FERMARE IL CENTRINO - LA CAMPAGNA DI GIANNINO È SPARITA DAI GIORNALI: “MONTI MI HA CHIAMATO E MI HA DETTO CHE MONTEZEMOLO NON MI VOLEVA. CHIEDE CONCORRENZA NEI TRENI MA NON IN POLITICA. SONO PIENI DI CANDIDATI IN CONFLITTO D'INTERESSI. E DIETRO MONTI C’È L’OMBRA PESANTE DELLA FIAT” - LUCHINO NON AMA OSCAR PERCHÉ FU GHOSTWRITER DELLA MARCEGAGLIA - ZINGALES & SARAVALLE: “GIANNINO È L’UNICO VOTO UTILE. MONTI ABBANDONERÀ LA LISTA CIVICA CHE RESTERÀ IN MANO A FINI, CASINI E MONTEZEMOLO”…

1 - ELEZIONI: GIANNINO, MONTEZEMOLO NON MI HA VOLUTO
(ANSA) - Monti "mi ha chiamato e mi ha detto che alcuni non mi volevano; Montezemolo. Ho avuto l'impressione, e l'ho anche detto al presidente del Consiglio quando l'ho incontrato, che chi vuole la concorrenza sui treni non la vuole nella concorrenza politica e ho anche aggiunto che chi è a busta paga di Montezemolo e sceglie candidati ha conflitto d'interessi".

Lo dice Oscar Giannino, leader di "Fare per Fermare il Declino" a Rtl 102,5. "Ad esempio - spiega - in Liguria è capolista un titolare fondatore della prima emittente televisiva in Liguria. C'é solo per Berlusconi il conflitto d'interessi? E poi dopo che lo si combatte per tanti anni si scelgono lo stesso tipo di candidati? Monti mi ha detto che avrebbero adottato avrebbero adottato un criterio strettissimo, invito tutti a vedere quale è questo criterio: nessun criterio. Dopo che saranno eletti, uno gli chiederà: vuoi fare qualche cosa?".

2 - MONTI: GIANNINO, DIETRO C'E' PESANTE ORMA DELLA FIAT
(ANSA) - "C'é una pesante orma del problema Fiat irrisolta nella decisione di Monti di candidarsi in quel modo, di affidarsi al presidente della Ferrari, di fare una manifestazione a Bergamo dalla Brembo che è un grandissimo fornitore Fiat. Conosco troppo bene le vicende italiane per non vedere l'orma di un enorme conflitto di interesse". Lo dice Oscar Giannino, leader di "Fare per Fermare il Declino" a Rtl 102,5.

"L'orma FIAT-Marchionne-Obama credo sia molto forte e ne sono preoccupato. Credete davvero che il Presidente del Consiglio sia andato a Menfi a dire 'Da qui riparte la FIAT nuova' e solo dieci giorni dopo abbiamo appreso che ci sono due anni di cassa integrazione, due anni di cassa integrazione per uno stabilimento così non si chiedono e ottengono in sei ore. Lo sapeva perfettamente", conclude.


3 - FERMARE IL DECLINO: "IL VERO VOTO UTILE È PER IL CAMBIAMENTO"
Lettera di Alberto Saravalle e Luigi Zingales a "Linkiesta"

Alberto Saravalle è presidente dello studio Bonelli Erede Pappalardo e professore di Diritto dell'Ue a Padova

Luigi Zingales è professore di Entrepreneurship and Finance alla Booth School of Business dell'Università di Chicago

Caro Direttore,

Ci rivolgiamo ai lettori al suo giornale - che leggiamo e apprezziamo - perché crediamo che in questa campagna elettorale si trovino di fronte a una scelta difficile. Ci riferiamo a quella borghesia colta e illuminata che, dopo un ventennio di Berlusconismo, trascorso tra mal di pancia e mugugni, si era illusa di poter voltare pagina per intraprendere un nuovo percorso di ricostruzione civile e crescita. A loro vogliamo spiegare i nostri principi nella convinzione che nel nostro programma e nella nostra coerenza risieda il vero voto utile. E non quello che tradizionalmente è espressione del compromesso.

I dodici mesi del governo Monti non hanno realizzato molte delle attese: dal tecnocrate che diceva di non avere ambizioni politiche ci si aspettavano riforme più efficaci (in particolare del lavoro), la fine del tradizionale e ormai superato metodo di concertazione, l'avvio di un piano di dismissioni del patrimonio pubblico, l'adozione del piano di Francesco Giavazzi sull'abolizione dei sussidi quasi assistenziali alle imprese e un primo taglio deciso ai costi della politica.

Riconosciamo certamente a Monti l'essere riuscito a ridare credibilità al nostro Paese sulla scena internazionale e a ricondurre il dibattito politico sui contenuti concreti, ma non basta più. E purtroppo il rinnovamento della classe politica intanto si è inceppato.

