I TAGLI VERI AI COSTI DELLA POLITICA VARREBBERO TRE IMU

Giorgio Meletti per "il Fatto Quotidiano"

È un segnale forte quello dato dai presidenti di Camera e Senato con l'annuncio del taglio delle proprie retribuzioni e dei propri benefit. Ma è solo un segnale che indica la strada. Se ieri Piero Grasso ha specificato che con il sostanziale dimezzamento dei suoi emolumenti da presidente del Senato farà risparmiare al contribuente qualcosa più di 100 mila euro, un documento elaborato dall'Istituto Bruno Leoni quantifica in circa 15 miliardi di euro il possibile taglio dei cosiddetti costi della politica.

Seguendo la classificazione internazionale delle voci di spesa statale, si tende a far coincidere i costi della politica con la voce "Organi esecutivi e legislativi, attività finanziarie e fiscali e affari esteri", che secondo gli ultimi dati della Ragioneria generale dello Stato pesa sui conti pubblici per 39 miliardi all'anno. Una cifra enorme, non composta esclusivamente da sprechi e privilegi della casta, ma in forte misura da funzioni essenziali della pubblica amministrazione.

Per non perdersi nell'infinita analisi delle spese, voce per voce, per attribuire ogni singolo euro alla voce degli sprechi, a quella delle ruberie, o dei privilegi, oppure appunto alle spese sacrosante, Pietro Monsurrò, dell'Ibl, ha fatto la semplice operazione del confronto internazionale, consentita appunto dalla classificazione Cofog (Classification of the Functions of Government). Per scoprire che ai 39 miliardi spesi dai politici italiani per governare il Paese fanno riscontro cifre molto inferiori nei Paesi ai quali amiamo confrontarci.

In particolare, solo la Germania ci batte, con una spesa di 42 miliardi, molto inferiore però se si guarda al dato pro capite: il costo della politica è attorno ai 600 euro all'anno per ogni cittadino italiano, di soli 500 euro per ciascuno degli oltre 80 milioni di tedeschi. In Francia il costo della politica è di 25 miliardi, in Gran Bretagna di 24: sono Paesi con popolazione simile alla nostra, e quindi con un costo pro capite di soli 400 euro all'anno. In pratica l'Italia li sopravanza di un buon 50 per cento.

E da qui discende il calcolo del possibile risparmio. Se la politica italiana riuscisse a fare il suo lavoro imponendo ai cittadini un ticket analogo a quello di Francia e Germania, il risparmio sarebbe automaticamente di 15 miliardi all'anno, la differenza tra i 39 spesi effettivamente e i 24 che si spenderebbero con la semplice moltiplicazione di 400 euro a testa per 60 milioni di sudditi, come ama definirli sarcasticamente l'Istituto Bruno Leoni. La strada scelta dall'Ibl può sembrare una scorciatoia, ma ha il merito di un'indicazione precisa dopo mesi di discussioni un po' a vuoto.

Un anno fa la commissione guidata dal presidente dell'Istat Enrico Giovannini gettò la spugna e dichiarò di non trovare il modo di confrontare gli emolumenti dei politici italiani on quelli dei loro colleghi europei. Giuliano Amato, studioso e politico di lungo corso, fu incaricato dal governo Monti di studiare la spinosa questione del finanziamento della politica, ma dopo un anno le sue ricerche non hanno ancora prodotto risultati apprezzabili.

Dello studio IBL fanno impressione i confronti specifici sui singoli pezzi di spesa. Se il finanziamento ai partiti è ormai ridotto a 100 milioni all'anno, il Quirinale continua a costare più di Buckingham Palace (244 milioni la previsione 2013) e ad avere 1859 dipendenti, il doppio dell'Eliseo, dove pure il presidente francese esercita molti più poteri di quello italiano. Il Parlamento italiano costa complessivamente 1,6 miliardi all'anno, i francesi se la cavano con 900 milioni di euro, gli inglesi con 600.

Regioni, Province e Comuni costano circa 12 dei 39 miliardi. Di questi 4 sono spesi dalle sole province, per la metà in stipendi. In pratica, se si abolissero le province, il risparmio conseguito dall'abolizione delle assemblee elettive e delle giunte non andrebbe oltre i 110 milioni, ma secondo l'Ibl si potrebbe sperare di azzerare quei 2 miliardi di spese amministrative.

 

camera dei deputatiAUTOBLU AUTOBLU Beppe Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo buvette senatoLA BUVETTE DI MONTECITORIO

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...