FINI FU IL TRAMITE FRA CORALLO E I TULLIANI, LO SCRIVONO I PM ROMANI – PER QUESTO E’ INDAGATO PER RICICLAGGIO – VACANZE A SCROCCO AI CARAIBI PRIMA DI CONOSCERE ELISABETTA, PAGATE DAL RE DELLE SLOT MACHINE – ED E’ SEMPRE LUI A FINANZIARE LA RISTRUTTURAZIONE DELLA CASA DI MONTECARLO

 

Giovanni Bianconi per il Corriere della Sera

 

elisabetta tulliani gianfranco finielisabetta tulliani gianfranco fini

I soldi e i beni sequestrati dalla Guardia di Finanza, per un valore di circa 5 milioni di euro, sono di Elisabetta, Giancarlo e Sergio Tulliani; rispettivamente moglie, cognato e suocero di Gianfranco Fini. Ma al centro dei rapporti considerati illeciti con il «re delle slot machine» Francesco Corallo (arrestato nel dicembre scorso alle Antille olandesi, dove ancora attende l' esito della richiesta di estradizione in Italia) c' è lui, l' ex leader di Alleanza nazionale, nonché ex esponente di punta del governo Berlusconi e poi presidente della Camera.

 

La conoscenza tra Fini e Corallo, infatti, è precedente all' entrata in scena dei Tulliani. Risale al 2004, quando l' ex deputato del Pdl Amedeo Laboccetta (arrestato anche lui a dicembre) portò l' allora vicepresidente del Consiglio in vacanza sull' isola di Saint Martin, con altre 14 persone, per due settimane. Ospiti dell' imprenditore dei videogiochi, titolare della società Atlantis.

 

FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO

VACANZA PAGATA

In quell' occasione - ha riferito lo stesso Laboccetta ai magistrati, prima di passare dal carcere di Regina Coeli agli arresti domiciliari - Fini «suggellò con Corallo un' intesa che è stata utile ad Atlantis nello svolgimento dei rapporti con l' Amministrazione dei Monopoli. Infatti lo stesso Laboccetta si rivolse al segretario di Fini, Proietti Cosimi, allorché, nell' aprile 2005, Atlantis ebbe problemi con l' Amministrazione che formulò contestazioni con diffida che avrebbero potuto condurre alla revoca della concessione». E Proietti Cosimi risolse il problema.

 

Francesco Proietti CosimiFrancesco Proietti Cosimi

Poi arrivarono i Tulliani e, sempre a detta di Laboccetta, Fini «cercò di far concludere un affare immobiliare a Giancarlo, fratello della compagna Elisabetta, presentandolo come intermediario per l' acquisto di una proprietà a Roma cui era interessata la società di Corallo». L' affare sfumò, ma le frequentazioni continuarono, tanto che alla festa per il compleanno della prima figlia di Gianfranco ed Elisabetta, nell' appartamento di Montecitorio dove Fini si era trasferito in quanto presidente della Camera, «parteciparono pochi parenti, qualche personaggio politico, compagni di partito nonché Francesco Corallo e la sua compagna».

 

AMEDEO LABOCCETTA AMEDEO LABOCCETTA

A parte le dichiarazioni dell' ex deputato indagato nella stessa inchiesta condotta dal procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino e dal sostituto Barbara Sargenti - che ieri ha portato al decreto di sequestro e alle perquisizioni di uffici e appartamenti, tra cui quello in cui vivono i coniugi Fini -, sono i soldi inseguiti dagli investigatori della Finanza a rendere sospetti i rapporti tra Corallo e i Tulliani. Instaurati «per il tramite di Gianfranco Fini», specificano gli inquirenti.

GIULIA BONGIORNO ELISABETTA TULIANI E  GABRIELLA BONTEMPOGIULIA BONGIORNO ELISABETTA TULIANI E GABRIELLA BONTEMPO

 

Prima c' è stato il progetto di farli entrare nell' Atlantis con il 10 per cento delle quote azionarie; poi sono arrivati i trasferimenti milionari attraverso società create appositamente, e conti bancari accesi a questo scopo.

 

VERSAMENTI SOSPETTI

Secondo il giudice Simonetta D' Alessandro, che ieri ha ordinato il sequestro preventivo dei beni, «i Tulliani sicuramente capivano l' illiceità dei contegni cui si accingevano». Ed erano consapevoli dell' interesse di Corallo a tenere buoni rapporti con il governo attraverso un «esponente centrale» come Fini.

 

giancarlo e elisabetta  tullianigiancarlo e elisabetta tulliani

Ai tre - padre e figlio difesi dagli avvocati Titta e Nicola Madia, la figlia assistita da Giulia Bongiorno - viene contestato il riciclaggio dei soldi di Corallo; accumulati illegalmente, secondo l' accusa, grazie a una sostanziale truffa ai danni dello Stato agevolata da appositi provvedimenti di legge tanto «abnormi» da garantirgli un «irragionevole privilegio». Adesso è indagato anche Fini, per concorso nello stesso reato. Lui commenta che è «un atto dovuto» e si dice fiducioso che la magistratura chiarisca tutto.

giancarlo tullianigiancarlo tulliani

 

Per adesso, gli inquirenti ritengono di aver chiarito che il riciclaggio era «strettamente correlato» con le leggi fatte in favore di Corallo, che poi si sarebbe sdebitato attraverso i Tulliani. Oltre al denaro per finanziare l' acquisto della famosa casa di Montecarlo ereditata da Alleanza nazionale (comprata nel 2008, ristrutturata con altri soldi di Corallo e rivenduta nel 2015 a 1.360.000 euro), le Fiamme gialle hanno individuato un versamento a papà Tulliani di due milioni e 400 mila euro, effettuato dopo il varo di un decreto molto vantaggioso per l' affare dei videogiochi.

VILLINI DI GIANCARLO TULLIANI ROMA jpegVILLINI DI GIANCARLO TULLIANI ROMA jpeg

 

Successivamente metà di quel denaro è finito a Giancarlo per acquistare il villino bifamiliare dov' è ufficialmente domiciliato, anche se da dicembre s' è trasferito negli Emirati Arabi; un' altra parte (550 mila euro) è andata su un conto di Elisabetta che l' ha utilizzata per comprare una casa. Commenta il giudice D' Alessandro: «I contegni, basici, rispondono a bisogni primari: la casa per sé, la casa da affittare. Cessate le aspirazioni internazionali, si delinea la piccola delinquenza finanziaria routinière ».

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