DAL LENINISMO AL VENDOLISMO - NICHI ELOGIA LE PRIMARIE QUANDO GLI SERVONO PER SMERDARE IL PD, MA NON LE HA MAI FATTE NEL SUO PARTITO: I CANDIDATI LI SCEGLIE LUI E GUAI A CHI METTE BOCCA - ALTRO CHE PARTECIPAZIONE! NICHI GESTISCE SEL MANCO FOSSE LENIN (ALMENO LUI I CONGRESSI LI FACEVA) - LE FABBRICHE (BOLSCEVICHE) DI NICHI: “ESPERIMENTI POST-PARTITICI CHE NON SI INQUADRANO IN UN MODELLO DI TIPO DEMOCRATICO”…

di Gabriella Colarusso per "Lettera43"

Le primarie, disse a dicembre 2010 Nichi Vendola, «sono come il bambino che si porta all'orecchio la conchiglia per ascoltare il mare: sono il rumore della vita».
A volerla misurare con le parole del governatore della Puglia, dunque, si direbbe che di vita, in Sinistra ecologia e libertà (Sel), non ce n'è. Dal 2010, anno della sua fondazione, il partito di Vendola non ha mai organizzato primarie interne per scegliere i propri candidati alle elezioni regionali, comunali o provinciali, né i propri quadri.

TANTE VITTORIE, NESSUNA PRIMARIA. Massimo Zedda, il sindaco outsider di Cagliari che ha sconfitto il Partito democratico (Pd) alle primarie, Marco Doria, l'uomo di Sel che ha battuto i candidati del Pd a Genova, e lo stesso Giuliano Pisapia, artefice della rivoluzione arancione a Milano, sono stati "scelti" dalla segreteria nazionale del partito, sebbene nello statuto ci sia un riferimento, seppure timido, all'utilizzo di quello che Vendola ha più volte definito uno «strumento straordinario».

Nell'articolo 5, si legge infatti che «Sel promuove e organizza pratiche di democrazia partecipata anche attraverso le primarie» e che «le forme della democrazia partecipativa e diretta saranno quelle che definiranno progressivamente anche la democrazia interna all'organizzazione».
Definiranno, appunto, forse dopo le politiche del 2013. Perché, per il momento, di primarie in Sel non se ne parla.

A Taranto, il partito ha deciso di non sottoporre al giudizio della propria base l'operato del sindaco uscente Ippazio Stefano, candidato alle prossime comunali. Era già successo a Brindisi. «Accadrà ancora», dice un vendoliano deluso dalla parabola del governatore, «Vendola usa le primarie per cannibalizzare il Pd, ma non ha mai voluto farle per Sel».

MALUMORI VERSO IL CENTRALISMO. D'altra parte, i malumori della base nei confronti di un 'centralismo' considerato sempre meno democratico, non sono isolati. In Puglia, che tanto ha dato alla rielezione di Vendola alla presidenza della Regione, così come nella rossa Emilia, i militanti chiedono una maggiore e reale partecipazione alle scelte del partito.

Qualcuno l'ha anche scritto nero su bianco. Nello scorso gennaio, Lorenzo Cipriani, consigliere di Sel al comune di Bologna, ha pubblicato sulla bacheca Facebook questo messaggio: «Anche Sinistra ecologia e libertà dovrebbe dotarsi dello strumento delle primarie per selezionare i propri candidati al Parlamento».

L'IDEOLOGIA DI SEL SI IDENTIFICA CON IL PENSIERO DEL SUO LEADER
Per ora, però, più che candidati, Vendola sembra concentrato a selezionare democraticamente spin doctor: «Ha appaltato la costruzione del partito e del suo marketing politico a esperti di social media e comunicazione», spiega Onofrio Romano, sociologo barese inviso ai vendoliani per aver scritto un'analisi molto critica delle "fabbriche di Nichi", esperimenti post-partitici che «non si inquadrano in un modello di tipo democratico».

COMUNICAZIONE, LO SPIRITO DEI TEMPI. Queste «figure interstiziali», gli spin doctor, spiega il professore, «hanno un'ideologia molto forte che interpreta bene lo spirito dei tempi - comunicazione, narrazione, parole e simboli per veicolare messaggi talvolta effimeri, che durano l'arco di una campagna elettorale - al contrario del partito Sel che non ha un'ideologia chiara e che comunque, quando ce l'ha, si identifica con il pensiero del suo leader».

