giampaolo pansa secondo ettore viola giampaolo pansa secondo ettore viola

DOLORI DI PANSA (PER SALVINI): “IL NUMERO 1 DELLA LEGA? NON È L’EREDE DEL CAV. LA NUOVA DESTRA HA LA BENZINA DELLA RABBIA MA È SENZA LEADER. QUI NON C’È LA SIGNORA LE PEN CHE DA SOLA VALE 10 UOMINI”

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Massimo Rebotti per il “Corriere della Sera”

 

«Il carburante questa nuova destra ce l’avrebbe, non ha però né la macchina né il pilota». Gianpaolo Pansa, che ha scritto da poco La Destra siamo noi. Una controstoria italiana da Scelba a Salvini , divide la questione della rappresentanza politica della destra in due: da un lato i contenuti — «il carburante» — che, sostiene, ci sono; dall’altro il leader — «il pilota» — che viceversa «manca». 
 

Iniziamo dal carburante . 
«Adesso è la rabbia. Per le tasse, la burocrazia e lo strapotere del sistema dei partiti che, in questa fase storica, coincide con il centrosinistra, con il Pd. E poi c’è una base potenziale: la grande massa delle persone comuni, quelle che non hanno protezione, che tutta questa ripresa di cui parla il governo Renzi nella loro vita di tutti i giorni proprio non la vedono, non sanno dove sia». 
 

marine le pen matteo salvinimarine le pen matteo salvini

E il leader? 
«Quello invece non c’è. Non basta che ci sia un’onda di destra, come in altri Paesi d’Europa. Ci vuole anche qualcuno che sia in grado di mettersi alla guida. Qui non c’è la signora Le Pen, che da sola vale dieci uomini». 
 

L’ultimo libro di Giampaolo Pansa, a cominciare dal titolo, racconta di una destra italiana storicamente maggioritaria nel Paese, interprete, spesso senza saperlo, della sua natura più profonda, eppure in costante condizione di inferiorità rispetto alla sinistra. Cosa tiene insieme la destra adesso? 
«A questo punto lo devono scoprire di nuovo. Una fase è finita e non c’è molto tempo. Berlusconi, che ha un anno meno di me, è alla fine della sua vita politica, la sua figura è usurata e ha fatto anche tanti errori. Ma il suo erede non può essere Matteo Salvini». 
 

Il leader della Lega però è in costante crescita di consensi. 
«La manifestazione di Roma, per me, è stata un buco nell’acqua. Ho seguito il comizio e l’ho trovato banale, francamente mi aspettavo di più. Salvini ha fatto un discorso come se fossimo in campagna elettorale, ma domani mica si vota. Non c’erano proposte. Oppure sono irrealizzabili.

 

Le tasse al 15%, per esempio. A chi non piacerebbe? Ma Matteo Salvini non ha spiegato nulla delle coperture, dove si prendono i soldi per finanziare una riforma di quel tipo? Per un moderato, per il ceto medio che si vuole opporre alla sinistra, c’è bisogno di parecchio di più. Così non basta». 
 

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Quella piazza però ha apprezzato. 
«Il leader della Lega ha verve, ma quell’entusiasmo era basato su un’illusione: che possa essere lui a trainare il carro. Una coalizione di centrodestra è una macchina complessa. E per battere Renzi devono prevalere le posizioni moderate». 
Però nel suo libro ha inserito anche Salvini all’interno dell’album di famiglia della destra italiana. 
«Ma certo, c’è anche lui e a buon diritto. La Lega è un partito di destra e non da oggi. E quella di piazza del Popolo è stata una manifestazione di destra. Una destra non moderata, ma nemmeno così estremista come si dice in questi giorni». 
 

C’era CasaPound in forze. 
«L’intesa con loro non mi scandalizza e liquidarli come fascisti è sommario. Tuttavia, e non voglio mancare di rispetto alle loro idee — mi hanno pure difeso per i miei libri revisionisti sulla Resistenza —, mi pare contino poco. Insomma, secondo me, vedendo il comizio di sabato scorso nella Capitale, nell’entourage del presidente del Consiglio si fregavano le mani». 
 

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Perché i moderati se li prende il Pd? 
«Con un’ opposizione fatta così Renzi ha davanti un ciclo. Lui è sicuro di sé, ha anche una gran faccia di tolla e in questo momento può dire tutto e il contrario di tutto. Certo poi può sempre succedere l’imponderabile...». 
 

Ha scritto un libro che racconta varie fasi, leader e personaggi, della destra italiana: da Giovanni Guareschi a Mario Scelba, da Indro Montanelli a Giorgio Almirante. Ma questa nuova aggregazione di Salvini a cosa assomiglia? 
«Mi ricorda un po’ l’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini. Ma il parallelo, se lo raccontiamo a Salvini, penserà che porti iella. Quel movimento — che aveva nel simbolo un italiano, l’italiano medio, schiacciato da un torchio — ebbe un boom impressionante alla fine degli anni Quaranta, ma poi altrettanto rapidamente si sgonfiò fino a sparire». 
 

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Non pare il caso della Lega. 
«No, certo. Anche se, come vediamo in questi giorni, anche quel partito non è immune da liti assassine. Del resto nemmeno la restante parte del centrodestra sta dando una splendida prova di sé...». 
 

Quindi il paradosso di una destra potenzialmente maggioranza ma che resta minoranza, come sostiene nel libro, è destinato a perpetuarsi? 
«A questo paradosso forse adesso una soluzione c’è: Matteo Renzi è di sinistra o di destra?». 
Secondo lei? 
«Secondo me molti moderati ora stanno con lui». 

 

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