FERMI TUTTI! “DIETRO STAMINA UNA MULTINAZIONALE DELLA COSMETICA” - IL MINISTRO LORENZIN: “NON È UNA CURA”, MA IL GIUDICE DÀ IL VIA LIBERA

Valentina Arcovio per "La Stampa.it"

Mister Stamina non è solo. Dietro le quinte della battaglia intrapresa da Davide Vannoni e la sua Stamina Foundation si celano strutture e persone che nelle cellule mesenchimali hanno visto un proficuo business, prima di una potenziale terapia salva-vita ancora da accertare. Il primo tassello di questa intricata tela si chiama Medestea, una multinazionale farmaceutica che commercializza, tra le altre cose, prodotti cosmetici e integratori.

Il collegamento tra Medestea e Stamina è ormai pacifico. Lo stesso Vannoni, infatti, ha ammesso che la multinazionale farmaceutica si è impegnata a finanziare le attività della Fondazione Stamina. «Medestea doveva finanziare parte della nostra attività con due milioni di euro - dichiara Vannoni - ma è in crisi di liquidità, per cui ce ne ha dati solo 450mila. Speriamo che ci siano altri versamenti».

Medestea, il cui presidente è l'industriale Gianfranco Merizzi, è una società che in passato ha già avuto a che fare con le autorità. Precisamente 14 anni fa, quando il pm torinese Raffaele Guariniello, ora impegnato a indagare su Stamina, ha messo sotto inchiesta il Cellulase, un prodotto anti-cellulite commercializzato da Medestea.

«Il coinvolgimento di una multinazionale con Stamina dimostra quindi che c'è un evidente interesse economico sul metodo di Vannoni», dice Elena Cattaneo docente all'Università di Milano e direttrice del centro di ricerca sulle cellule staminali UniStem. Interesse che avrebbe lo scopo di arrivare ad una vera e propria deregulation dell'uso delle cellule mesenchimali facendone passare l'utilizzo non come un farmaco, ma come un trapianto, come espressamente auspicato da Stamina e Medestea.

In questo modo infatti l'uso delle staminali seguirebbe iter meno rigidi, eliminando alcune delle fasi della sperimentazione che sono invece necessarie per approvare un farmaco e per definirne la sicurezza ed efficacia. Anche il dibattito svolto in Parlamento per la conversione in legge del decreto Balduzzi - che avvia la sperimentazione a spese del pubblico (3 milioni di euro) ha risentito di questa azione.

Nel tavolo tecnico organizzato da Balduzzi, la stragrande maggioranza dei rappresentanti scientifici non ha nascosto le profonde perplessità verso Vannoni e il metodo Stamina. L'unica voce fuori dal coro, secondo chi ha partecipato ai lavori, sarebbe stata quella di Camillo Ricordi, docente all'Università di Miami, Florida, dove dirige il celebre Diabetes Research Institute (Dri) e la divisione del Centro Trapianti.

«Nel suo intervento - riferisce Michele De Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa Stefano Ferrari dell'Università di Modena e Reggio Emilia - Ricordi ha spiegato perché a suo avviso le terapie a base di cellule staminali, quindi anche quelle di Vannoni, dovessero essere regolate come i trapianti e quindi non sottoposte alle fasi II e III della sperimentazione prima del loro ufficiale impiego.

Inoltre ha sottoposto alla nostra attenzione un documento che, secondo lui, avrebbe dimostrato che la politica di Usa e Giappone sulle staminali stesse andando verso una deregolamentazione. In realtà, in quei documenti abbiamo letto solo una proposta che un certo Arnold Caplan voleva fare agli enti regolatori americani».

Arnold Caplan è presidente della Osiris Therapeutics, società americana che come Medestea è interessata alle staminali. Ricordi e Caplan avrebbero avuto rapporti, almeno stando a un post pubblicato su Facebook da Merizzi, in cui viene annunciata l'uscita di un articolo su Cell R4, in cui Caplan e Ricordi avrebbero sostenuto la deregulation delle terapie rigenerative.

