IL BRASILE FA CRACK! – LO STATO DEL SAMBA SPERIMENTA GLI EFFETTI COLLATERALI DEL BOOM ECONOMICO: E’ DIVENTATO, DOPO GLI USA, IL SECONDO MERCATO AL MONDO PER LA COCAINA E IL PRIMO PER IL CRACK - LA NUOVA “MIDDLE CLASS” SI SBALLA CHE E’ UN PIACERE: 32 MILIONI DI BRASILIANI IN PIU’ HANNO ACCESSO AI CONSUMI, POLVERE BIANCA COMPRESA - COSTI ALLE STELLE PER IL SISTEMA SANITARIO: VARATO UN PIANO DA 2,2 MILIARDI DI DOLLARI MA E’ TROPPO TARDI…

Riccardo Cascioli per Il Giornale

Il più grosso mercato al mondo per il crack e il secondo per la cocaina, dopo gli Stati Uniti. Tanto da consumare il 18 per cento della coca mondiale. È un quadro drammatico quello del Brasile, così come emerge da uno studio dell'Università federale di San Paolo, secondo cui il 3% della popolazione adulta (circa 6 milioni di persone) fa o ha fatto uso di cocaina o suoi derivati.

Percentuale che non cambia se si prendono in esame gli adolescenti, quasi mezzo milione di ragazzi che hanno dimestichezza con cocaina e crack. Numeri che fanno paura, soprattutto se si pensa che fino a dieci anni fa il crack era praticamente sconosciuto in Brasile e anche l'uso della cocaina sostanzialmente circoscritto.

Cosa è dunque cambiato in questi dieci anni? Soprattutto c'è stata una crescita economica che ha permesso il formarsi di una nuova classe media: un'aggiunta di 32 milioni di brasiliani molto inclini ai consumi tra cui, appunto, quello di droga. E così il Brasile, che una volta fungeva soltanto da transito per i mercati europei, è diventato un avido consumatore della droga prodotta in America Latina, Colombia, Perù e Bolivia. Addirittura il Brasile consuma il 60% di tutta la coca esportata dalla Bolivia.

Che il consumo di cocaina sia un effetto collaterale della crescita economica lo dimostrano anche i rapporti delle Nazioni unite, secondo cui i 2 terzi di tossicodipendenti nel mondo si trovano oggi al di fuori dei paesi industrializzati. Ad esempio, l'uso della cocaina negli Stati Uniti è diminuito del 40% tra il 1999 e il 2009, ma al contempo è aumentato enormemente in Africa e America Latina; allo stesso modo, il consumo di eroina si è stabilizzato in Europa ma sta crescendo nei paesi emergenti, mentre l'ecstasy da Europa e Usa si sta rapidamente diffondendo nel Sud Est asiatico, in America Latina e nei paesi caraibici.

Ad agevolare la diffusione, oltre all'aumentato livello di vita, è il fatto che questo si abbina a un rapido processo di urbanizzazione che facilita lo smercio grazie anche alla difficoltà delle istituzioni di controllare efficacemente i nuovi territori urbanizzati. In questo processo il Brasile detiene certamente il primato e il fatto che una dose di crack costi quanto un pacco di biscotti fa sì che la diffusione si moltiplichi anche tra i ceti meno abbienti. A volte gli interventi repressivi hanno addirittura effetti opposti a quelli desiderati.

Prendiamo il caso di Rio de Janeiro: nelle favelas, culla dei trafficanti di droga, fino a sei anni fa il crack non esisteva. Ma le autorità, nello sforzo di sostenere la candidatura della città per l'organizzazione dei Mondiali di calcio del 2014 e delle Olimpiadi del 2016 hanno cominciato a usare la mano pesante nelle favelas contro il traffico di cocaina. Per riparare al danno economico i boss locali hanno allora cominciato a introdurre il crack: costa poco, ma si guadagna sulla quantità. E così in pochi anni questa droga ha dilagato in tutte le città brasiliane.

Proprio due dei centri di maggiore spaccio di crack, le favelas di Jacarezinho e Manguinhos a Rio, sono stati espugnati di recente con un blitz quasi cinematografico: ottocento uomini della polizia militare e dei corpi speciali, elicotteri, blindati della Marina sono entrati in azione e in pochi minuti hanno preso il controllo della zona. In quella circostanza è stato arrestato anche «Rodrigao», ritenuto il nuovo boss della droga della favela di Rocinha. Negli ultimi mesi il governo brasiliano ha deciso anche di partecipare ad operazioni congiunte di polizia nei paesi vicini produttori di coca, per sradicare le coltivazioni.

Molti dubitano dell'efficacia di questa strategia visto che dopo 40 anni di lotta alle coltivazioni, Perù e Bolivia restano fra i principali produttori mondiali. Del resto i confini del Brasile sono troppo ampi per permettere un controllo accurato. Resta il fatto che per il Brasile ormai questa è una vera e propria emergenza nazionale: il governo si è trovato impreparato a questa situazione e oltre all'aumento della criminalità, il massiccio uso di droga sta mettendo in crisi anche il sistema sanitario, incapace di rispondere alla crescente domanda di assistenza per tossicodipendenti. Lo scorso dicembre il presidente Dilma Rousseff ha varato un piano da 2,2 miliardi di dollari sia per programmi di assistenza ai dipendenti da crack sia per programmi di educazione e prevenzione. Ma rischia di essere troppo poco, troppo tardi.

 

origini della cocaina Cocaine use cocaina tiro cocaina dipendenza rischi fumare crack RIO DE JANEIRODILMA ROUSSEFF FOTOGRAFATA DA ROBERTO STUCKERT FILHO jpeg

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…