FRANCESCO SI COMMUOVE VISITANDO IL MEMORIALE DELL'OLOCAUSTO - DALLA SPIANATA DELLE MOSCHEE AL SALUTO AL GRAN MUFTÌ E A TUTTI I MUSULMANI CHIAMANDOLI FRATELLI, E DOPO AVERE PREGATO DAVANTI AL MURO DEL PIANTO, INSERENDO TRA LE FESSURE UN BIGLIETTINO CON SU SCRITTO LA PREGHIERA DEL PADRE NOSTRO

Franca Giansoldati per Il Messaggero

«Adamo dove sei? Dove sei uomo? Dove sei finito? In questo luogo memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: Adamo dove sei? In questa domanda c'è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio».

Papa Bergoglio legge lentamente il discorso che ha preparato per la visita al memoriale dell'Olocausto, tappa obbligata per tutti i capi di Stato che visitano Israele. Ci arriva dopo avere fatto tappa alla Spianata delle moschee, salutato il Gran Muftì e tutti i musulmani chiamandoli fratelli, e dopo avere pregato davanti al Muro Occidentale, inserendo tra le fessure di quelle pietre secolari un bigliettino con su scritto la preghiera del Padre Nostro, vergata con la sua calligrafia minuscola, e in lingua spagnola.

Al Memoriale Bergoglio non riesce a nascondere la commozione. Con lo sguardo scorre sul pavimento nero i nomi dei luoghi dello sterminio di 6 milioni di persone: Auschwitz, Bergen Belsen, Mathausen, Dachau. «Dio dacci la grazia di vergognarci di ciò che, come uomini siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria, di avere disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti di fango, quella che tu vivificasti con il tuo alito di vita. Mai più, Signore Mai più».

Ad accompagnarlo sul monte Herzl, dedicato al fondatore del Sionismo, Theodor Herzl, il Papa ci arriva con il presidente Peres, il premier Netanyahu, il rabbino ashkenazita e il suo amico rabbino Skorka, arrivato apposta dall'Argentina per sostenerlo, consigliarlo, condividere questo momento storico. Sono amici da più di trent'anni, hanno lavorato assieme a progetti inter religiosi, hanno persino scritto un libro a quattro mani: "Il cielo e la terra".

Toccante e commovente l'incontro con alcuni sopravvissuti all'inferno della Shoah. Bergoglio si è avvicinato, inchinandosi e prendendo la loro mano per baciarla. Con alcuni ha scambiato alcune parole, ma per lo più ha ascoltato attento. L'ultima è stata una donna davanti alla quale è restato in silenzio totale, così come è restata muta anche lei.

E' stato un dialogo impenetrabile, fatto di sguardi intensi, dove uno leggeva nell'altro il peso di avere assistito alla morte di famigliari, parenti, amici, ed essere sopravvissuti a tutto questo, e faticare ancora a trasformarlo in una spiegazione accettabile.

Perchè? Ecco che allora il silenzio si è fatto discorso, prendendo il largo con il cuore, e il calore di una mano nel tentativo di fare capire sentimenti nobili, comprensione, fratellanza, condivisione.

Bergoglio riparte dallo Yad Vashem diretto al rabbinato per una visita di cortesia ai due rabbini, quello ashkenazita e quello sefardita , insieme ai quali pronuncia una solenne promessa: «Potremo contrastare con fermezza ogni forma di antisemitismo e le diverse altre forme di discriminazione. Il Signore ci aiuti a camminare con fiducia e fortezza d'animo nelle sue vie. Shalom».


2. L'INVITO DI FRANCESCO A EBREI E ARABI "VENITE DA ME A PREGARE PER LA PACE"
Gian Guido Vecchi per il "Corriere della Sera"

La svolta del viaggio è una curva a gomito che da Hebron Road e il Palazzo presidenziale palestinese accosta il muro di separazione e gira in Menger Street verso Piazza della Mangiatoia e la chiesa della Natività. Francesco ha appena incontrato Abu Mazen, sta andando alla messa e fa fermare l'auto scoperta, non è un'improvvisazione ma un gesto meditato dalla vigilia, ci sono un sacco di bimbi in attesa, il Papa scende e si avvicina al cemento solcato di graffiti, non lontano dai murales di Banksy, almeno tre minuti che sembrano non finire più: guarda in alto, poi abbassa il capo e chiude gli occhi, posa la mano destra sul muro e resta così, in preghiera, davanti a questo «simbolo di divisione e di incapacità degli uomini a costruire veramente la pace in questa terra», come dice padre Lombardi.

