merkel salvini macron

COSA RISCHIA L'ITALIA CON LA RIFORMA DEL BILANCIO EUROPEO: IL MINISTRO DELLE FINANZE TEDESCO DICE CHE ''IL 95% DEL LAVORO È FATTO'', E DUNQUE RISCHIAMO DI RESTARE A BOCCA ASCIUTTA DAVANTI AI MILIARDI CHE L'UE DESTINERÀ AI PAESI ''VIRTUOSI'', OPPURE SAREMO COMMISSARIATI - E POI C'È LA MEGA-QUESTIONE DELLA RINEGOZIAZIONE DEL DEBITO SOVRANO, OVVIAMENTE AFFRONTATA DALL'EUROGRUPPO IN MODO INFORMALE E SEGRETO - IL PARERE DELL'EX SOTTOSEGRETARIO POLILLO

Gianfranco Polillo per www.startmag.it

 

Dopo la vicenda un po’ burlesca dei termovalorizzatori (se ne farà uno in ogni provincia o si chiuderanno quelli della Lombardia?) un’altra tegola rischia di abbattersi sul governo giallo verde. E riguarda le prospettive europee. I lavori dell’Eurogruppo, che si sono appena conclusi, sono riservati, per non dire segreti. Al termine della riunione solo generiche assicurazioni da parte dei principali protagonisti. Ed ecco allora il ministro delle Finanze tedesche, Olaf Scholz, esultare, al termine della seduta: “Il 90-95 per cento del lavoro è fatto, resta ancora una parte cruciale da fare ma nel complesso è un successo”.

 

merkel macron

Sembrerebbe, quindi, che il treno della riforma del bilancio europeo sia partito, senza incontrare resistenze. “Sono stato felice di vedere – ha aggiunto il ministro tedesco nella conferenza stampa tenuta insieme al collega francese Bruno Le Maire – che nessuno è stato offeso dalla proposta franco-tedesca ma al contrario tutti sono stati d’accordo e c’è stato un dibattito molto cooperativo”. Quindi anche l’Italia non sembrerebbe aver posto obiezioni. Ed allora le prese di posizione nettamente contrarie di Matteo Salvini?

 

Riavvolgiamo il nastro. Il nodo del contendere era l’istituzione di un bilancio dell’Eurozona, la cui finalità doveva essere quella di aiutare i Paesi membri a realizzare le riforme indispensabili per conseguire una crescita più sostenuta.

MACRON MERKEL

 

Riforme in genere costose dal punto di vista politico e sociale, a causa del loro impatto su abitudini consolidate. Avere a disposizione maggiori risorse può essere, quindi, lo strumento indispensabile per oliare giunture da tempo ossificate e promuovere i necessari processi di cambiamento. In passato erano i singoli Stati nazionali a realizzare progetti simili, com’era avvenuto in Germania con le riforme del mercato del lavoro, portate avanti da Peter Hartz. In quel caso le maggior risorse derivavano dalla possibilità di fare un deficit di bilancio anche superiore al 3 per cento del Pil, senza incorrere nei rigori della Commissione europea.

il ministro giovanni tria (1)

 

Che Bruxelles pensi di razionalizzare l’intero sistema, appostando a bilancio una cifra di 22,2 miliardi da redistribuire ai Paesi più virtuosi è cosa buona e giusta. Salvo naturalmente un giudizio finale sull’eventuale consuntivo. La coda del diavolo è nei dettagli. Da queste provvidenze – ma anche questo ha una sua logica – saranno esclusi quei Paesi che non rispettano le prescrizioni indicate dalla stessa Commissione, in sede d’esame dei programmi nazionali.

 

A rigore, quindi, l’Italia dovrebbe essere fuori, essendo candidata ad essere l’imputato principale del delitto di violazione della “regola del debito”. Si spiega pertanto la dura reazione di Matteo Salvini: porremo il veto. Ma così, stando almeno alle dichiarazioni rese, non sembrerebbe essere stato.

 

Nel labirinto degli specchi, che caratterizza i lavori della Commissione, è difficile cogliere i punti di caduta delle discussioni in corso. Specie se il contesto è ancora estremamente fluido. Inoltre l’Italia si trova esposta su più fronti. Deve far digerire – se mai ci riuscirà – la “manovra del popolo” che a Bruxelles è vista come il fumo negli occhi. Forse aprire un altro fronte di scontro, prima di conoscere quali saranno le decisioni sull’eventuale procedura d’infrazione, non conveniva. Questo spiegherebbe le dichiarazioni sibilline di Scholz. In che cosa consiste esattamente “la parte cruciale” che resta da fare? Incorpora le riserve italiane? O altro? Visto che su un tavolo parallelo si sta anche discutendo di rinegoziazione dei titoli del debito pubblico.

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO

 

Com’è noto i titoli aventi durata superiore ad 1 anno sono caratterizzati dalla cosiddetta clausola CAC’s (class actions). Sulla scorta degli avvenimenti greci, ogni rinegoziazione delle originarie clausole di emissione deve essere sottoposta ad una trattativa tra l’Ente emittente ed i suoi creditori.

 

gianfranco polillo

Trattandosi di titoli a larga diffusione, le attuali regole prevedano che la controparte privata sia costituita dalla maggioranza dei relativi possessori. L’eventuale trattativa, che può riguardare le scadenze, i livelli di interesse, l’abbattimento del capitale – l’hair cut – fino a giungere alla ridenominazione in valuta locale, nel caso di exit, è portata avanti da una maggioranza qualificata, che può escludere i possessori retail. Quei risparmiatori cioè che, spesso in modo inconsapevole, hanno seguito le indicazioni della propria banca.

 

A livello europeo si sta discutendo delle eventuali modifiche delle relative regole. Discussione che ha incontrato l’opposizione del ministro Tria, stando almeno ad informazioni stampa. L’elemento di riservatezza, che circonda queste discussioni, non consente di avere contezza della posta in gioco.

 

Che comunque, nel caso italiano, dato il livello del debito, è rilevante. Per fortuna si tratta ancora di un livello istruttorio. Ma sarebbe comunque opportuno conoscere il dettaglio, onde evitare il bis del “bail in”. Quelle misure passarono nell’assoluta indifferenza generale. Lo stesso Parlamento si limitò a mettere il bollo, salvo poi trovarsi scoperto a seguito dei fallimenti bancari, i cui costi li pagheremo nell’attuale manovra. Evitiamo pertanto gli errori del passato, con una discussione aperta, fuori da circuiti misteriosi.

 

giuseppe conte a 'italia a 5 stelle' 7

Come si vede la carne al fuoco è tanta. Si va dalla forse ormai inevitabile procedura d’infrazione, che alimenta il tormentone degli spread (oggi intorno a 330 punti base), all’eventuale esclusione dell’Italia dalle risorse del nuovo bilancio europeo, per giungere fino alle regole che garantiscono il rimborso dei titoli emessi, anche nell’eventualità di un’Italexit. Si può allora dar torto a Renato Brunetta, responsabile economico di Forza Italia, quando sollecita il premier Giuseppe Conte a recarsi in Parlamento per fornire un’adeguata informativa su tutta la vicenda?

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO…