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IL FASCINO DISCRETO DEL COATTO TRUMP - PIÙ È SCORRETTO, PIÙ LA SPARA GROSSA E PIÙ CRESCE NEI SONDAGGI: LA SUA POPOLARITÀ HA EGUAGLIATO NEGLI USA QUELLA DI PAPA FRANCESCO - PANARARI: “CON LUI L’EGEMONIA SOTTOCULTURALE SI È FATTA GLOBALE”

trump su hillary disgustatotrump su hillary disgustato

1 - IL PARADOSSO DI TRUMP PIÙ È SCORRETTO, PIÙ PIACE

Francesco Semprini per “la Stampa”

 

Comunque vada è stato un successo. L' anno che si sta per concludere ha eletto il suo primo vincitore in questo scorcio iniziale della campagna elettorale per le presidenziali di novembre 2016. È Donald Trump, testa di serie indiscussa - almeno a dar retta ai sondaggi - nel confronto in casa repubblicana, grazie a un consenso che lo ha consacrato, almeno sulla carta, il rivale più credibile in un ipotetico scontro finale con la «front runner» democratica Hillary Clinton.

 

trump buon nataletrump buon natale

Il miliardario newyorchese chiude il 2015 con un consenso che gravita attorno al 37% tra i sostenitori del Grand Old Party, e che non sembra limitarsi all' elettorato bianco o della destra più dura. Secondo una recente rilevazione compiuta da «Clout Research», il magnate del mattone gode di una certa popolarità anche tra le minoranze.

 

CONSENSO IN CRESCITA

Dal sondaggio emerge infatti che il 40% degli intervistati di origine afro-americana ha espresso delle chiare simpatie per Trump, così come il 45% degli ispanici e il 19% degli asiatici. Insomma la linea anti-establishment, anti-sistema, e anti-politically correct ha permesso a «Super Trump» di sfondare un po' a 360 gradi.

obama trumpobama trump

 

Addirittura il candidato repubblicano, secondo un sondaggio Gallup, si contende il secondo posto con Papa Francesco, tra i personaggi più ammirati dagli americani nel 2015, dopo il presidente Barack Obama. E in barba a chi lo dava per un fenomeno «morto sul nascere» e destinato a scomparire già alla fine dell' estate, il magnate newyorchese più si cimenta in prove muscolari irriverenti e talvolta aggressive, più vede i numeri stare dalla sua parte.

 

dibattito las vegas cruz trumpdibattito las vegas cruz trump

Del resto dalla sua discesa in campo alla fine della scorsa primavera, la scalata di consensi è stata direttamente proporzionale alle uscite sui generis. Il 16 giugno al suo esordio dice di non avere bisogno di donatori a differenza dei suoi concorrenti e così supera di gran lena le due cifre in termini di sostegni percentuali. Il 18 luglio, dopo aver detto di John McCain che non è il caso di definirlo «un eroe solo perché è stato catturato», i sondaggi hanno visto Trump proiettarsi nel giro di un paio di settimane sopra quota 20 per cento.

 

LE PROVOCAZIONI

donald trumpdonald trump

A fine agosto, definisce i cinesi «ladri di manifattura» e vola al 30%, e dopo un flesso in settembre torna agli apici quando paventa il rischio di «cavalli di troia per i terroristi» tra i rifugiati siriani, e sostiene la creazione di un database speciale per i musulmani.

 

A dicembre provoca una levata di scudi a livello internazionale quando sostiene la necessità di bloccare l' ingresso per tutti i musulmani negli Stati Uniti. Sono però i giorni della strage di San Bernardino ad opera di Syed Farook, un islamista americano autoradicalizzato, e le parole di Trump hanno presa. Lui rincara la dose e quando gli fanno notare come le sue affermazioni abbiano creato sdegno i tutto il mondo risponde: «I don't care», non me ne importa nulla. È l' inizio della fuga a quota 37 per cento.

DONALD TRUMP TED CRUZDONALD TRUMP TED CRUZ

 

2 - L’IRRESISTIBILE FASCINO DELL’INSULTO

Massimiliano Panarari per “la Stampa”

 

Chi la spara più grossa, vince. E chi vince, si sa, ha sempre ragione (o forse no, ma a tanti questo poco importa). Da giugno a oggi, settimana dopo settimana, secondo un sondaggio dell' Istituto Gallup, il miliardario «outsider» Donald Trump sta riscuotendo un gradimento sempre crescente all' interno dell' elettorato americano soprattutto perché aggredisce frontalmente quel politically correct che coincide con una delle fondamenta del modus vivendi negli Stati Uniti.

