trump merkel

DAZI AMARI – TRUMP DICHIARA GUERRA TOTALE ALLA GERMANIA SULLE AUTO, E LA MERKEL TREMA. L’ATTACCO DELLA CANCELLIERA AL PRESIDENTE USA DAVANTI AL VICE PENCE: “STA MANDANDO IL MONDO IN MILLE PEZZI. NON CAPISCO COME LE NOSTRE MACCHINE POSSANO ESSERE CONSIDERATE UNA MINACCIA. LA PIÙ GRANDE FABBRICA DELLA BMW È IN CAROLINA DEL SUD” – IRAN, AFGHANISTAN, NORTH STREAM: TUTTI LE QUESTIONI APERTE TRA BERLINO E WASHINGTON

1 – MERKEL VA ALL' ATTACCO DELL' AMERICA DI TRUMP "STA MANDANDO IL MONDO IN MILLE PEZZI"

trump

Alberto Simoni per “la Stampa”

 

Il senatore Lindsey Graham per stemperare il clima e spiegare agli amici europei che le sponde dell' Atlantico sono sempre lì, non così distanti, dice che il «multilateralismo è complicato ma è meglio che stare a casa soli sul divano».

 

Mike Pence che di mestiere fa il vice presidente Usa e che non perde occasione per ricordare quanto è straordinaria l' amministrazione Trump sottolinea che gli States «oggi sono più forti che mai e che guidano il mondo visti i successi in Afghanistan e in Corea del Nord».

trump e merkel 3

 

Eppure se infiliamo i temi su cui europei e statunitensi bisticciano la lista è lunga. Come ha ricordato Joe Biden, ex vice di Obama, rintuzzando le frasi del suo successore «per essere leader bisogna che vi sia qualcuno con cui guidare». Cosa che oggi - almeno vista da Monaco - non sembra esserci.

 

Così è toccato soprattutto ad Angela Merkel ricordare a Washington impegni, onori e doveri di un' alleanza, la Nato, che definisce «un ancoraggio ai valori». Lo ha fatto parlando sul podio della Conferenza per la sicurezza di Monaco anticipando di un' ora il «rivale» Pence.

angela merkel mike pence 2

 

La cancelliera ha incassato applausi e una standing ovation inusuale in questi ambienti paludati. Commuovendosi. Pence solo qualche timido applauso quando ha annunciato che l' ultima sacca dell' Isis in Siria sta collassando e quando ha chiamato l' Europa a riconoscere Juan Guaidó come presidente venezuelano. Alla fine si sono alzati soltanto parenti (di Trump) e qualche altro atlantista.

 

I due non si sono risparmiati colpi e attacchi, hanno tenuto le posizioni e se il summit bavarese aveva almeno la timida (e non dichiarata) velleità di far riavvicinare Ue e Stati Uniti, quell' ambizione è naufragata.

angela merkel mike pence 1

 

Merkel ha elencato tutto ciò che divide e ha preso a prestito le parole di Graham per suggerire - perentoria - che «non si possono ridurre in mille pezzi le strutture multilaterali». Meglio cooperare. Ma su quali basi? I nodi quindi sono molti.

 

Dall' Afghanistan dove Merkel ha ricordato che gli americani non possono andare via senza dire nulla agli alleati soprattutto pochi giorni dopo che Berlino aveva esteso di un anno la missione dei 1300 soldati tedeschi; alla Russia di Putin con cui la Germania vuole continuare i progetti energetici. Ecco perché «il Nord Stream 2 - dice Frau Merkel - si farà».

 

trump e merkel 4

Certo la Russia è per alcuni versi un nemico, agisce «con guerre ibride contro Stati economicamente più deboli», ma sta pure a qualche migliaio di chilometri di distanza e «resta un partner». «Bisogna ragionare con Mosca e fare sforzi per la cooperazione», spiega la cancelliera che sui rapporti a Est non sente ragioni. Come sui commerci. Il Dipartimento al Commercio Usa vuole imporre sanzioni del 25% alle auto tedesche, verrebbe colpita principalmente la Bmw, «ma noi amiamo le nostre auto, siamo orgogliosi e continueremo a produrle».

