FORMINCHIONI ASSEDIATO: NON BASTAVA ESSERE INQUISITO PER LA STORIA DELLA MAUGERI, ORA SPUNTA PURE IL CASO SAN RAFFAELE - IL CELESTE, CHE TANTE VOLTE HA NEGATO QUALSIASI COINVOLGIMENTO DEL PIRELLONE, AVREBBE INCASSATO, FRA I “BONUS” CHE GLI PASSAVA IL FACCENDIERE DACCÒ, ANCHE 7-8 MLN € PROVENIENTI DALL’ISTITUTO DI DON VERZÉ - LA REGIONE AVREBBE CONCESSO ALL’OSPEDALE DEI FINANZIAMENTI IN MODO DISCREZIONALE...

Luigi Ferrarella per "Corriere della Sera"

Non più solo per la Maugeri, ma anche per il San Raffaele: il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, sinora inquisito nel filone sulla Fondazione pavese, è adesso indagato assieme al mediatore Pierangelo Daccò per l'ipotesi di corruzione anche in rapporto ai consistenti finanziamenti pubblici erogati negli anni dal Pirellone all'ospedale San Raffaele nella vecchia gestione, l'istituto fondato da don Verzé e guidato sino al suicidio il 18 luglio 2011 dal vicepresidente Mario Cal.

Formigoni aveva sempre ripetuto come a suo avviso questa fosse «una vicenda che riguarda alcuni privati, la Regione Lombardia è del tutto estranea, come tutti sanno anche se fanno finta di non sapere»; e più volte aveva rimarcato che sull'istituto di don Luigi Verzé «la magistratura ha indagato per 16 mesi e nessun addebito è stato sollevato nei confronti della Regione: né del presidente, né di assessori, dirigenti o funzionari». Ora non è più così.

I contanti del suicida
Dal 2012 Formigoni era indagato per le ipotesi di corruzione e illecito finanziamento già in relazione ai favori (viaggi, uso esclusivo di yacht, sconto sul prezzo di una villa di lusso venduta al coinquilino Perego, un contributo elettorale) stimati di valore complessivo attorno ai 7,5 milioni, ed elargitigli negli anni dal «portafoglio» dell'amico Daccò, intermediario che dalla Fondazione Maugeri di Pavia era contemporaneamente stato gratificato con ben 60 milioni in 10 anni per «aprire porte» in Regione e propiziare indebiti rimborsi o sbloccare incagli.

Adesso la novità è che la Procura ritiene di poter sostenere che i benefit ipotizzati come tangenti a Formigoni sarebbero arrivati da un «portafoglio-Daccò» alimentato dalla confluenza non solo dei 60 milioni di compensi illeciti versati all'estero al mediatore dalla Fondazione Maugeri, ma anche da 7/8 milioni arrivati invece a Daccò dal San Raffaele: un po' più di 2 milioni con bonifici a Daccò, e oltre 5 milioni in contanti che il vicepresidente dell'istituto di don Verzé, dopo averli creati dalle sovrafatturazioni con alcuni fornitori, aveva consegnato a Daccò. Il quale per questi soldi, sotto il profilo della distrazione dal patrimonio dell'istituto e quindi del concorso in bancarotta del San Raffaele ammesso al concordato preventivo, è stato già condannato in primo grado il 3 ottobre scorso a 10 anni in abbreviato dal giudice Cristina Mannocci.

I testi e la perizia
A spingere il nuovo passo della Procura sono due indicatori. Il primo sono gli interrogatori di almeno due dirigenti regionali, che dall'interno avrebbero fornito delucidazioni tecniche utili a «smontare» il rompicapo dei complicatissimi atti esecutivi delle delibere regionali in tema di «remunerazione delle funzioni non coperte da tariffe predefinite». Cioè dei bonus che Regione Lombardia, in aggiunta ai fondi già versati per rimborsare le cure mediche prestate agli ammalati, distribuisce agli ospedali come riconoscimento di attività d'eccellenza, in base a 30 parametri che per definizione lasciano ampia discrezionalità.

