mussolini architettura fascismo

I VIZI SESSUALI DEL FASCISMO - IL DUCE SPIAVA LE PERVERSIONI DEI SUOI GERARCHI, LE MAZZETTE CHE PRENDEVANO, GLI AMORI DELLA FIGLIA EDDA, L’INTRALLAZZO TRA IL DUCA VISCONTI E LA REGINA ELENA, CONSORTE DEL RE - ACHILLE STARACE, CAPO DEL PARTITO FASCISTA E SIMBOLO DI MACHISMO NERBORUTO, ESPULSO DAL COLLEGIO DI LECCE PERCHÉ DEDITO ALLA “PEDERASTIA PASSIVA”

onorevoli del partito fascista onorevoli del partito fascista

Mirella Serri per “Sette - Corriere della Sera” - articolo del 6 giugno 2014

 

“Pronto?”. Sono le 12.05 del 30 dicembre 1937, a rispondere è il quarantacinquenne Roberto Farinacci, l’intransigente ras fascista di Cremona, e all’altro capo del telefono c’è il sessantenne senatore Giovanni Treccani, che ha dato vita a quel monumento del sapere e della cultura che è il celebre Istituto della Enciclopedia Italiana. Giovanni chiede aiuto al potente gerarca a cui è molto legato: teme che una giovane donna da lui intimamente frequentata possa essere rimasta incinta.

giovanni treccanigiovanni treccani

Dove è andato a documentarsi il parlamentare sul ciclo femminile e sulle date fertili delle signorine? Proprio sull’Enciclopedia che porta il suo nome (“nella voce ‘concepimento’, afferma, “è spiegato benissimo il giorno”). Farinacci è un po’ stupito per la mancanza di competenze non libresche di Treccani in questo settore. Ma tant’è. In realtà, però, in materia di letto Treccani - le cui telefonate a sua insaputa sono intercettate, trascritte e inviate a Mussolini - sa esattamente cosa vuole: in un’altra conversazione, anch’essa registrata, il colto imprenditore chiede alla “mezzana” sua interlocutrice, se la ragazza sia “intatta”.

carte segrete del duce cereghino e fasanellacarte segrete del duce cereghino e fasanella

Già, proprio così. “La verginità dell’altra era piuttosto fittizia”, osserva il dotto senatore, “non mi sembrava troppo a posto, la Anna. Non vorrei che anche quest’altra fosse… Ma è molto bella?”. Non vuole essere imbrogliato: desidera lo jus primae noctis e si guarda bene dall’usare le dovute precauzioni anticoncezionali. Questo documento, insieme a centinaia di tanti altri memorandum, lettere anonime, note informative e rapporti di polizia compilati fra il 1922 e il 1945, è custodito al Public Record Office a Kew Gardens, nel Surrey, dove gli avventurosi Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella sono andati a pescare “Le carte segrete del Duce. Tutte le rivelazioni su Mussolini e il fascismo conservate negli archivi inglesi” (Mondadori).

giacomo acerbogiacomo acerbo

Mussolini teneva sotto controllo tutto e tutti, amici, parenti e la classe dirigente da lui stesso scelta e designata e di cui, giustamente, non si fidava. Infilò così uno sterminato esercito di informatori nei salotti, nei tabarin, sotto le coltri di nobildonne, avventuriere, gerarchi, ammiragli, industriali, allo scopo di intercettare congiure, sventare attentati ma soprattutto per ricattare chi poteva creargli problemi.

roberto farinacci 1940roberto farinacci 1940

Da questa grandissima messe di materiali - rimessa insieme nel dopoguerra da un gruppo di “Special Agents” americani e britannici che portarono i preziosi reperti  a Washington e a Londra - emerge un quadro nuovo e assolutamente sconcertante del ventennio, dominato da un micidiale intreccio di vizi privati, pubbliche virtù millantate, affari e politica. Dove l’uso spregiudicato del potere serve ad alimentare e a mantenere in vita piaceri non sempre leciti, loschi affari, traffici oscuri e storie di tangenti.

roberto farinacci roberto farinacci

Ecco dunque in prima fila, nel novero dei sorvegliati speciali, l’insospettabile Ivanoe Bonomi, ex presidente del Consiglio che, con l’instaurazione della dittatura fascista, si è ritirato a vita privata dedicandosi agli studi storici. I poliziotti se la ridono quando qualcuno riferisce loro che la moglie lo ha preso a ombrellate per strada per punirlo delle evasioni dal talamo coniugale, ma si preoccupano quando si levano le urla “dal loro appartamento di Piazza della Libertà 4”.