 

Ad ascoltare Pence in sala oltre a Ivanka e al marito Jared Kushner, c' erano John Kerry («Non ha detto nulla di clima, mi vergogno di lui») e Nancy Pelosi. Il vicepresidente ha intimato agli europei di ritirarsi dall' accordo sul nucleare e di imporre sanzioni all' Iran; ha esortato gli alleati a non lasciare che la Cina entri nei loro sistemi di telecomunicazione sbarrando le porte a Huawei; e poi ha detto a Merkel che «non si rafforza l' Occidente diventando dipendenti dall' energia dell' Est». Il Nord Stream 2 non s' ha da fare insomma. Un corpo a corpo vigoroso su tutto, o quasi. Il bilaterale successivo avrà smussato solo i toni. Graham rischia di restare solo sul divano.

BMW MERKEL

 

2 – TRUMP, È GUERRA TOTALE ALLE AUTO STRANIERE MERKEL: «MA LE PRODUCIAMO ANCHE IN USA»

Flavio Pompetti per “il Messaggero”

 

Venti di tempesta stanno agitando il mondo dell' auto. Un rapporto stilato dal ministero per il Commercio di Washington dopo nove mesi di ricerca, sta arrivando sulla scrivania di Donald Trump in queste ore, e stando alle indiscrezioni della vigilia concluderà che le automobili importate negli Usa dall' estero costituiscono una minaccia alla sicurezza nazionale.

 

A quel punto il presidente avrà 90 giorni per decidere se vuole aprire un' altra pagina della guerra commerciale che lo oppone al resto del mondo, o se è il caso di abbassare la guardia, come gli suggeriscono gli stessi politici repubblicani e molti costituzionalisti, e come gli chiedono gli alleati internazionali, a partire dalla Germania.

angela merkel mike pence 4

 

Proprio l' auto è stato uno dei temi del duro scontro tra Angela Merkel e il vicepresidente americano Pence, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. «Non capisco come le nostre automobili possano essere considerate una minaccia alla sicurezza degli Usa ha detto la cancelliera tedesca - ricordiamoci che la più grande fabbrica al mondo operata dalla Bmw non è in Baviera, ma nella Carolina del Sud». La nuova pagina della guerra dei dazi sarà l' incognita sotto la quale le piazze finanziarie riapriranno domattina, con il timore di azioni che potrebbero colpire al cuore una delle maggiori industrie globali.

 

LE PROIEZIONI

Le proiezioni fatte dal think tank di Washington Tax Foudation parlano di 73,1 miliardi di dollari di possibili, nuove imposte che si abbatterebbero sui consumatori statunitensi, e della possibile perdita di 700.000 posti di lavoro in tre continenti.

 

DONALD TRUMP FIRMA I DAZI CON I LAVORATORI DELL ACCIAIO E DELL ALLUMINIO

Trump ha ordinato l' inchiesta lo scorso maggio, invocando la Sezione 232 del codice del Commercio che lo autorizza a emettere provvedimenti punitivi contro le nazioni che importano beni negli Usa, quando lo scambio ha degli effetti negativi sulla sicurezza interna degli Usa. Il ricorso a questo strumento gli ha permesso tra l' altro di aggirare un voto di conferma che il legislativo era restio a concedergli.

 

DONALD TRUMP IN TEXAS

Questa attribuzione di potere al presidente risale agli anni '60, in piena guerra fredda, in assenza di una giurisdizione internazionale. Era stata usata un paio di volte nella storia degli Usa, ma mai dopo la creazione del Wto nel 1995. Trump è stato il primo a invocarla in tempi recenti, quando ha deciso di applicare dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio. I politici statunitensi non sono d' accordo che il presidente la usi a suo piacimento come una strategia negoziale, e infatti hanno proposto nel corso dell' ultimo mese nuove leggi che vorrebbero sopprimerla, o perlomeno spostare la funzione di controllo delle indagini dal ministero per il Commercio, più suscettibile al controllo politico della Casa Bianca politici, a quello per la Difesa, più titolato ad esprimere un parere in materia.

 

I Paesi colpiti potrebbero essere la Germania e l' Italia in Europa, e poi il Giappone e la Cina, forse.

donald trump angela merkel

Il rapporto sembra contenere tre diverse raccomandazioni: l' imposizione di dazi del 25% su auto e componenti provenienti dall' estero ad eccezione della Corea del Sud, con la quale gli Usa hanno già firmato un accordo; una tassazione inferiore al 10%, pari a quella che le auto made in Usa incontrano nel mercato europeo; imposte selettive solo su alcune vetture (le elettriche ad esempio), e sulle componenti. È difficile sfuggire al sospetto che la minaccia arrivi nel momento in cui la Casa Bianca sente di essere vicina ad un accordo commerciale con la Cina dopo un anno di frizioni e di dazi, e intenda somministrare la stessa terapia all' Europa e al Giappone.

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