccessiva fidelizzazione instaurata con il Tutino ».

GIACOMO AMADORIGIACOMO AMADORI

 

In questo contesto avrebbe iniziato a circolare la leggenda dell’orrenda intercettazione. Anche perché, nel frattempo, un altro pezzo di procura e altri investigatori stavano indagando sulle presunte malefatte dello stesso Tutino. A Palazzo di giustizia il primario era amico di magistrati come Antonio Ingroia e inviso ad altri. Una situazione di conflitto in cui i soliti corvi hanno approfittato per alzarsi in volo. E il loro gracchiare ha eccitato la fantasia dei giornalisti.

 

I PRECEDENTI Per esempio Mario Barresi della Sicilia, ben prima dei colleghi dell’Espresso, a proposito delle carte dell’inchiesta Tutino, ha scritto:«Si favoleggia di dialoghi da far sbiancare il comune senso del pudore, ci sarebbero anche i dettagli di un patto segreto. Gli ostentatori dell’amicizia con Crocetta si confrontano su come “far fuori politicamente Lucia Borsellino” dice chi quelle carte le ha sbirciate».

Rosario CrocettaRosario Crocetta

 

 L’Espresso è stato meno cauto e ha sparato la versione «hard» della stessa conversazione. A convincere definitivamente i segugi siciliani del settimanale sarebbe stato un magistrato: «Lunedì 13 luglio, alla vigilia della pubblicazione Messina e Zoppi incontrano un autorevole inquirente a cui sottopongono parola per parola il testo dell’intercettazione tra Tutino e Crocetta. Ricevono una conferma totale e chiara, assieme all’invito a procedere con la pubblicazione: “Questa volta si va sino in fondo”».

ROSARIO CROCETTA ROSARIO CROCETTA

 

Non è chiaro chi pronunci l’ultima frase, anche se sembrerebbe lo stesso magistrato. Chissà se almeno di questo colloquio esiste una registrazione. Intanto l’ordine dei giornalisti siciliano sta facendo le opportune verifiche sul caso e sul lavoro dei cronisti. I quali, guarda il contrappasso, appartengono al gruppo editoriale che ha il copyright della celebre locuzione «macchina del fango». Immaginatevi che cosa avrebbero scritto se il loro scoop fasullo l’avessero pubblicato Panorama o Libero. 

Ultimi Dagoreport

sydney sweeney euphoria

BASTA STRONZATE! LA FIGA E' IN VENDITA. STA A TE. DECIDI TE. IL MERCATO DELLA CARNE E' APERTO. 7 GIORNI SU 7. IL PREZZO LO FAI TU - LE DONNE CHE VENDONO IL LORO CORPO SU ONLYFANS NON SONO SEMPRE DISPERATE. ANZI: SPESSO LO FANNO PERCHÉ LO VOGLIONO – DA “EUPHORIA” A “MARGO HA PROBLEMI DI SOLDI”, HOLLYWOOD HA SCOPERTO LE PIATTAFORME HARD A PAGAMENTO, MA PRESENTA SEMPRE LA SOLITA STORIELLA DELLO “STRUMENTO DI RISCATTO” PER POVERE DISPERATE – BARBARA COSTA: “SI TEME A DIRE CHE IL PORNO LO SI FA PER PERSONALE SCELTA DI LUSSURIA, FETISH, NINFOMANIA - NELLE SERIE TV, SE VENDI FIGA, VAI PUNITA. IL SENSO DI COLPA CI DEVE STARE. SE VOLESSERO ILLUSTRARE UNA PUR PORZIONE DI REALTÀ, QUESTE SERIE TV DOVREBBERO FAR DIRE AI PERSONAGGI CHE LORO VENDONO FIGA, SU ONLYFANS, PERCHÉ… MI VA E CI STA. PERCHÉ NON C’HO VOGLIA DI FARE ALTRO. NON HO ALTRI TALENTI. NON VOGLIO SUDARE ALTRIMENTI. E PERCHÉ PIÙ DI TUTTO VOGLIO I SOLDI - IL DENARO È IL VALORE CHE FA E TI DÀ (E SE LA VUOI) MORALITÀ. L’UNICA SOSTENIBILE..." - VIDEO

luigi lovaglio mps mediobanca

DAGOREPORT - MENTRE I GIORNALONI GIÀ SI BALOCCANO SUL RISIKO BANCARIO PROSSIMO MPS-BANCO BPM, NESSUNO SI DOMANDA CHE FINE HA FATTO L’INTEGRAZIONE (PREVISTA PER IL 3 GIUGNO) TRA LA BANCA SENESE E MEDIOBANCA (CHE HA IN PANCIA IL TESORETTO DEL 13% DI GENERALI) - CHE DIAVOLO DI DUBBI E PERPLESSITÀ SONO SORTI TRA I SOCI (DELFIN, BPM, FONDI INTERNAZIONALI, ETC.) CHE HANNO INASPETTATAMENTE APPOGGIATO IL RITORNO ALLA GUIDA DI MONTEPASCHI DI LUIGI LOVAGLIO, L’AD LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA, DOPO AVER GESTITO LA VITTORIOSA SCALATA A MEDIOBANCA? - C’È CHI ACCENNA AI FONDI (BLACKROCK, NORGES, ETC.) CHE SAREBBERO PERPLESSI SULLE SINERGIE CHE SCATURIRANNO DALL’INTEGRAZIONE DELLE DUE BANCHE - C’È CHI METTE DI MEZZO I TEMPI ‘’AVVENTATI’’ PER PORTARE IN PORTO UN’OPERAZIONE CHE DEVE OTTENERE L’APPROVAZIONE DEI DUE/TERZI DELL’ASSEMBLEA MPS – UNA MOSSA CHE LOVAGLIO SA BENE CHE NON PUÒ PERDERE: IN CASO DI BOCCIATURA, DOVREBBE DIMETTERSI - (CHISSA' POI COME VA FINIRE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SUL PRESUNTO CONCERTO RELATIVO ALL’OPS DI MPS SU MEDIOBANCA, IN CUI SONO INDAGATI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO...)

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…