IO SPERIAMO CHE ME LA EXPO – DECINE DI CANTIERI APERTI E LA CERTEZZA CHE CI SARANNO GRANDI RITARDI – SALA: “CE LA FAREMO, SE NO IL COLPEVOLE SARÒ IO” – E INTANTO I COSTI SONO GIÀ LIEVITATI DA 63 A 92 MILIONI DI EURO

 

Carlo Verdelli per “la Repubblica”

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A UN soffio dal via della seconda Esposizione Universale che ci siamo andati a cercare (la prima, nel 1906, cominciò un anno dopo il previsto, guarda caso per ritardi), vagando per il cantiere destinato a diventare per i prossimi sei mesi la nostra bandiera issata su un vero villaggio globale, viene la tentazione di buttarsi in ginocchio sullo sterrato e invocare l’intervento di Harry Potter, Mary Poppins e la fata di Cenerentola, sperando che un magico “bidibi bodibi bu” corale possa compiere il prodigio di completare in 21 giorni quello che a oggi sembra lontano anni luce dall’avere una forma presentabile.

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Immaginate una superficie grande quanto l’antica Paestum, l’equivalente di 160 campi da calcio, circondata da un canale lungo 6 chilometri e mezzo e da una rete alta 3 metri e 15, sormontata di filo spinato. Intorno, una periferia di comune mestizia. Su un fianco, c’è il carcere di Bollate; sull’altro, il ponte di una tangenziale. In mezzo, una sagoma a forma di pesce, con la testa rivolta a Milano e la coda a Rho, un “non luogo” che l’allora premier Enrico Letta, nei 10 mesi del suo governo, indicò come «la via per uscire dalla cappa di svalutazione e autolesionismo che incombe sull’Italia ».

 

La lisca del pesce è lunga un chilometro e mezzo e l’hanno chiamata “decumano”, alla maniera dell’antica Roma; la parte larga, cioè le branchie, è il “cardo maximus”, 350 metri. Si incrociano nel “forum”, cioè la piazza. Sul decumano si affacciano tutti gli 86 padiglioni, tra nazionali, tematici, umanitari, aziendali, più i ristoranti con 20 cucine regionali eccetera.

expo cartellone con inglese sbagliato foto mia ceranexpo cartellone con inglese sbagliato foto mia ceran

 

Il cardo è per l’Italia, con il palazzo più alto (24 metri contro i 12 di tutti gli altri), l’Albero della vita, che è già l’icona di questa Esposizione, e quattro costruzioni in divenire, tra le più in divenire, a ospitare le varie eccellenze nazionali. Il tutto doveva costare 63 milioni, siamo a 92, con il disavanzo pare coperto da sponsor.

 

Lo sforamento è da addebitare a Italia Costruzioni dei fratelli Attilio e Luca Navarra, già indagati, a cui però, «visto il rischio di gravi ripercussioni sul crono-programma dei lavori» (proprio così, «crono-programma»), sono stati risparmiati altri guai in cambio di un’aggiustatina al consiglio di amministrazione, che d’ora in poi sarà controllato da un tutore, Umberto Bertelé del Politecnico, scelto da Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, per «scongiurare il rischio di ulteriori condizionamenti criminali nella gestione dell’appalto ». Come dire: al punto in cui siamo, precedenza al “crono”. I conti, anche giudiziari, seguiranno.

 

Quanto a quelli più squisitamente economici, visto che il biglietto per un giorno costerà tra i 34 e i 39 euro, per andare in pari bisognerebbe arrivare a 24 milioni di ingressi pagati. I più ottimisti sostengono che già toccare i 20 milioni sarebbe un sogno. Ne ballerebbero 4, così come balla il numero di capi di Stato che avrebbero assicurato la loro presenza: i vertici di Expo garantiscono che alla fine saranno più di cento, ma all’inaugurazione ce ne saranno 15, forse.

albero expoalbero expo

 

Papa Francesco non sarà tra loro, come del resto il nostro presidente Mattarella e in generale nessuno dei variamente grandi della Terra. Ma il padiglione del Vaticano si imporrà lo stesso, se non altro per coerenza con il nuovo corso imposto dal suo pastore: un parallelepipedo bianco, con una piega morbida che sparisce nell’ombra, e sui lati scritte discrete e in apparenza discordanti come “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” e, accanto, “Non di solo pane vive l’uomo”.