 

DONALD  TRUMP TED CRUZ  DONALD TRUMP TED CRUZ

Una strategia che gli sta regalando indici di popolarità enormi. Trump, quindi, come Checco Zalone o il rag. Fantozzi accolto dal giubilo incontenibile dei colleghi quando sfidò il «totem e tabù» della Corazzata Potëmkin (un film, detto per inciso, «pazzesco», ma nel senso positivo, nella storia del cinema)?

 

Il paragone è piuttosto ardito, ma il minimo comun denominatore c'è, e consiste nel sistematico picconamento della correttezza politica. Operazione che vista al cinema si può risolvere in una (grassa) risata «liberatoria», ma spedita alla Casa Bianca avrebbe più di un effetto destabilizzante (parola del per nulla moralistico Economist).

donald trump con l aquiladonald trump con l aquila

 

Le rilevazioni stabiliscono una relazione diretta tra l' aumento dei consensi e la protervia trumpiana nell'assaltare a male parole e insulti beceri gli avversari politici come nel demolire i santuari di quel politicamente corretto che, talvolta un po' ossessivamente rigido nelle sue caselle, rappresenta tuttavia il solo strumento per garantire la convivenza rispettosa (almeno formalmente, ma le forme, giustappunto, sono importanti…) tra i mille credi, etnie, gruppi e orientamenti sessuali che compongono la nazione arcobaleno a stelle e strisce.

donald trump   con l aquiladonald trump con l aquila

 

La travolgente avanzata di Trump che prende a craniate donne, portatori di handicap, immigrati e giornalisti, stracciando il galateo multiculturale (rigorosamente senza scompigliare la saldissima chioma…), si spiega allora con la sua perfetta interpretazione di un certo spirito dei tempi. Meglio, con il suo esserne un'autentica incarnazione, avendo la biografia e (pure) il physique du rôle.

 

donald trump candidati repubblicani usa con dildodonald trump candidati repubblicani usa con dildo

Gli applausi che vengono tributati allo sbranatore di liberals non sono dissimili da quelli che accolgono certe battute dell'ipermacho Vladimir Putin o varie tesi del nostrano Matteo Salvini e della transalpina Marine Le Pen. Uno Zeitgeist ieri qualunquista e che oggi possiamo (semplificando un po') etichettare come populista, alimentato da una molteplicità di fattori. Il rigetto di ogni establishment equiparato sempre e comunque a una casta detentrice di odiosi privilegi, ma pure di ogni minoranza che infastidisce con la sua richiesta di tolleranza e apertura mentale.

 

La pervicace volontà di omologazione (e, quindi, anche di potenza) rivendicata da chi si sente - e sono parecchi, appunto - non riconosciuto o valorizzato, identificando paradossalmente come «uno di noi» il titolare di patrimoni e di uno stile di vita che nulla hanno a che fare con l'«uomo comune» rancorosamente desideroso di rivincita. Il vento impetuoso della disintermediazione anche a livello di basic istinct e a colpi di battutacce grevi e linguaggio da trivio (visti come un cantarle «chiare» e senza peli sulla lingua).

DONALD TRUMP FIRMA UNA TETTADONALD TRUMP FIRMA UNA TETTA

 

Il sapore (dolce-amarognolo) dell'iconoclastia, perché i campioni della scorrettezza politica abbattono i «grandi» e gli idoli detestati da molti che se ne sentono vittime - un effetto dell'invidia di classe che ha rimpiazzato il conflitto sociale regolamentato. Un anti-intellettualismo che, come l'araba fenice, risorge sempre e taccia di snobismo anche chi, parlando, mette semplicemente in fila soggetto, verbo e complemento oggetto.

trump imita serge kovaleskitrump imita serge kovaleski

 

Dietro c'è, molto pericolosamente, l'idea che i problemi complessi possano essere risolti (ovvero, forzati a pseudosoluzione) in maniera non semplice ma semplicistica, dandoci dentro di sfottò, stereotipi ed esibizioni di muscoli. Senza doversi preoccupare: basta che il «popolo» deleghi all'uomo fortissimo che, essendo pure sboccato, piace in maniera irresistibile. E l'egemonia sottoculturale si è fatta così globale…

 

Donald TrumpDonald Trump

 

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