Che non manca di contraddizioni: «È contro l'Altà velocità in Val di Susa, ma favorevole alla Tav in Puglia», osserva Romano, «se le mafie si infiltrano, lo fanno anche a Bari, no? Io ci vedo una profonda contraddizione».

Così come sulle primarie. La logica, dice Romano, è quella «dell'assalto alla dirigenza: paradossalmente, Sel non fa le primarie per i propri candidati né per le cariche monocratiche interne al partito, ma usa lo strumento per conquistare l'egemonia sul Pd».

UN PARTITO CHE FA BENE I CASTING. E a giudicare dai risultati di Milano, Genova e Cagliari, si direbbe che la strategia è vincente. «Si supera la mancanza di un'ideologia forte e univoca», ragiona il professore, «con la scelta di personaggi carismatici. Diciamo che la struttura di Sel fa bene i casting».

E la partecipazione, le 'fabbriche di Nichi', il programma aperto e collaborativo? «Le fabbriche sono state chiuse o si sono disciolte. A una base fluida e movimentista fa da contraltare una gestione della direzione di stampo leninista, molto gerarchica e organizzata intorno al leader», spiega Romano. «Tra queste due dimensioni non c'è un corpo intermedio: la base non dialoga con i rappresentanti istituzionali che pure contribuisce a eleggere».

Insomma, Sel è il partito del capo? Non del tutto. Intorno al governatore pugliese si è formato in questi anni un cerchio magico che lo "protegge" da eventuali scalate di altri dirigenti.

IL 'CERCHIO MAGICO' CHE PROTEGGE IL GOVERNATORE
Gennaro Migliore, ex Rifondazione comunista, ora nella segreteria nazionale di Sel, e il 40enne Nicola Fratoianni, un passato 'movimentista' a Pisa e un presente da assessore regionale alle Politiche giovanili, cittadinanza sociale e attuazione del programma, sono i due uomini forti di Vendola.

Poi c'è Marco Furfaro, giovane politico emergente, che ha raccolto l'eredità dispersa delle 'fabbriche di Nichi' nel progetto Tilt, una rete di associazioni e movimenti, cellule 'dormienti', che serviranno in campagna elettorale per aggregare consenso intorno al governatore pugliese.

CLASSE DIRIGENTE SCONOSCIUTA. Nomi e volti sconosciuti ai più, come sconosciuta o quasi è la classe dirigente del partito vendoliano.
Eppure, tra i quadri di Sel spiccano nomi di un certo peso, personaggi con un lungo passato politico alle spalle. È il caso per esempio del presidente nazionale Fabio Mussi, ex ministro dell'Istruzione, scomparso del tutto dalla scena pubblica. O di Caludio Fava, Grazia Francescato, Paolo Cento, che siedono nel coordinamento nazionale. Le loro apparizioni in tivù sono rarissime. Non si ha memoria di prese di posizione in contrasto con le scelte del leader. Il volto, il nome, le parole, e l'oratoria di Sel sono solo quelle di Vendola.

NESSUN CONGRESSO ALL'ORIZZONTE. Anche i congressi scarseggiano nel partito post-partitico che vive di donazioni, circa 700 mila euro raccolti l'anno scorso, e rimborsi elettorali - 700 mila euro per le regionali del 2011 - e che ha chiuso il tesseramento 2011 con 40 mila iscritti.

Il primo congresso del partito, quello fondativo a ottobre 2010, ha coinciso con l'ultimo. Poi non ne è mai stato convocato un altro. La spiegazione ufficiale è che lo statuto prevede che si organizzi un congresso ogni tre anni.

Ma, dice Romano, la ragione è un'altra: «Il dibattito interno a Sel è del tutto assente. Anche i pezzi grossi del partito, che pure provengono da storie politiche importanti, vorrebbero un congresso ma lo dicono a bassa voce».

Motivo? «Il fenomeno Vendola ha una potenza mediatica dirompente ed è quella che ha trainato e traina l'ascesa di Sel, attualmente intorno al 7%». In altre parole, «in questo momento Sel deve avere la faccia di Vendola, perché questo garantirà il ritorno del partito in Parlamento. A quel punto, credo che cominceremo a vedere congressi e primarie».

 

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