 

La fede è mistero, e questo “essere mistero” si accorda a perfezione con lo stato di Expo 2015. Comincerà dimezzato? Faremo una figuraccia internazionale? Oppure, a sorpresa, sarà premiata l’incrollabile fiducia che ancora anima, nonostante i massacri del malaffare, i ritardi omerici e un gran caos gestionale, gli ardimentosi pochi che credono all’impresa?

L’enorme feto che sta ingrossando nella pancia di Milano, e che il primo maggio verrà inevitabilmente esibito al mondo, si agita scomposto come se, invece di premere per uscire, cercasse di resistere all’evento. La gestazione è stata in effetti travagliatissima.

albero expo 2015  albero expo 2015

 

Dalla vittoria del marzo 2008 sulla concorrente Smirne, sono passati 7 anni e 4 governi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi), più una crisi che ha azzerato benessere e certezze di mezzo Occidente, con l’Italia tra i Paesi più puniti. La prima ruspa, simbolica, sul campo di quella che sarebbe stata la fiera di Milano-Rho, compare il 28 ottobre 2011, con a bordo l’allora governatore lombardo Formigoni. Una pagliacciata, doppia se si considera che non tutti i terreni agricoli erano stati acquistati e quindi disponibili. Sarebbe accaduto solo un anno dopo, nel luglio 2012.

albero expo  2015albero expo 2015

 

 Nel 2013, quando i granelli della clessidra cominciano a cadere troppo rapidi, si arriva al commissario straordinario, Giuseppe Sala, già in carica come direttore semplice da metà 2010, milanese, 57 anni, manager di lungo corso prima in Pirelli poi in Telecom, prototipo del cammello da lavoro. E non gliene manca, di lavoro: in un’impietosa foto dell’agosto 2014, l’altro ieri, sul campo c’è poco più di un deserto e lo scheletro in ferro di qualcosa, le costole di un corpo che verrà.

 

MATTEO RENZI A MILANO PER L EXPO FOTO LAPRESSE MATTEO RENZI A MILANO PER L EXPO FOTO LAPRESSE

Non che la situazione sia molto migliorata in prossimità del parto. Anzi, ogni giorno porta pena. L’ultima è l’abbandono con sdegno dello scenografo Dante Ferretti, l’uomo da tre Oscar: stufo delle dilazioni e del ridimensionamento del suo ingaggio artistico (22 statue in stile Arcimboldo invece delle 500 stabilite, più otto stazioni dedicate alla vita dei mercati che non si sa più se si faranno e quando e come), ha tolto di colpo la firma e chiesto i danni. Costi, non solo d’immagine, che andranno ad aggiungersi a quelli extra, 30 milioni solo per il Padiglione Italia, appena denunciati dal prefetto Cantone.

 

CANTIERE EXPO MILANO CANTIERE EXPO MILANO

Senza contare le infinite piccole falle che si aprono un po’ dovunque, dentro e intorno alla placenta del povero feto a cui è affidato l’onere di incarnare l’orgoglio italiano, come le colonnine pubblicitarie esposte a fine marzo fuori dalle metropolitane milanesi con la scritta “But your ticket” invece di “Buy”, cioè compra il tuo biglietto. Si è rimediato con una pecetta: una Y al posto della T. Pecette, rattoppi, ridimensionamenti, tagli con la scure di progetti e strutture. Nuova parola d’ordine: semplificare.

 

E correre, correre, altro che Forrest Gump. Tic-tac, tic-tac, più si avvicina l’ora fatale e più sembra allontanarsi il miraggio di un esito all’altezza, se non delle aspettative, almeno della decenza.

