FA TROPPO CALDO AL FRESCO – STRAZIANTI CRONACHE DALLA PRIGIONIA DELLE LIGRESTI (TRANQUILLI, A GIULIA LE HANNO DATO UNA DOPPIA A USO SINGOLA)

Ottavia Giustetti per "La Repubblica"

Parla a voce bassa come a un ricevimento della Milano che conta e non si siede neppure un istante, anche se la magrezza che ha raggiunto dopo una settimana di carcere fa temere che possa accasciarsi da un momento all'altro. Viene quasi istintivo sorreggerla per quanto appare fragile, ma il dignitoso contegno e l'incedere elegante ricordano che proviene dalle ville lussuose e dai salotti della finanza, segni indelebili che la rendono diversa e inaccessibile anche tra le squallide mura di un penitenziario di provincia.

Dopo le sette ore di interrogatorio di mercoledì è tornata in cella stremata ma con uno spirito diverso anche se non tocca cibo da giorni. «Corro e corro. Tutto il tempo che posso. Corro per non pensare e per sentirmi ancora viva» dice. Giulia Maria Ligresti, figlia secondogenita di Salvatore, è stata arrestata mercoledì all'alba a Milano mentre i finanzieri, in una villa della Costa Rey, ammanettavano la sorella Jonella, e al padre notificavano l'obbligo dei domiciliari.

Le accuse riguardano la gestione del gruppo Fonsai per cui, proprio ieri, l'Ivass (l'autorità di sorveglianza delle assicurazioni) ha autorizzato la fusione con Unipol. Ma ha chiesto una serie di misure tra cui «interventi di governance, adeguati criteri nella distribuzione degli utili, rafforzamento nelle procedure e controlli di alcune aree, inclusi gli investimenti in titoli strutturati» e le riserve sinistri. Richieste su cui l'Ivass vigilerà.

Ma tutto questo non riguarda più Giulia Ligresti. Alta, fasciata in un abito sportivo nero, indossa scarpe da ginnastica quando rientra dall'ora d'aria e raggiunge la saletta degli interrogatori dove incontra un consigliere regionale in visita al carcere. «È una tortura trovarsi qui senza sapere il perché - dice - il tempo non passa mai e le domande diventano ossessioni. Io aspetto solo il momento in cui ci fanno uscire in cortile e lì cerco di muovermi il più possibile, lo sport mi sembra che qui sia l'unica salvezza».

Da una settimana conta i minuti per poter passeggiare sotto il sole in un cortile di asfalto. «I miei figli sono il mio unico pensiero - dice - soprattutto il piccolo che non potrò incontrare finché non sarà finito quest'incubo». La sua casa è una piccola cella che "abita" da sola. Un letto a castello, un tavolino con un fornello, un microscopico bagno senza specchio e senza doccia. «Per quella dobbiamo fare i turni - spiega - ma ne complesso penso di essere fortunata, con le detenute non ho avuto nessun problema e anche le donne che ci sorvegliano sono tutte gentili».

Quando non è in cortile o a colloquio con i parenti che può vedere per due ore ogni giorno - se ne sta nella sua stanzetta illuminata da una piccola finestra e sigillata da due pesanti porte. «In questi giorni di caldo torrido ci permettono di tenerne solo una chiusa per far passare un poco d'aria - racconta - anche se il regolamento lo vieterebbe».

Non dà segni di disperazione, mai una caduta di stile. Dalle sue parole si sente che è determinata a uscire quanto prima «dall'incubo». Dopo l'interrogatorio, le parole degli avvocati, forse, le hanno restituito l'ottimismo con la speranza di una permanenza ancora breve.

 

Giulia Ligresti Giulia Ligresti JONELLA LIGRESTI IN PROCURA A TORINOjonella e salvatore ligrestiGiulia Paolo Jonella e Salvatore LigrestiSalvatore e Jonella Ligresti

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