IOR VE L’AVEVO DETTO! - LIN-GOTTI TEDESCHI AVEVA CHIESTO IN TUTTI I MODI DI PARLARE CON RATZINGA PRIMA DI LANCIARE IL PRIMO SASSOLINO NELLO STAGNO: “UN LAICO COINVOLTO IN UN’INCHIESTA AVEVA UN CONTO PRESSO LO IOR. CIPRIANI MI CONFERMÒ IL NOMINATIVO” - POI SI AVVALE “DELLA FACOLTÀ DI NON RISPONDERE” (DELLA SERIE, SIETE ANCORA IN TEMPO PER FARE L’ULTIMA OFFERTA) - UN CONTO CIFRATO USATO PER IL RICICLAGGIO? SPUNTANO LE IPOTESI “GRANDI EVENTI” E FINMECCANICA…

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

La prima indicazione l'ha data Ettore Gotti Tedeschi nel suo interrogatorio di fronte ai magistrati romani. Ma poi ha rifiutato di svelare l'identità del titolare del conto. E tanto è bastato per avviare una nuova fase di indagine. Perché quel deposito aperto presso lo Ior appartiene a un laico e perché potrebbe essere il veicolo di operazioni di riciclaggio di soldi.

È la pista più scottante dell'inchiesta avviata nella capitale, quella che esplora i rapporti tra le gerarchie ecclesiastiche e i pochi privilegiati - politici, faccendieri, funzionari dello Stato - ammessi all'interno della banca vaticana che lì, con la garanzia dell'anonimato, possono mettere al sicuro il proprio denaro.

Accade tutto due settimane fa, quando il banchiere licenziato dal board dell'Istituto opere religiose il 24 maggio scorso, viene interrogato dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dal sostituto Stefano Rocco Fava. I pubblici ministeri hanno già esaminato il suo memoriale che attraverso lettere, email e appunti ripercorre i suoi due anni al vertice, gli scontri con il direttore generale Paolo Cipriani, le «pressioni» della segreteria di Stato, la sua ricerca di consenso da parte del Pontefice.

«Quando chiesi notizie sui conti laici iniziò la guerra», aveva scritto Gotti in quella sorta di «testamento» affidato alla segretaria e destinato proprio al Papa e a due amici «se dovesse succedermi qualcosa». Ed è su questo che i magistrati sollecitano spiegazioni, tenendo conto che il banchiere ha indicato alcuni «nemici» e nella lista ha inserito lo stesso Cipriani, ma anche alcuni fedelissimi del cardinale Tarcisio Bertone come Marco Simeon, potente direttore di Rai Vaticano e responsabile delle relazioni istituzionali della televisione di Stato.

Ecco quanto racconta Gotti ai magistrati romani: «Mi ero incuriosito perché avevo letto che una personalità coinvolta in un'inchiesta giudiziaria era titolare di un conto presso lo Ior. Chiesi subito spiegazioni a Cipriani, ma lui si rifiutò di parlarmi di quella vicenda. E di fornirmi dettagli. Mi confermò soltanto il nominativo, non volle dirmi nulla». I pubblici ministeri cercano di saperne di più, vorrebbero conoscere il nome della persona. A questo punto il banchiere decide di avvalersi «della facoltà di non rispondere».

E tanto basta per infittire il mistero e convincere gli inquirenti ad avviare una nuova fase di accertamenti. È vero che il presidente dello Ior non ha competenza sulla gestione dei depositi, ma il rifiuto di Cipriani alimenta il sospetto sulle operazioni compiute.

Il direttore generale è inquisito con lo stesso Gotti dalla Procura di Roma per il riciclaggio di 23 milioni di euro transitati su un conto esterno. E nel corso di quell'indagine avrebbe mostrato forti resistenze rispetto alla possibilità di aiutare gli investigatori a ricostruire le movimentazioni di denaro.

Un atteggiamento analogo a quello di Gotti che però, dopo il licenziamento avvenuto il giorno prima dell'arresto del maggiordomo del Papa e con un velenoso strascico di polemiche circa l'eventualità che fosse proprio lui uno dei «corvi», ha fatto sapere di voler collaborare e dagli inizi del mese risponde alle domande dei magistrati della capitale e di quelli napoletani che indagano su Finmeccanica e su alcuni appalti assegnati alla Santa Sede.

A chi appartiene dunque quel conto? E perché tanto mistero? Il fatto che Gotti lo leghi a notizie apparse sui giornali fa presumere che possa essere collegato a una delle inchieste sulle tangenti avviate negli ultimi anni. Certamente durante le verifiche sui soldi versati per ottenere commesse nell'ambito dei «Grandi eventi» sono stati scoperti «passaggi» su conti Ior e non è escluso che la persona di cui parla Gotti sia legata proprio a quella «cricca».

Ma le verifiche si indirizzano anche su altri filoni come la P4 o la stessa Finmeccanica. Indagini che riguardano centinaia di migliaia di euro pagati per accaparrarsi i lavori e che i destinatari potrebbero aver fatto transitare su depositi «garantiti» proprio per farne perdere le tracce.

Le verifiche sono state affidate al nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza che già indaga su una decina di conti intestati a religiosi, ma che in realtà sarebbero stati utilizzati come prestanome da chi aveva bisogno di muoversi dietro il paravento dell'anonimato. Preti e suore che avrebbero messo a disposizione il proprio conto consentendo ai reali beneficiari di poter occultare le proprie ricchezze tra i proventi di donazioni benefiche e i fondi accantonati per il sostentamento dei bisognosi.

 

BENEDETTO XVI E GOTTI TEDESCHIPAPA BENEDETTO XVI E TARCISIO BERTONE TARCISIO BERTONEMarco Simeon Finmeccanica

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL "CAMPO LARGO" VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL'ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA - SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN "PAPA STRANIERO" (IL FAVORITO E' ROBERTO GUALTIERI) - MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…