CANTIERE EXPO MILANO CANTIERE EXPO MILANO

 

Eppur qualcosa si muove, anzi di movimento ce n’è tantissimo, un rumore infernale, un via vai convulso di camion, l’impressione di un formicaio infastidito da un bastone dove più di seimila operai di ogni razza (i nepalesi hanno fatto venire i loro con martelletti e scalpelli per istoriare lunghi pali di legno con migliaia di romboidi) si danno i turni 24 ore su 24 alla ricerca disperata del tempo perduto. Di erba e giardini non c’è traccia, ma dicono che il verde è il meno perché spareranno fitociti come se piovesse negli ultimi giorni. Le piante sono al 90 per cento in loco, in paziente attesa che qualcuno le interri. Bene invece i 400 tornelli agli ingressi, tutti pronti a girare, e i 4 mila bagni pubblici: due terzi per le donne, un terzo per i maschi. Perché non pari?

 

CANTIERE EXPO MILANO CANTIERE EXPO MILANO

Calcolo statistico dei tempi di permanenza medi. A parte la consolazione che la parte igienica sia smarcata, il resto è un casino, si spera organizzato. Dovunque, ammassi di pietre da posare, sbarramenti improvvisi, cumuli di macerie da rimuovere, tra cui spuntano come fiori spaesati i padiglioni che si scorgono tra tralicci e inferriate. Siccome il tema di Expo 2015 è il cibo, sottotitolo “nutrire il pianeta”, e per ribadire il concetto hanno speso 50 milioni in comunicazione (su un miliardo e 300 stanziati in totale), molti Paesi si sono comprensibilmente ispirati ai prodotti locali:

 

la Thailandia è a forma del cappello con cui i contadini raccolgono il riso, la Malesia abbozza una semi foresta tropicale, la Cina, che è la terza costruzione più grande dopo Germania e, come di diritto, Italia, ha una forma a pagoda con delle onde a evocare i campi di grano, il Messico sembra una pannocchia, il Qatar è fatto a cesto, l’Ecuador somiglia a un quadrello di torta al cioccolato agghindato di perline colorate; il Padiglione zero, quello per smistare i visitatori, e i due riservati ai media, sono dei trulli giganti.

 

CANTIERE EXPO MILANO CANTIERE EXPO MILANO

La lotta alla fame nel mondo e contro gli sprechi alimentari procede in ordine sparso. Qualcuno, come Gran Bretagna, Russia e Giappone, magari concentrerà l’impegno all’interno: da fuori sono strutture anche belle ma neutre. Nel complesso, pezzi di un puzzle ancora in larga parte sparsi su un pavimento, tra l’altro ancora tutto da asfaltare. «Ma ce la faremo», ripete come un mantra il comandante Sala, calmo come un cammello nella tempesta di sabbia. «Magari non con tutto, ma col meglio saremo pronti», assicura Giuliano Pisapia, sindaco non rinnovabile per sua stessa decisione. Anche il presidente del Consiglio Renzi, che il primo maggio sarà il primo a metterci la faccia, professa ottimismo: «Da quando siamo arrivati noi, è successo una specie di miracolo».

 

La speranza è che si compia, vista la posta in gioco. Che non è la riprova, o la smentita, dell’efficientismo di Milano. È il biglietto da visita di un Paese in uno dei momenti più drammatici della sua storia. Lanciarlo e ritrovarselo addosso come un boomerang sarebbe per l’Italia qualcosa di più e di peggio che un’occasione perduta.

giuseppe sala giuseppe sala

 

Giuseppe Sala, il padre putativo del grande feto, contratto in scadenza a fine aprile, cioè prima che la festa eventuale cominci, ha ben chiaro che una buona apertura farebbe da traino a tutto l’evento. Ha superato il trauma di due strettissimi collaboratori, Angelo Paris e Antonio Acerbo, su cui avrebbe messo la mano sul fuoco e che invece hanno tradito e poi patteggiato per somme non certo milionarie. «Fare carriera, favorire un figlio…». Dicono che potrebbe essere il prossimo candidato sindaco di Milano.