La consorte non sopporta che Bonomi - il quale nel 1948 sarà eletto primo presidente del Senato della Repubblica - frequenti la maison a luci rosse della marchesa Lucia Nunziante. Bonomi ama appartarsi con giovinette che gli vengono offerte dalla maîtresse, precisano gli investigatori, secondo la procedura a lui più gradita: dopo che le ragazze “hanno già usato” qualche altro amabile frequentatore. Ma non basta. Ha messo gli occhi anche sulla cameriera minorenne e la Nunziante impietosita o forse solo gelosa, licenzia la poveretta e la rispedisce dalle suore.

augusto turatiaugusto turati

Quella di capovolgere i ruoli è una pratica assai diffusa per il politico di turno: nel 1927, per esempio, Amalia Fassoni, che ha partorito un figlio dell’ex sottosegretario agli Interni Attilio Teruzzi, governatore della Cirenaica, viene maltrattata, privata del frutto del peccato e ridotta a vivere in estrema povertà. La Fassoni di anni ne ha 24 ma non sono pochi gli uomini di regime e gli alti papaveri che hanno una predilezione per le adolescenti: nell’ottobre 1930 i questurini rilevano: “Una ragazza molto giovane, invitata dal segretario particolare di Acerbo, si reco? al Ministero dove, dopo qualche atto di libidine, il Ministro le diede in compenso lire 150. La ragazza e? rimasta poco soddisfatta perche? si attendeva lire 500, ma si consola affermando che si tratto? di un affare di cinque minuti”.

augusto turati augusto turati

Il ministro dell’Agricoltura, Giacomo Acerbo, padre della legge elettorale maggioritaria che nelle elezioni del 1924 ha aperto la strada al regime totalitario, le prede le vuole proprio acerbe: autorevole uomo di collegamento tra Mussolini e Vittorio Emanuele III, rettore del Regio Istituto superiore di Scienze economiche, legato alla massoneria, “si diletta di minorenni”, come registra un minuzioso rapporto, “e non disdegna di fare andare al Ministero qualche bella maschietta (le ragazzette che portano i capelli corti e indossano i pantaloni, ndr.)”.

EDDA CIANOEDDA CIANO

I suoi gusti sono molto particolari ma non rari: li condivide con l’onorevole Augusto Turati. Dopo aver lasciato la guida del Pnf, Turati, è a capo de “La Stampa” di Torino e nella città sabauda non si fa mancare niente: è invischiato in affari illeciti, consuma sostanze stupefacenti a gogò e nel ménage à trois con “la mondana Paolina Marcellino, nota ‘Paulette’ ” è coinvolto un sottoposto della compiacente signora.

benito mussolinibenito mussolini

“Sua Eccellenza… compiva gli atti piu? inverosimili e talvolta”, scrive ancora il poliziotto, “durante i suoi amplessi con la Marcellino, ordinava al servo di congiungersi con lui”. E’ dunque omosessuale (l’accusa più infamante per il regime) ma nel menu dell’orco-gerarca c’è pure l’infanzia violata: “S. E. Turati predilige le bambine e, a tutte quelle che gli capitano, fa proposte le piu? oscene. Un giorno la Marcellino mando? all’onorevole, per una commissione, una giovinetta della sua sartoria, a costei sollevò le vesti, facendo anche dei tentativi per abusarne…..”.

A questo elenco di ragazzine si aggiunge la figlia dodicenne di una sua amante, e una manicure diciassettenne che gli ammolla un calcione quando lui “cerca di possederla contro natura”. Non manca anche una propensione alla coprofilia “Turati durante i vari convegni avuti”, denuncia un inorridito questurino, “avrebbe anche preteso che la Marcellino facesse i suoi bisogni sul suo petto”. Leggendo queste indiscrezioni sulle preferenze dell’ex segretario del suo partito, Mussolini fa un salto sulla poltrona di Palazzo Venezia: la sua preoccupazione non è difendere le minori dagli abusi o frenare lo sperpero di denaro pubblico ma mettere la sordina a eventuali scandali.

Benito MussoliniBenito MussoliniBenito MussoliniBenito Mussolini

Turati è costretto a dimettersi dalla direzione del giornale, viene chiuso in manicomio e poi inviato a Rodi, per una ‘rieducazione’, e messo a capo di un’azienda agricola, mentre Paulette finisce al confino in Basilicata. Al Duce comunque non gliene va bene una: anche il nuovo segretario del Pnf, Giovanni Giuriati, è sotto la spada di Damocle della infamante pederastia: il ministro, come dicono i questurini, “tiene tavola rotonda” con i suoi amichetti e la notizia arriva alle orecchie persino della stampa americana.

Negli anni Trenta la dittatura vuole ricucire il rapporto tra il regime e l’opinione pubblica e procede attraverso la “fascistizzazione delle masse”: alla guida del partito arriva Achille Starace, uomo di scarsa intelligenza e di nessuna capacità politica, secondo il giudizio del più importante storico del fascismo, Renzo De Felice.