L'articolo è stato pubblicato, ma con la sola firma Ricordi, che qualche settimana prima aveva dichiarato di esser disponibile a testare le cellule di Stamina negli Usa. Solo due giorni fa la marcia indietro di Ricordi, che precisa: «non sono un collaboratore di Davide Vannoni, né un suo sostenitore».

Al di là dei rapporti dei vari attori, c'è un dato di fatto che ha lasciato perplessa la comunità scientifica italiana. Una volta passato al Senato, nel decreto Balduzzi è apparso un emendamento in cui in pratica si stabiliva che le colture di cellule mesenchimali sarebbero state regolate dalla legge i trapianti. «Un emendamento che per fortuna è stato cancellato dalla legge approvata», dice De Luca.

Ora però gli scienziati chiedono al governo di bloccare la sperimentazione. «Il caso Stamina - dice Paolo Bianco dell'Università Sapienza di Roma - è un problema di ordine pubblico, nel quale la politica ha avuto le sue responsabilità ed è venuto il momento che la politica se le assuma seriamente».


2 - LORENZIN: STAMINA NON È UNA CURA
Da "La Stampa.it"

In attesa che il primo agosto, dopo vari rinvii, il presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, consegni all'Istituto superiore di sanità il protocollo del metodo da lui messo a punto, arriva oggi dal ministro della Salute un chiarimento al fine di «non creare confusione e illusione» tra i malati: «Stamina non è un metodo di cura» e «sbaglia chi, in deroga alle norme vigenti a alla sospensione del Tar per quanto riguarda gli Spedali di Brescia, continua ad autorizzare pazienti a sottoporsi a delle cure che non sono tali. È un grande errore che crea confusione e illusioni nella fascia di popolazione affetta da malattie rare o incurabili».

«Ricordo - afferma ancora il ministro - che il trattamento deve ancora essere sperimentato e ancora non è chiaro per quali malattie potrebbe essere efficace, quindi non è una cura». Inoltre, «di fronte a vicende come questa che riguardano la sperimentazione di cure per malattie rare con metodologie non ortodosse, è evidente che ci possano essere interessi economici in agguato».

Una presa di posizione, quella di Beatrice Lorenzin, subito però "contraddetta" dall'ultimo via libera al metodo a base di cellule staminali mesenchimali giunto, a poche ore dalle dichiarazioni del ministro, dal giudice di Piacenza Giovanni Picciau, che ha accolto il ricorso di urgenza dei genitori di due bambini, di circa 11 anni, residenti a Piacenza, immobilizzati su una sedia a rotelle a causa di una grave malattia neurodegenerativa.

I due bambini potranno ora cominciare le infusioni a base di cellule staminali mesenchimali agli Spedali civili di Brescia, nei cui laboratori si utilizzava il protocollo Stamina. Sono 130 i ricorsi accolti finora in Italia, e a Brescia, come reso noto da Vannoni, sono oltre 200 i pazienti autorizzati alle cure ma in lista di attesa. I malati per i quali i trattamenti a Brescia sono già stati avviati sono invece una trentina.

Una vicenda che continua a complicarsi, mentre si attende l'incontro del 12 luglio all'Iss tra Vannoni ed il comitato scientifico che gestirà la sperimentazione. E se il presidente di Stamina ribadisce le proprie richieste, tra cui che venga nominato un organismo di controllo terzo a livello internazionale, vari ricercatori continuano a contestare il metodo.

Così l'esperto di staminali Paolo Bianco, dell'Università La Sapienza di Roma, chiede al ministero «un'inchiesta per chiarire che cosa sia stato somministrato ai pazienti di Brescia, trattati secondo lo stesso Vannoni con un metodo segreto e "non standardizzato"».

Sul fronte opposto le famiglie dei malati a favore del metodo, che hanno dato il via ad un'asta di caschi da moto "griffati" a sostegno dei pazienti in trattamento. Oggi è stato assegnato anche il secondo casco special edition "Forza Sofia", messo in palio dal Comitato Voa Voa! e realizzato appositamente dal campione di Superbike Michel Fabrizio a sostegno dei bambini in cura compassionevole a Brescia: è stato "battuto" per 16.000 euro.

 

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