Il secondo elemento è la relazione preliminare del consulente tecnico dei pm (un architetto incaricato già altre volte dalla Procura come esperto amministrativista) sulle delibere dei finanziamenti regionali nell'era Formigoni 1995-2010. Non tanto per la contabilità dei soldi pubblici erogati a questo titolo a San Raffaele (oltre 400 milioni) e Maugeri (più di 200 milioni), quanto per i profili di anomalia amministrativa nei provvedimenti secondo il consulente Maurizio Bracchi.

Criteri oscuri
Nelle delibere di molti degli anni esaminati, infatti, il consulente dei pm Greco-Pedio-Pastore-Ruta addita come, «per tutti gli atti deliberativi concernenti il riparto dei compensi per le funzioni non tariffate, l'attività istruttoria» della Regione «appare non congruamente formalizzata. La conseguenza è che allo stato è impossibile ricostruire ex-post il percorso logico di formazione della volontà dell'organo deliberante, soprattutto quando si enunciano principi e metodi di assegnazione di finanziamenti pubblici senza che venga poi dato puntuale conto dell'attuazione di quanto enunciato».

In teoria un criterio indicato era ad esempio «la numerosità della casistica» propria di ciascuna struttura, «utilizzata per la formazione dell'ipotetica graduatoria fra gli operatori pubblici e privati e, nell'ambito di questa graduatoria, per l'effettuazione della scelta del 20% delle strutture beneficiarie del finanziamento». Ma, in pratica, quale fosse questa «numerosità della casistica» è «un elemento oggi ignoto: ciò non può che minare alla base quegli essenziali requisiti di trasparenza e di imparzialità su cui si dovrebbe fondare la correttezza e la stessa legittimità dell'atto amministrativo adottato».

«Evidente squilibrio»
Il consulente della Procura aggiunge di non poter «tacere il fatto che i criteri e gli indicatori stessi, in base ai quali operare il riparto del fondo stanziato, vengono proposti alla Giunta e deliberati dalla Giunta quando l'assetto funzionale e le capacità produttive dei reparti potenzialmente assegnatari dei finanziamenti erano ben noti agli uffici regionali. Circostanza che non depone certamente a favore dell'imparzialità dell'azione amministrativa, soprattutto se l'esito della procedura presenta l'evidente squilibrio in favore di uno degli operatori, nella fattispecie l'Ospedale San Raffaele, presenti sul mercato regionale delle prestazioni chirurgiche».

Uno dei problemi, ad esempio nel 2003, è che «l'assegnazione di questi ultimi finanziamenti, in larghissima misura finiti nelle casse dell'Ospedale San Raffaele, viene dalla Giunta regionale deliberata sulla scorta di criteri puntualmente enunciati nella propria deliberazione, ma della cui applicazione concreta ai fini della designazione dei beneficiari non viene dato conto».

Infatti «ciò che gli uffici regionali hanno ritenuto essere "materiale istruttorio funzione di eccellenza per le attività per acuti" non è altro che la stampa di un insieme di fogli di calcolo caratterizzati dalla loro assoluta inconsistenza in termini di capacità illustrativa del processo logico di applicazione dei criteri prefissati e di individuazione dei beneficiari».

Del resto, quando la polizia giudiziaria il 9 luglio ha acquisito in Regione gli atti istruttori e preparatori delle delibere sulle funzioni non tariffabili, «si è appreso come siano rappresentati, secondo quanto riferito da funzionari e dirigenti, dalla mera estemporanea stampa di tabelle e fogli di calcolo, peraltro privi dell'indicazione del redattore e/o del responsabile della correttezza dei dati e della loro elaborazione, e privi anche di indicazioni esplicative che ne possano consentire l'interpretazione».

 

FORMIGONI COCCARDA Nicola Sanese, FormigoniVIGNETTA ELLEKAPPA DA LA REPUBBLICA CONDANNA A DACCO E GLI ANNI PER FORMIGONI ROBERTO FORMIGONI ASSEGNA IL FORMAGLIONE DACCO' - FORMIGONIFORMIGONI SULLO YACHT DI DACCO Roberto Formigoni ospite a bordo dello yacht di Piero Dacco FORMIGONI SULLO YACHT DI DACCO'Mario Cal e Don VerzeDon VerzeDON VERZE E MARIO CAL IN PISCINA IN BRASILE DA OGGI

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