Benito MussoliniBenito Mussolini

Si pone come esempio di virilismo fascista, di macho nerboruto e forte, ma la polizia sa che è ricattabile: giovinetto è stato espulso dal Collegio nazionale di Lecce in quanto dedito alla “pederastia passiva”. Poco più che ventenne è finito sotto processo, con altri due lestofanti, per violenza carnale nei confronti di due sorelle: è stato condannato ma poi la faccenda venne insabbiata.

A Napoli, nel 1928, al congresso nazionale dei bersaglieri si mormora a proposito della sua liaison con il generale Ceccherini e si dice che a Roma sfrutti un’anziana signora. A Santa Maria di Leuca organizza banchetti con robuste ragazzotte che convince a usare cocaina e cantaridina (ritenuta fortemente afrodisiaca). A tutto ciò si aggiungono i suoi rapporti con la mala e con il gruppo di Giuseppe Parisi, “tenitore di postriboli a Brindisi e a Taranto”, attraverso il quale chiede il pizzo su molti affari.

ciano galeazzociano galeazzo

Non è solo in questa attività. I gerarchi e i funzionari, come risulta dalle intercettazioni, prosperano e si arricchiscono: da Arnaldo, fratello di Mussolini, al responsabile della Direzione Generale Razza e Demografia del ministero dell’Interno, Antonio Le Pera, che nel 1942 si occupa di perseguitare solo e soprattutto gli ebrei ricchi. Noti dissipatori e scialacquatori sono poi Italo Balbo e Galezzo Ciano che, mentre si combatte in Etiopia,  se ne va “con due macchine di Stato”, si fa notare, con tutta la famiglia a Cortina d’Ampezzo.

Nella Milano da bere degli anni neri, i federali, come Mario Giampaoli, si danno all’imbroglio e controllano le case di tolleranza: il potente gesuita padre Pietro Tacchi Venturi, mediatore segreto tra papa e Stato italiano nella trattativa per il Concordato, scrive al dittatore preoccupato. Pare che sia proprio l’Onpmi, la prestigiosa Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia, a dirottare le sue assistite e i pargoli verso i lidi dello sfruttamento e della prostituzione.

Al  Duce con il suo sistema spionistico non sfugge niente: dalle forniture per gli appalti in Cirenaica, disputate a colpi di mazzette, agli amori scapestrati della figlia Edda, al presunto intrallazzo del duca Guido Visconti di Modrone, fratello del podestà di Milano, con la regina Elena, consorte di re Vittorio Emanuele III. Nella rete degli spioni incappano anche il maresciallo Pietro Badoglio, futuro capo del governo alla caduta del fascismo, che frequenta una signora legata ad ambienti inglesi, Giuseppe Bottai, ex ministro delle Corporazioni e poi ministro dell’Educazione Nazionale, legato a una bionda ballerina ungherese, e neppure le avventure del capo della Polizia, Carmine Senise, che si abbandona tra le braccia del prefetto Leopoldo Zurlo.

BadoglioBadoglio

Piomba sul tavolo del tiranno persino la notizia che Alessando Pavolini, ministro della Cultura Popolare, che ha a sua disposizione un harem di attrici tra cui la fascinosa Doris Duranti, si è spogliato su richiesta delle ammiratrici per mostrar loro “come è fatto un ministro”. A tante singolari trasgressioni, nonostante tutto il suo potere, Mussolini non riesce a mettere un limite: nel 1932 una lettera anonima lo informa che in Francia i fuoriusciti stanno per lanciare una campagna di denuncia dal titolo “Risurrezione di Sodoma e Gomorra”.

lapresse giuseppe bottailapresse giuseppe bottai

A spazzare via l’intreccio tra sesso, malaffare e politica saranno le bombe degli Alleati e poi la lotta di liberazione. Ma la mala erba non si estirpa facilmente e, com’è noto, nel dopoguerra rinasce più fiorente che mai per sopravvivere fino a noi.

 

Ultimi Dagoreport

donald trump specchio meme

DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN UN REFERENDUM SU DI SÉ (“FATE FINTA CHE SULLA SCHEDA CI SIA IO”), E LO SARÀ: I DEMOCRATICI HANNO UNA CHANCE IRRIPETIBILE DI APPROFITTARE DELL’IMPOPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E TRASFORMARLO IN UN’ANATRA ZOPPA, METTERLO SOTTO INCHIESTA E PORRE FINE ALLA FOLLIA DAZISTA E AUTORITARIA DI QUESTI DUE ANNI – I DEM SONO AVANTI SECONDO TUTTI I SONDAGGI: ALLA CAMERA AVRANNO PROBABLIMENTE UNA MAGGIORANZA, MA AL SENATO LE COSE CAMBIANO – LA SFIDA CRUCIALE: IL TEXAS. SE IL CANDIDATO DEM DOVESSE ESPUGNARE LA STORICA ROCCAFORTE DEL GOP, PER TRUMP SI METTE DAVVERO MALE – IL VOTO DEI LATINOS E GLI STATI DA TENERE D’OCCHIO...

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...