IL SECONDO TRAGICO FANTOZZI - IL COMMISSARIO LIQUIDATORE DI ALITALIA PRENDERÀ 9 MILIONI PER 3 ANNI DI LAVORO PART TIME - NE HA GIÀ INCASSATI 6 E ORA, DOPO ESSERE STATO SILURATO DA LETTA, NE VUOLE ALMENO ALTRI 3 - NON SOLO: HA DISTRIBUITO CONSULENZE A COLLEGHI DEL SUO UFFICIO E ALLO STUDIO LEGALE DOVE LAVORA LA FIGLIA (5 MLN), PER UN TOTALE DI 32 MLN - I SUOI SUCCESSORI HANNO FATTO UN REPORT SULLE SPESE ALLEGRE, CHE AIRONE PASSERA IGNORA DA MESI, PER MOLLARLO AL PROSSIMO GOVERNO…

Giorgio Meletti per "il Fatto Quotidiano"

La lettera giace da mesi sulla scrivania del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera. Ignorata? Non proprio.

Le viene riservato un rispettoso trattamento che potremmo definire di "indifferenza attiva". In parole semplici, le richieste di Augusto Fantozzi sono finora rimaste inevase, anche per il grande imbarazzo creato al governo dei tecnici.

L'ex commissario liquidatore dell'Alitalia, incurante dei tempi duri attraversati dal Paese, batte cassa: dopo essersi preso per tre anni di disturbo, sia pure part time, 6 milioni di euro, adesso ne chiede almeno altri 3, a saldo delle sue prestazioni, salvo più precisi conteggi.

Quello del professor Fantozzi è un caso particolare di esodato, che si differenzia dalla sorte amara della categoria solo per il più alto numero di zeri coinvolti nel dramma.

Il noto e stimato fiscalista, docente in vari atenei e rettore della prestigiosa Università Telematica "Giustino Fortunato" di Benevento, dopo una carriera sempre al confine tra la professione e la politica (ministro tecnico con Dini nel 1995, ministro politico con Prodi nel 1996 e deputato ulivista fino al 2001), nel 2008 ha fatto il colpo della vita: da Palazzo Chigi il sottosegretario Gianni Letta gli ha fatto avere la nomina a commissario liquidatore dell'Alitalia, la vecchia, la bad company, quella abbandonata al suo destino con 4 miliardi di debiti mentre i "patrioti" guidati da Roberto Colaninno si prendevano rotte e aerei per fare la nuova Az.

Il settantaduenne Fantozzi ha un rapporto speciale con lo stile. Nel '96, candidato alle Politiche con l'Ulivo, decise che era più elegante andare a fare i comizi con la propria vettura anziché con l'auto blu.

Poi qualche spin doctor avveduto gli fece notare che la Thema ministeriale era comunque più sobria della Ferrari gialla. Dodici anni dopo, arrivato alla liquidazione Alitalia (settemila lavoratori per strada, centinaia di creditori imbufaliti, contribuenti caricati di un conto da oltre 3 miliardi) pensò bene che fosse adatta al sobrio incarico l'auto blu con lampeggiante. Poi venne la sostanza. Gli avvocati come Fantozzi si vedono garantito dalla legge un peculiare sistema di misurazione dei compensi, basato non su quantità e qualità della prestazione, ma sul valore della questione trattata.

Esempio: un parere legale sulla natura giuridica di una società (tipo: è pubblica o privata?) viene fatturato dal giureconsulto secondo il valore della società. Se è piccola, parcella piccola, se è grande parcella maxi. Anche se il lavoro è lo stesso.

Così, impugnata la calcolatrice, Fantozzi ha deciso di meritarsi per la liquidazione Alitalia un compenso di almeno 3 milioni all'anno, e le prime due tranche, totale 6 milioni, se l'è prese, autorizzato dall'allora ministro vigilante Claudio Scajola, dalle pur esauste casse della compagnia fallita.

Nell'estate 2011, allo scadere del terzo anno di mandato, Fantozzi è stato fatto fuori con tipica eleganza lettiana. Un decreto stabiliva che i commissari per vicende come quella Alitalia dovevano essere non uno ma tre. Il giurista ha subito detto che si sentiva sfiduciato e si è dimesso, senza che Letta facesse niente per trattenerlo. In pochi giorni il governo Berlusconi nominò tre commissari più giovani e veramente sobri, Stefano Ambrosini, Gianluca Brancadoro e Giovanni Fiori.

La loro prima mossa, forse ispirata da Palazzo Chigi, è stata di chiedere a una primaria società di revisione un report sulla gestione Fantozzi. Spulciando migliaia di carte, i segugi della multinazionale hanno scoperto, oltre al dettaglio significativo del lampeggiante blu, che il professore di Soriano sul Cimino (Vt) è stato un liquidatore costoso. In tre anni, oltre a prendere 6 milioni per il suo disturbo, ha distribuito consulenze per 32 milioni di euro.

Tra i colleghi beneficiati c'è in prima linea Franco Paparella, fiscalista molisano che ha funzionato quasi come un vice di Fantozzi, ma sempre come consulente, cosicché ha incassato parcelle per 2,7 milioni di euro. Il suo socio di studio Bruno Sed pare si sia messo in tasca compensi per 1 milione di euro, e altri 650 mila euro li ha fatturati un collaboratore dello stesso studio.

Ha avuto molto lavoro anche l'avvocato Tamborlini, scelto come coordinatore del pool di legali incaricato di promuovere quasi 600 azioni revocatorie (per un totale di circa 500 milioni di euro di richieste), e trovato facilmente visto che aveva lo stesso indirizzo e numero di telefono dello studio Fantozzi: il pool ha avuto compensi per 3 milioni di euro.

Cinque milioni di euro sono andati al principale advisor legale del fallimento, lo studio Chiomenti, che vanta altissima reputazione nonché la figlia di Fantozzi tra i collaboratori.

I tre commissari hanno letto le imprese di Fantozzi nell'autorevole relazione e hanno pensato bene di girarla al ministro vigilante, Corrado Passera appunto.

Che adesso ha sul tavolo l'istanza con cui Fantozzi chiede la liquidazione delle sue spettanze, per una cifra da calcolare tra i 3 e i 6 milioni di euro. Magari per legge gli spettano davvero. E quindi Passera aspetta di lasciare la grana al suo successore.

 

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