I 101 “RATTI” CHE FECERO A PEZZI PRODI – LA FEDELE SANDRA ZAMPA RIVELA CHI E PERCHE’ MISE IN MOTO L’AFFETTATRICE DEL MORTADELLA

Wanda Marra per Il Fatto Quotidiano

Sicuramente ci fu una vera e propria macchina da guerra, per affossare Prodi e Bersani. La proposta dell'ex segretario di eleggere il Professore al Quirinale è l'ultima di una serie di questioni che non sono mai state discusse nei luoghi in cui questo dovrebbe avvenire. Ma improvvisamente gli viene messo tutto in carico: ‘Adesso tu te ne vai. Facciamo fuori Prodi e facciamo fuori te'.

Gli viene messo in conto di non aver riproposto Marini, e di non aver messo in campo D'Alema e altri". Sandra Zampa di Romano Prodi è stata portavoce. Ora è deputata e dei giorni che portarono alla rielezione di Napolitano ha un ricordo vivido e disgustato. Tanto che su quella vicenda sta scrivendo un libro. "Credo che dobbiamo fare una grande riflessione, perché quella storia ha messo in discussione i punti fondamentali del Pd e del suo rapporto col paese".

Onorevole Zampa, quando partì la macchina?
Nella notte, quando si ebbe la certezza che Prodi era il candidato.

Chi la guidò?
Ci fu più d'una regia. E una all'insaputa dell'altra. Gruppi che si mossero autonomamente perché tutto fallisse. Ci fu anche un percorso esterno al Pd in questa direzione.

A chi si riferisce?
Al Movimento 5 Stelle per cominciare. Ci sono dichiarazioni della Lombardi che - anche se loro restarono su Rodotà - definì Prodi una gran bella cosa. Poi quando saltò fuori il nome di Romano loro chiusero. Vorrei ricordare la storica frase di Grillo quando paragona Prodi a Pertini. Non so che gioco fosse il suo, se l'unica cosa che gli interessasse fosse far saltare il Pd. Se è così, è piuttosto risibile come obiettivo, anche perché poi s'è fatto saltare da solo. Senza contare il pesante ruolo di Scelta Civica.

E dire che Monti è stato commissario europeo con Romano, da lui molto valorizzato. Monti fece votare la Cancellieri, la tipica espressione di un moderatismo la cui identità e profilo mi sono sempre stati oscuri. Quelli che abbandonarono i banchi lo fecero sapendo che così si sarebbero visti di più i casini nel Pd. Ma ci fu anche una grande imperizia.

Nel senso che Bersani non costruì la candidatura di Prodi?
Sì, ma non solo. Bersani non aveva neanche il polso della situazione. Il giorno in cui pianse o quasi in aula durante la rielezione di Napolitano per me è indimenticabile. anche perché era circondato da persone che non gli hanno fatto del bene. È davvero sconcertante che un partito possa produrre una cattiveria e un odio così feroci.

Anche la durezza politica deve avere dignità. Mi resterà per sempre in mente l'sms di una collega che, quando dissi di voler lasciare il Pd, mi scrisse: ‘Sono 101 ratti che hanno colpito nel buio'. Si accompagna alla lettera di un nostro militante a tutti noi parlamentari: ‘Dopo aver ucciso Prodi, suicidatevi nelle fogne'.

Si racconta che la mattina in cui ci fu la proclamazione di Prodi si doveva votare tra lui e D'Alema.
Il nome di Prodi si doveva votare . Ma a me risulta che poco prima di andare al Capranica era stata stoppata l'idea di D'Alema di un voto tra più nomi.

E quindi tra i registi dell'affossamento ci furono i dalemiani?
La loro è una delle mani.

Per le altre sono stati tirati in ballo i fioroniani che si vendicavano dell'affossamento di Marini, i giovani usciti dalle primarie, i renziani.
I cattolici di certo sì. I giovani delle primarie furono pochissimi. Poi ci sono quelli che pensavano fosse meglio un'altra strada. Ma i renziani in questa vicenda non sono stati una componente organizzata. Renzi non aveva interesse.

Quella mattina al Capranica aveva percepito qualcosa?

No, io ero uscita di lì molto colpita dalla standing ovation. Tant'è vero che mandai un sms al Prof dicendo che il suo nome era stato accolto in modo commovente. Poi a un certo punto ho capito che era partita un'altra macchina. È stato abbastanza sconvolgente per chi quella mattina era lì senza fingere.

Prodi e Bersani si sono sentiti dopo?
Si sono rivisti vicino a Bologna per un'inaugurazione dell'Alta velocità. Romano ha detto che i sentimenti personali vanno distinti dalle altre cose.

Nell'immediato fu molto duro con Bersani.
Disse: ‘Chi mi ha portato fin qui adesso si assume la sua responsabilità'. Ce l'aveva con chi l'aveva portato a ritirare la sua candidatura.

Chi sono i 101?
Intanto sono di più: tra i 115 e i 120. Ma i nomi non li farò mai. Mi aspetto che un giorno uno di loro li renda noti. Il problema non sono i nomi, ma l'orientamento.

Cioè?
L'orientamento a trattare con Berlusconi. Che è l'opposto di come è fatto Prodi. Secondo me ha sempre vinto perché non ha mai aperto una trattativa con lui. Come invece fanno gli altri.

Lo salveranno?
Penso di no. Se invece vogliono schiacciare il bottone dell'autodistruzione finale, allora sì.

 

prodi romano ROMANO PRODI jpegROMANO PRODI ROMANO PRODI BEPPE GRILLO E ROMANO PRODI SANDRA ZAMPA BERSANI PRODI A MILANO matteo renzi in barca su diva e donna

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL "CAMPO LARGO" VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL'ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA - SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN "PAPA STRANIERO" (IL FAVORITO E' ROBERTO GUALTIERI) - MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…