Francesco lo ricordava una settimana fa ai vescovi italiani: «Il vostro annuncio sia cadenzato dall'eloquenza dei gesti, mi raccomando: l'eloquenza dei gesti». Così la preghiera silenziosa diventa la premessa di un intervento diretto che un Pontefice non aveva mai compiuto, la proposta che Francesco sillaba al Regina Coeli, rivolgendosi in piazza al presidente palestinese: «In questo luogo, dove è̀nato il Principe della pace, desidero rivolgere un invito a lei, signor presidente Mahmoud Abbas, e al signor presidente Shimon Peres, ad elevare insieme con me un'intensa preghiera invocando da Dio il dono della pace.

Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera». Francesco lo ripete negli stessi termini al presidente israeliano che lo accoglie a Tel Aviv con il premier Netanyahu, appena sceso dall'elicottero giordano che lo ha accompagnato dalla Palestina: «Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace èun tormento. Tutti gli uomini e le donne di questa Terra e del mondo intero ci chiedono di portare davanti a Dio la loro ardente aspirazione alla pace».

Anche la proposta è stata preparata e preceduta da sondaggi diplomatici, i due presidenti di lì a poco fanno sapere che accettano, fonti palestinesi parlano già del 6 giugno e comunque è questione di poche settimane, il 27 luglio scade il mandato di Peres. Due popoli, due Stati.

Francesco chiede «il coraggio» del dialogo, «non c'è un'altra via», e prima di andare a Gerusalemme («città di valore universale», precisa) per l'incontro col patriarca ortodosso Bartolomeo e la prima preghiera comune dei cristiani al Santo Sepolcro (è Francesco a cedere il passo a Bartolomeo all'ingresso), ripete la linea già indicata da Ratzinger: «Sia universalmente riconosciuto che lo Stato d'Israele ha il diritto di esistere e di godere pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti; sia ugualmente riconosciuto che il popolo palestinese ha il diritto ad una patria sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente. La "soluzione di due Stati" diventi realtà e non rimanga un sogno».

Gesti e parole del Papa sono attenti nel riconoscere ragioni e dolori delle due parti. Francesco ricorda che oggi andrà in visita allo Yad Vashem, memoriale «dei sei milioni di ebrei vittime della Shoah», e arrivato in Israele scandisce: «Prego Dio che non accada mai più un tale crimine». Invoca una cultura dell'incontro «dove non ci sia posto per l'antisemitismo, in qualsiasi forma si manifesti, e per ogni espressione di ostilità, discriminazione o intolleranza verso persone e popoli», fino a ricordare «con cuore profondamente addolorato» l'attentato «efferato» di Bruxelles: «Nel rinnovare la mia viva deplorazione per tale criminoso atto di odio antisemita, affido a Dio misericordioso le vittime».

A Betlemme, in visita al campo profughi di Dheisheh, si è trovato davanti un centinaio di bambini che innalzavano cartelli con scritte del tipo «cristiani e musulmani vivono sotto l'occupazione» o «io non ho mai visto il mare». A un bimbo che gli diceva «abbiamo visto la catastrofe, la nakba, negli occhi dei nostro nonni», Francesco ha riposto: «Comprendo ciò che mi dite, ma non lasciare mai che il passato determini la vita. Guardate sempre avanti. Lavorate e lottate per ottenere le cose che volete.

Però sappiate che la violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace». Nella messa di Betlemme, in una piazza colma di fedeli, aveva incentrato l'omelia sul dolore dei bambini che oggi sono «sfruttati, maltrattati, schiavizzati, oggetto di violenza e di traffici illeciti, profughi, rifugiati, a volte affondati nei mari, specialmente nelle acque del Mediterraneo», sospirando: «Di tutto questo noi ci vergogniamo oggi davanti a Dio, a Dio che si è fatto Bambino».

 

 

Peres e Francesco ascoltano il discorso di Netanyahu Papa Francesco si e spostato in elicottero Papa Francesco scende da elicottero Papa Francesco saluta il Primo Ministro Netanyahu Papa Francesco saluta a Betlemme Papa Francesco pensieroso in elicottero Papa Francesco saluta i bambini israeliani Papa Francesco invita al dialogo fra israeliani e palestinesi Papa Francesco incontra il Patriarca Bartolomeo Papa Francesco visita la Chiesa della nativita Papa Francesco fa una sosta inaspettata al muro per pregare Papa Francesco e l amessa davanti al dipinto con Gesu avvolto da kefiah

Ultimi Dagoreport

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO, POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…