travaglio ferrara

ESILARANTE ARTICOLO DI TRAVAGLIO CHE SBERTUCCIA GIULIANO FERRARA E IL SUO ENNESIMO CAMBIO DI CASACCA, STAVOLTA PRO-SALVINI: “LO CHIAMAVA ‘IL TRUCE’, ORA GLI SCRIVE UNA ‘LETTERA D’AMORE’. ECCO: DOPO AVER ACCOMPAGNATO ALLA TOMBA TUTTI I SUOI SPIRITI-GUIDA, IL PIÙ GRANDE FORNITORE DI POMPE FUNEBRI E OFFICIANTE DI ESTREME UNZIONI DELLA STORIA POLITICA SPIEGA A SALVINI COME SI FA A VINCERE…”

Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano”

 

marco travaglio

Ce lo domandavamo esattamente da sei mesi, cioè da quando nacque il governo Salvimaio e lui mise su il broncio: quanto resisterà Giuliano Ferrara all'opposizione?

La risposta è giunta ieri sul Foglio del rag. Cerasa (per questo ce ne occupiamo: altrimenti non lo saprebbe nessuno), sotto forma di "Lettera d' amore a Matteo". Che non è più il Matteo di prima, cioè Renzi, a cui Giuliano l'Aprostata ebbe per cinque anni a dedicare un'ampia corrispondenza sentimentale in migliaia di articoli, inni, salmi, peana, ditirambi, gospel e addirittura un libro agiografico dal titolo Il Royal Baby. No, è l'altro Matteo, quello che comanda attualmente: Salvini.

 

giuliano ferrara

Il Ferrara era solito chiamarlo "il Truce", detestandolo appena un po' meno dell' altro dioscuro giallo-verde, Di Maio. E noi, ogni volta che lo faceva, immaginavamo il suo tormento, la sua sofferenza, il suo lancinante conflitto interiore di ritrovarsi per la prima volta in vita sua all'opposizione. Voi direte: ma era nato comunista, all'opposizione almeno da giovane c'era stato.

 

Errore. Allora i comunisti erano gramscianamente egemoni nella cultura (la Dc preferiva occuparsi di banche, anzi occuparle), e infatti il Ferrara prepolitico se la tirava da giovane intellettuale (per via del cane al guinzaglio). Poi Gian Carlo Pajetta decise di lanciarlo, per motivi famigliar-ereditari, nella politica e lo spedì a Torino a farsi le ossa con Diego Novelli, sindaco della giunta rossa subalpina. E Ferrara divenne capogruppo del Pci in Consiglio comunale: cioè al governo.

 

matteo salvini luigi di maio

Da allora voltò mille gabbane e ballò mille valzer, ma sempre dalla parte di chi comandava: craxiano con Craxi, filodipietrista con Mani Pulite, antidipietrista e berlusconiano con B., dalemiano con D'Alema, riberlusconiano col ritorno di B., montiano con Monti (celebre il suo rap alla vaccinara in cui implorava Silvio con uno straziante "Tienimi da conto Monti"), napolitaniano con Napolitano, lettiano con Enrico Letta, renziano con Renzi.

 

Sempre con chi aveva il potere in quel momento, ma solo in quel momento, perché bastava il suo appoggio per segnare la fine prematura dell'appoggiato. Un paio di volte gli capitò di appoggiare pure se stesso, e la cosa gli fu regolarmente fatale: quando si candidò con FI a senatore nel Mugello contro Di Pietro e quando fondò la sua lista Aborto No Grazie, raccogliendo in entrambi i casi percentuali da albumina. Ormai, per indovinare l'esito delle elezioni, non occorre neppure attendere i dati del Viminale, né di consultare sondaggisti o aruspici: basta appurare con chi sta Ferrara per sapere chi perderà.

 

conte salvini di maio

L'ultimo bacio della morte lo schioccò alla vigilia del 4 marzo, quando annunciò solennemente che avrebbe votato Paolo Gentiloni (Pd) alla Camera e Emma Bonino (+Europa) al Senato. In quel preciso istante i due malcapitati, che malgrado tutto non lo meritavano, si fecero il segno della croce (essendo atei) e capirono di non avere speranze: infatti il Pd toccò il minimo storico del 18% e +Europa, data dai sondaggi e dai giornaloni in grande ascesa, non superò nemmeno l'asticella del 3%.

 

Così lo sterminatore folle, che prima si limitava a fulminare un partito alla volta, ne rase al suolo due in un colpo solo. Ne beneficiarono Di Maio e Salvini, da lui dipinti ogni giorno come due pericolosi baluba da eliminare a ogni costo: anche a quello - scrisse restando serio - di invalidare le elezioni e di ripeterle a oltranza finché non avessero dato il risultato (da lui) sperato. Il che, fra l'altro, era una contraddizione in termini: a memoria d' uomo, l'unico sistema per far vincere chi vuole Ferrara è che lui prenda atto dei propri poteri jettatori e appoggi chi vuole far perdere.

SALVINI CON IL PUPAZZO DI DI MAIO

 

Molti si domandano chi siano i tre lettori abituali del Foglio. Beata ingenuità: oltre al rag. Cerasa, sono ovviamente Di Maio e Salvini, che quotidianamente compulsano ogni riga del samiszdat nel terrore di trovarvi una frase, una parola, un segno d'interpunzione a loro favorevole firmato Ferrara. E finora erano ben felici di venirne ricoperti d'insulti, che vista la provenienza sono più efficaci dell' elisir di lunga vita.

 

Figuratevi la reazione di Salvini ieri quando, senza nemmeno un cenno di preavviso ai congiunti, Ferrara gli ha dedicato la "Lettera d'amore" ispirata nientemeno che a quelle del quarantenne ("i quarant' anni uniscono i personaggi") François Mitterrand alla giovane amante Anne Pingeot, con perle di affettuosa saggezza come "Posso mancare di buon senso, ma non di lucidità".

 

matteo salvini luigi di maio

Nel dubbio se Ferrara lo faccia apposta per azzopparlo o pensi davvero di giovargli, il Cazzaro si sarà dato una grattatina. Ma l'improvviso amore di Giulianone è condizionato al divorzio da Di Maio e allo scioglimento del "contratto prematrimoniale" col "mucchio dirigente a 5Stelle". Lui non tollera partouze e vuole Matteo suo, quello nuovo, tutto per sé.

 

Perché solo con lui - gli scrive, riuscendo ancora una volta a restare serio - potrà unire al suo "molto buonsenso" anche "quella lucidità che determina vittorie e visioni di una politica non micragnosa". Ecco: dopo aver accompagnato alla tomba tutti i suoi spiriti-guida, il più grande fornitore di pompe funebri e officiante di estreme unzioni della storia politica spiega a Salvini come si fa a vincere.

DI MAIO SALVINI

 

Semplice: "La lucidità, se ti riesce di afferrarne il bandolo a spese del buonsenso, dovrebbe consigliarti di anticipare quanto puoi la deriva e lo sbandamento per stipulare un matrimonio serio con un altro nubendo". Cioè con quel che resta di B.&Renzi per tornare al più presto al voto. Il che, seguendo il Barometro Ferrara che funziona alla rovescia, si traduce così: o Salvini non gli dà retta, e continua la sua ascesa; oppure lo prende sul serio, e allora ha i giorni contati. Poverino, così giovane.

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…