IL “FATTO” SCODELLA I FATTI: “CON RUBY E COMPRAVENDITA DEPUTATI, UNIPOL ED ESCORT DI BARI: MA QUANTE GRAZIE SERVIREBBERO?”

Marco Lillo per il "Fatto quotidiano"

Giorgio Napolitano lancia l'amo della grazia al Cavaliere ma i problemi giudiziari di Berlusconi non si risolvono certo con l'eliminazione dei 4 anni di pena inflitti dalla Cassazione. L'evasore fiscale che guida il Pdl deve affrontare altri due processi a Milano e altre due indagini a Bari e Napoli. La toppa del Colle in caso di nuova condanna si rivelerebbe peggiore del buco.

Il processo Ruby è il più pericoloso. Le motivazioni della sentenza del Tribunale che ha condannato Berlusconi a 7 anni di reclusione e alla interdizione perpetua dai pubblici uffici saranno depositate a settembre. Poi toccherà alla Corte di appello di Milano che ha dimostrato già la sua velocità nel caso Mediaset. Se l'accusa di concussione per costrizione reggesse nei gradi successivi, Berlusconi si potrebbe ritrovare una seconda condanna definitiva entro la prima metà del 2015. L'effetto domino travolgerebbe anche l'indulto per tre dei quattro anni inflitti nella sentenza Mediaset.

E LA CONDANNA definitiva per la concussione farebbe scattare l'interdizione automatica con conseguente addio al-l'agibilità politica appena restituita dal Presidente.
Sempre da Milano potrebbero arrivare sorprese dalla coda velenosa del processo Ruby bis.

Il Tribunale che ha condannato per i festini di Arcore a 7 anni anche Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti, ha infatti trasmesso alla Procura le carte delle testimonianze di molte ragazze, compresa la stessa Ruby, che hanno decantato davanti ai magistrati le cene eleganti. Piccolo particolare: prima o dopo sono state tutte pagate da Berlusconi. Purtroppo per loro il munifico imputato è stato condannato per il reato di prostituzione minorile e in autunno, dopo il deposito delle motivazioni, i giudici trasferiranno il fascicolo ai pm che dovranno valutare una ad una le testimonianze delle ragazze retribuite con bonifici di 2mila e 500 euro al mese o gratificate da automobili e altri benefit.

Anche i comportamenti degli avvocati Nicolò Ghedini e Piero Longo finiranno sotto la lente della Procura. I magistrati milanesi potrebbe contestare a Silvio Berlusconi le riunioni con le ragazze e i pagamenti a loro favore. Anche se siamo alle ipotesi teoriche questo filone preoccupa più del processo sulle intercettazioni del caso Unipol, nonostante in questo caso sia già intervenuta una condanna in primo grado a un anno.

Il Cavaliere secondo il Tribunale ascoltò in quel di Arcore alla vigilia di Natale del 2005 le intercettazioni trafugate da un imprenditore che lavorava per la Procura e consegnate al fratello Paolo. La pubblicazione da parte del Giornale di famiglia della celebre conversazione tra l'imprenditore rosso Giovanni Consorte e l'allora leader dei DS, Piero Fassino, (‘Abbiamo una banca') certamente favorì alle elezioni il centrodestra.

Ma Berlusconi non pagherà il prezzo processuale di quel grande regalo di Natale ricevuto dal fratello. Colpa della lentezza della giustizia milanese, tante volte accusata dal leader del Pdl di essere eccessivamente rapida. Il Giornale pubblicò la trascrizione a dicembre del 2005 e quindi la Corte di Appello dovrebbe dichiarare la prescrizione con l'estinzione del reato e delle ansie del Cavaliere.

In realtà la Procura di Napoli potrebbe essere il fronte più caldo della ripresa autunnale nell'attività giudiziaria contro Berlusconi. Il 16 settembre è prevista l'udienza preliminare per il caso della corruzione del-l'ex senatore Sergio De Gregorio. Berlusconi è accusato dai pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock, Alessandro Milita e Fabrizio Vanorio di avere pagato insieme a Valter Lavitola 3 milioni di euro a De Gregorio per far cadere il Governo Prodi. De Gregorio ha chiesto già il patteggiamento a un anno e 8 mesi e il 23 ottobre si prevede che il Gip Amalia Primavera decida su tutte le posizioni.

Anche se lo sciopero degli avvocati previsto proprio per il 16 settembre potrebbe fare slittare di qualche giorno il ruolino di marcia, il processo contro il presunto corruttore Berlusconi potrebbe iniziare alla fine del 2013 o all'inizio del 2014 con l'ipoteca pesante del patteggiamento del corrotto De Gregorio. Una situazione apparentemente in discesa per la Procura.

INFINE A NAPOLI c'è un'altra indagine per rivelazione di segreto d'ufficio che preoccupa il fronte berlusconiano. In questo caso, a differenza del caso Unipol, Berlusconi non è indagato ma l'inchiesta riguarda una testata della società guidata dalla figlia Marina. Giorgio Mulè, direttore del mondadoriano Panorama, infatti è indagato per rivelazione del segreto e corruzione dai pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli perché ha pubblicato i contenuti della richiesta di arresto contro Walter Lavitola e Gianpaolo Tarantini, prima della firma dell'ordinanza di arresto da parte del Gip Amalia Primavera, nell'agosto del 2011.

Le carte segrete, come nel caso delle intercettazioni Fassino-Consorte sarebbero state ottenute - secondo l'accusa - compiendo un reato da parte della fonte: il cancelliere del Gip Primavera che aveva estratto dal computer di ufficio la richiesta di arresto. Inoltre i pm sospettano che i giornalisti abbiano promesso qualcosa in cambio all'avvocato che avrebbe favorito lo scoop facendo da intermediario con il cancelliere.

Mulé è indagato insieme al-l'inviato autore dello scoop, Giacomo Amadori che avrebbe ricevuto fisicamente la richiesta di arresto dei pm ancora segreta. Il problema è che quello scoop ha favorito oggettivamente la fuga di Valter Lavitola. L'amico del Cavaliere si trovava all'estero quando uscirono le anticipazioni della notizia e fu consigliato al telefono

Nell'articolo uscito quel giorno è riportata anche una dichiarazione di Berlusconi sull'indagine segreta. Panorama, quando chiamò il suo editore conosceva i contenuti della richiesta di arresto di Lavitola e Tarantini. Chissà se Amadori e Mulè dissero tutto quello che sapevano sulla richiesta di arresto contro Lavitola e Tarantini al padrone della società che li stipendia. E chissà se chiesero l'autorizzazione per la pubblicazione dello scoop che poi favorì il latitante Lavitola.

Al momento della pubblicazione dello scoop, Berlusconi era considerato dai pm napoletani una vittima dell'estorsione del duo Tarantini-Lavitola. Oggi invece è indagato a Bari insieme a Lavitola con l'accusa di avere pagato Gianpaolo Tarantini per mentire in suo favore nelle indagini della Procura di Bari sulle escort. E la risposta alle domande che si pongono oggi gli inquirenti sul contenuto di quella conversazione del Cavaliere con il giornalista di Panorama, assume un senso diverso.

 

BERLUSCONI PER RACCONTARE IN TV IL CASO RUBY BERLUSCONI TRA RUBY MINETTI PASCALE BERLUSCONI IN AULA AL PROCESSO RUBY HENRY JOHN WOODCOCK SILVIO BERLUSCONI E SERGIO DE GREGORIO de gregorio BERLU RUBY E LAVITOLA De Gregorio Lavitola

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…