 

Potrebbe, molto dipende dal primo maggio, e poi dal 2, dal 3. «Comunque, se va male, ci sarà un solo colpevole: io. Ma sono sereno, non andrà male». Gira come un matto per il cantiere con l’elmetto bianco in testa, condivide la follia con una squadra giovane di 350 persone, punta molto sui cinesi che hanno garantito un milione di presenze e rappresentano, secondo lui, un futuro che l’Italia farebbe male a sottovalutare.

 

«E questo Expo potrebbe rappresentare per loro un ottimo gancio». Peccato che il sito in mandarino, pensato proprio per favorire le relazioni con Pechino, sia in panne. Quanto al portale ufficiale dell’evento, è solo in due lingue (inglese e francese), si carica piuttosto lentamente e contiene filmati, specie quelli sulla grande famiglia della mascotte Foody, ovvero Piera la Pera, Pomina la Mela, Guagliò l’Aglio, non esattamente irresistibili. Una piccola star della rete, Yotobi, ha raggiunto 600 mila visualizzazioni con un video beffardo sulle incongruenze presenti nelle simulazioni ufficiali dei vari ambienti Expo. Conclusione piratesca: «Che me ne strafotte a me, l’importante è che se magni».

 

ACCORDO EXPO GIUSEPPE SALA ENRICO LETTA ROBERTO MARONI GIULIANO PISAPIAACCORDO EXPO GIUSEPPE SALA ENRICO LETTA ROBERTO MARONI GIULIANO PISAPIA

Se allo sberleffo si somma l’angoscia per la rincorsa a quello che non è stato fatto e chissà se si riuscirà a fare, più l’apprensione, sottaciuta ma palpabile, dei cortei dei vari antagonismi che proprio il primo maggio convergeranno su Milano per ribadire il loro no a tutti e tutto, più ancora la minaccia, insondabile, del terrorismo col cappuccio nero, il clima generale che si respira intorno alla Milano-Rho è di quelli che richiederebbero perlomeno un colpo d’ala.

 

Marco Balich, oltre che direttore artistico del Padiglione Italia, è un veneziano cinquantenne diventato ricco e famoso inventando eventi spettacolari nel mondo. Prossimamente si occuperà dell’Olimpiade di Rio. Al momento ha realizzato l’Albero della vita, 35 metri di larice siberiano e anima di metallo, che sboccerà ogni giorno con uno spettacolo diverso di luci e suoni. Da solo è costato 8,5 milioni di euro. Sarà la Madonnina laica dell’Expo, il punto più alto, lo show più imprevisto.

 

CURIEL GIUSEPPE SALA CURIEL GIUSEPPE SALA

«E dentro, nel nostro Palazzo, abbiamo organizzato una serie di mostre che hanno un denominatore comune: puntare ai ventenni e comunicargli l’orgoglio di cos’è l’Italia». Il Palazzo è un frastagliato castello bianco, trapuntato di guglie che sembrano spume d’onda o spaghetti, a scelta. Ospiterà le nostre bellezze, cibi, palazzi, paesaggi, in un modo non convenzionale, sensoriale, con ologrammi, schermi tv con i mercati di Roma, Venezia e Palermo collegati in diretta dall’alba a notte, percorsi al buio tra i sapori, persino un plastico immaginario dove non c’è “lo stivale”. Vedi le coste dell’Africa, e poi un Mediterraneo che arriva a bagnare direttamente Francia, Svizzera, Austria e Slovenia. Titolo: «Un mondo senza Italia». Un vuoto ingombrante. Un piccolo colpo d’ala.

 

2. BIGLIETTI SCONTATI PER I NUOVI ISCRITTI BUFERA SULL’INIZIATIVA DEL PD MILANO

beppe grillo a piazza del popolo  9beppe grillo a piazza del popolo 9

Da “la Repubblica”

 

IL PD di Milano offre un biglietto gratis per l’Expo agli under 30 che si iscrivono al partito. Un’iniziativa bersagliata di critiche e sfottò. Grillo in un post scrive: “Expo e pd: due pacchi al prezzo di uno”. Matteo Salvini ci vede un segnale «di disperazione» e affonda: «Magari c’è in allegato anche una bottiglia di vino di D’Alema». Sel annuncia un’interrogazione parlamentare e lo stesso fa Forza Italia.

 

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