Molti avevano confidato in un successo di Matteo Renzi alle primarie del Pd che avrebbe svecchiato la classe dirigente e rivisitato in chiave più moderna e liberale le tradizionali politiche di sinistra. Altri speravano che un candidato credibile potesse prendere la guida del centro-destra e ricostruire un partito di stampo europeo. Ma il risveglio è stato brusco.

Da un lato la vecchia guardia del Partito democratico non solo ha sbaragliato Renzi ma anche messo fuori gioco, nelle primarie per le candidature, la maggior parte dei suoi sostenitori. Dall'altro, contrariamente a tutte le previsioni, l'intramontabile Berlusconi è ritornato in campo, ha aggregato Lega, Comunione e Liberazione e altri improbabili alleati, ed è riuscito a dimezzare in poche settimane la forbice che lo separava da Bersani.

In questo scenario preoccupante, qualcuno aveva visto nella "salita" in politica di Monti una possibile ancora di salvezza. Il neonato raggruppamento montiano, però, ha subito mostrato i suoi limiti, rivelando un lato inedito del premier e attirandogli più che condivisibili critiche per gli alleati della vecchia politica che compongono lo schieramento. L'aplomb da statista sobrio, con una visione internazionale, ha lasciato il passo al consumato politico che fa promesse generiche, troppo spesso cambia posizione (dall'Imu al redditometro, dalla patrimoniale ai diritti civili dei gay) e si muove alla ricerca della benedizione del Vaticano.

Certo Monti continua giustamente a godere di una stima diffusa, ma le truppe che si è scelto, per tradizione e storia personale, sono tutt'altro che inclini ai cambiamenti di passo che la situazione richiede. Che succederà se poi Monti sarà eletto Presidente della Repubblica o nel 2014 sarà chiamato a succedere a Van Rompuy alla Presidenza del Consiglio dell'Ue? Che ne sarà a quel punto di Scelta Civica? La leadership, anche di diritto, resterà in mano a Casini, Fini e Montezemolo con i quali certamente non si potranno fare le incisive riforme di cui l'Italia necessita. Per questo il nuovo raggruppamento non convince. E l'ancora elevato numero degli indecisi a poche settimane dal voto lo dimostra.

E allora? Quale alternativa per chi è consapevole di quanto sia pericolosa l'alleanza Berlusconi-Lega (che ha già portato l'Italia sull'orlo del baratro) e, al tempo stesso, non è convinto dal Pd di Bersani (perché pensa che il paese non abbia bisogno di un usato sicuro, ma di un nuovo motore per far partire la crescita)?

Una risposta, che noi crediamo convincente e credibile è offerta dalla lista Fare per Fermare il Declino, guidata da Oscar Giannino. C'è un programma concreto, pubblicato da mesi con tanto di schede di approfondimento e proposte da attuare nei 100 giorni, e di cui molti poi si sono appropriati: la riduzione del debito pubblico, la vendita del patrimonio dello Stato (a partire dai beni immobili) e la parallela riduzione del cuneo fiscale e dell'Irap, la riforma della macchina della giustizia cominciando dagli interventi per accorciarne i tempi, specializzare i giudici, modificare le norme sulla prescrizione e intervenire sulla indecorosa situazione delle carceri, la disciplina dei conflitti di interesse, ecc.

L'elenco è molto dettagliato. Puntuale. Ma quello che conta è che c'è un'idea di base di rinnovamento della classe politica e amministrativa (anche i grand commis di Stato devono lasciare il campo a nuovi volti). C'è la credibilità intellettuale e il rigore morale delle persone che hanno elaborato il progetto e che lo stanno propagandando in Italia.

C'è soprattutto un'idea per porre fine alla stagnazione in cui versa il paese da troppo tempo: concorrenza, meritocrazia, liberalizzazioni non sono mere parole d'ordine di un iperliberismo accademico, ma strumenti per promuovere in Italia quella mobilità sociale che sola può portare a superare il crescente stato di emarginazione in cui vivono giovani, donne, precari.

Insomma, perché arrendersi ancora una volta e votare controvoglia in nome del cosiddetto "voto utile"? I sondaggi ci dicono che Fare agli inizi dell'anno era già circa al 2,5 per cento. Nonostante la grande stampa lo ignori, il passaparola si estende contagiosamente perché Giannino parla alla gente, non ai soliti noti. E alla gente piace l'idea di un partito "libero", senza azionisti di riferimento. E' una grande opportunità per dare una vera svolta a questo paese. Basta un po' di coraggio per renderlo possibile. Se non lo facciamo ora, poi non potremo ancora una volta lamentarci e recriminare. In fin dei conti il vero voto utile è quello che da un segnale di cambiamento.

 

 

 

OSCAR GIANNINO zingales e giannino MONTI RICCARDI MONTEZEMOLO fiat marchionne monti marcegaglia - montezemoloCasini e Finipier luigi bersani VIGNETTA BENNY DA LIBERO BERLUSCONI E ALFANO SUL RING ALFANO BERLUSCONI E MARONI zingalesALBERTO SARAVALLE

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO A GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO