CULATELLO A FETTE - IL PD È RIUSCITO A NON VINCERE ANCHE CONTRO UN CAIMANO BOLLITO - POTEVA ANDARE AL VOTO NEL NOVEMBRE 2011, MA BERSANI SI FECE INFINOCCHIARE DA NAPOLITANO E MONTI - IL PDL HA INCENERITO METÀ DEI VOTI, E SE NON C’ERA GRILLO OGGI IL BANANA SALIVA AL COLLE PER L’INCARICO. IL CHE LA DICE LUNGA SULLA DEMENZA DI CHI COLLOCA M5S ALL’ESTREMA DESTRA O CON ALBA DORATA…

Marco Travaglio per "Il Fatto Quotidiano"

La domanda era: riusciranno i nostri eroi a non vincere le elezioni nemmeno contro un Caimano fallito e bollito? La risposta è arrivata ieri: ce l'han fatta un'altra volta. Come diceva Nanni Moretti 11 anni fa, prima di smettere di dirlo e di illudersi del contrario, "con questi dirigenti non vinceremo mai".

Del resto, a rivedere la storia del ventennio orribile, era impossibile che gli amici del giaguaro smacchiassero il giaguaro. L'abbiamo scritto fino alla noia: nel novembre 2011, quando B. si dimise fra le urla e gli sputi della gente dopo quattro anni di disastri, era dato al 7%: bastava votare subito, con la memoria fresca del suo fallimento, e gli elettori l'avrebbero spianato, asfaltato, polverizzato.

Invece un'astuta manovra di palazzo coordinata dai geniali Napolitano, Bersani, Casini e Fini, pensò bene di regalarci il governo tecnico e soprattutto di regalare a B. 16 mesi preziosi per far dimenticare il disastro in cui ci aveva cacciati. Il risultato è quello uscito ieri dalle urne. Che non è la rimonta di B: è la retromarcia del centrosinistra. Che pretende di aver vinto con meno voti di quando aveva perso nel 2008.

Il Pdl intanto ha incenerito metà dei voti di cinque anni fa, la Lega idem. E meno male che c'era Grillo a intercettarli, altrimenti oggi il Caimano salirebbe per la quarta volta al Quirinale per formare il nuovo governo. Il che la dice lunga sulla demenza di chi colloca M5S all'estrema destra o lo paragona ad Alba Dorata.

Il centrodestra è al minimo storico, sotto il 30%, che però è il massimo del suo minimo: perché B. s'è alleato con tutto l'alleabile, mentre gli strateghi del Pd con la puzza sotto il naso han buttato fuori Di Pietro e quel che restava di Verdi, Pdci, Prc e hanno schifato Ingroia: altrimenti oggi avrebbero almeno 2 punti e diversi parlamentari in più, forse addirittura la maggioranza al Senato.

Ma credevano di avere già vinto, con lo "squadrone" annunciato da Bersani dopo le primarie: l'ennesima occasione mancata (oggi, col pur discutibile Renzi, sarebbe tutta un'altra storia). Erano troppo occupati a spartirsi le poltrone della nuova gioiosa macchina da guerra per avere il tempo di fare campagna elettorale. I voti dovevano arrivare da sé, per grazia ricevuta e diritto divino, perché loro sono i migliori e con gli elettori non parlano.

Qualcuno ricorda una sola proposta chiara e comprensibile di Bersani? Tutti hanno bene impresse quelle magari sgangherate di Grillo e quelle farlocche di B. (soprattutto la restituzione dell'Imu, tutt'altro che impossibile, anche se pagliaccesca visto che B. l'Imu l'aveva votata). Di Bersani nessuno ricorda nulla, a parte che voleva smacchiare il giaguaro.

Anche questo l'abbiamo scritto e riscritto: nulla di particolarmente brillante, tant'è che ci era arrivato persino D'Alema. Ma non c'è stato verso: la campagna elettorale del Pd non è mai cominciata, a parte i gargarismi sulle alleanze con SuperMario (da ieri MiniMario) e i formidabili "moderati" di Casini (tre o quattro in tutto). Col risultato di uccidere Vendola, mangiarsi l'enorme vantaggio conquistato con le primarie e regalare altri voti a Grillo, non bastando l'emorragia degli ultimi anni. Ora è ridicolo prendersela col Porcellum (peraltro gelosamente conservato): chi, dopo 5 anni di bancarotta berlusconiana, non riesce a convincere più di un terzo degli elettori non può pretendere di governare contro gli altri due terzi.

Anzi, dovrebbe dimettersi seduta stante per manifesta incapacità, ponendo fine al lungo fallimento di un'intera generazione: quella degli ex comunisti che non ne hanno mai azzeccata una. Ma dalle reazioni fischiettanti di ieri sera non pare questa l'intenzione: tutti resteranno al loro posto e, lungi dallo smacchiare il giaguaro, proveranno ad allearsi col giaguaro in una bella ammucchiata per smacchiare il Grillo e soprattutto evitare altre elezioni. Auguri. Quos Deus vult perdere, dementat prius.

 

PIERLUIGI BERSANIBERSANI CON UN CANE bersani_napolitanoPIERFERDINANDO CASINI GIANFRANCO FINI L'URLO DI BEPPE GRILLO jpegMassimo Dalema

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