1. L’IRRESISTIBILE ASCESA E CADUTA E RISALITA DI ANAL FRIEDMAN, L’”AMICO AMERIKANO” 2. EX CORRISPONDENTE DEL ‘’FINANCIAL TIMES’’ E POI INVIATO DELL’’’INTERNATIONAL HERALD TRIBUNE’’, UNA TRENTINA DI ANNI FA HA INCOMINCIATO A DIRE AGLI ITALIANI CHE SONO UNA MASSA DI IDIOTI INCAPACI E GLI ITALIANI GLI HANNO RISPOSTO DANDOGLI RAGIONE: GLI HANNO AFFIDATO TRASMISSIONI (RAI3, LA7, SKY), LO HANNO INVITATO A CONFERENZE, HANNO COMPRATO I SUOI LIBRI. STRAORDINARIO: LUI TIRAVA PALATE DI FANGO (UN MIX DI BANALITÀ E SUPPONENZA) SU DI NOI, E NOI LO TRASFORMAVAMO IN BANCONOTE 3. L’INCIDENTE: COLUI CHE OGGI OFFRE LEZIONI DI GIORNALISMO PER AVER RIVELATO RETROSCENA SUL QUIRINALE PRODUCEVA SERVIZI TELEVISIVI CHE VIOLAVANO LE REGOLE EDITORIALI DELLA BBC, LA TV PUBBLICA BRITANNICA, SUL CONFLITTO DI INTERESSI: PRODUCEVA REPORTAGE SULLA MALESIA, GRANDE CLIENTE DELLA SUA SOCIETÀ

1. ALAN FRIEDMAN, ALCUNE NOTIZIE HANNO UN PREZZO: OGGI OFFRE LEZIONI DI GIORNALISMO PER AVER RIVELATO RETROSCENA SUL QUIRINALE. MA LA BBC LO HA CRITICATO PER AVER PRODOTTO REPORTAGE SULLA MALESIA, GRANDE CLIENTE DELLA SUA SOCIETÀ
Marco Lillo per ‘Il Fatto Quotidiano'


Alan Friedman ha pubblicato uno scoop sul Corriere della Sera. Le confidenze ricevute da Carlo De Benedetti, Mario Monti e Romano Prodi disegnano con maggiore nitidezza il ruolo del presidente della Repubblica nella gestazione del governo Monti nel 2011. Il fatto che Giorgio Napolitano, già da giugno del 2011, lavorasse all'exit strategy in caso di collasso del governo Berlusconi, è una notizia.

Alan Friedman, 57 anni, nato negli Stati Uniti, è stato corrispondente a Milano per il Financial Times dal 1983 al 1989, poi dal 1990 a New York, insignito per ben quattro volte del British Press Award, ha firmato inchieste sullo scandalo Iraq-gate e libri importanti come Tutto in famiglia, del 1988 sulla famiglia Agnelli. Dopo queste doverose premesse e dopo due giorni di ospitate televisive con lezioni di giornalismo e diritto costituzionale made in Usa è il caso di raccontare meglio l'americano a Roma che ha firmato sul Financial Times il racconto dell'Italian Job.

Friedman era il direttore e il dominus di una società che produceva servizi televisivi che violavano le regole editoriali della Bbc, la tv pubblica britannica, sul conflitto di interessi. Lo si legge su un report del comitato etico della Bbc, disponibile sul sito del Fatto Quotidiano. La società del giornalista prendeva soldi per promuovere la Malesia mentre, con un'altra divisione della medesima società, produceva documentari televisivi sulla Malesia, le sue industrie e le politiche del suo governo. La storia è ricostruita nel report del Comitato sugli Standard Editoriali della Bbc, pubblicato a novembre del 2011 e aggiornato a febbraio del 2012.

FBC UK Ltd controlla anche una società italiana che nel suo momento d'oro fatturava 9,6 milioni di euro. Quando i suoi ricavi nelle produzioni televisive per Sky e La7 scendono a 800 mila euro, nel 2008, la società italiana di Friedman decide di puntare sui settori Media Services e Strategic Communication. Nella relazione del bilancio 2008 si legge che queste attività, dai margini più alti, svolte nei confronti di clienti come Altagamma, Brioni Style, l'Ice, la Regione Toscana, portano alla Fact Based Communications Tv Srl il triplo delle produzioni: 2,1 milioni di euro.

Il fatturato si dimezza nel 2009 rispetto al 2007 e scende a 2,2 milioni di euro. Ma il presidente della società, Massimiliano Lanaro, sostiene nell'assemblea dei soci che si intravede la luce grazie alla "Comunicazione Strategica". Poi aggiunge: "Non va dimenticato che la FBC TV offre il proprio supporto alle società inglesi nell'ambito del contratto pluriennale già sottoscritto con il governo della Malesia".

Nel bilancio 2012 la musica è diversa. Nella relazione l'amministratore, il solito Lanaro, descrive una situazione tragica: la capogruppo inglese è in "administration" perché non è riuscita a pagare i creditori, tra cui c'è anche la controllata italiana. Colpa proprio dell'Asia. "Come sappiamo nel mese di agosto 2011 il nostro Socio unico FBC Group Ltd., a causa della perdita di importanti clienti nel mercato asiatico (la Malesia? ndr) che ha condotto al crollo del fatturato, ha riportato severi problemi di liquidità e si è trovata nell'impossibilità di adempiere ordinariamente alle obbligazioni assunte nei confronti di fornitori e/o clienti". Così la controllata italiana realizza perdite per 3,2 milioni su 3 milioni di fatturato.

Cosa è successo tra il boom e il flop di FBC? Il 17 agosto 2011 esce sul quotidiano britannico The Independent un articolo dal titolo: "Why was a TV company that took millions from the Malaysian Government making documentaries for the Bbc... about Malaysia? " (perché un'azienda che prende milioni dalla Malesia produce documentari per la Bbc sulla Malesia?).

La domanda riguarda proprio la FBC UK Ltd che nel 2009 fatturava 19,6 milioni di sterline per un profitto di 1,3 milioni e che era diretta da Friedman. Dopo l'articolo la Bbc mette al lavoro il suo BBC Trust's Editorial Standards Committee, il comitato etico che deve tutelare la fiducia dei telespettatori nella rete pubblica.

Nelle conclusioni del report si legge che 8 documentari su 20 prodotti da FBC e trasmessi dalla Bbc World dal 14 febbraio del 2009 al 2 luglio del 2011 "non soddisfano le linee guida editoriali in materia di conflitto di interessi''. FBC Media (Uk) Ltd ha prodotto - prosegue il report - venti programmi per Bbc World. E 8 di questi programmi contenevano sezioni che riguardavano la Malesia, le politiche del governo malese e le sue industrie (specialmente l'industria dell'olio di palma). La società capogruppo FBC Group Ltd ha confermato che il governo Malese era un cliente.

La società ha affermato che questo accadeva attraverso la sua divisione corporate" (...) nel momento in cui sono stati trasmessi i documentari, i dirigenti della BBC non erano consapevoli di questo rapporto apparente. Sulla base degli elementi proposti al Comitato sulla relazione apparente tra FBC Media UK Ltd e Governo Malese, il Comitato ha concluso che FBC Media Uk non era un produttore appropriato per questi particolari programmi, a proposito della Malesia, delle sue industrie e delle politiche del suo governo.

Il Comitato ha ritenuto che non può essere adeguatamente fiducioso che una relazione tra FBC Media UK e il governo malese e/o altri interessi malesi non abbia influito sul contenuto del prodotto della Bbc".

Se però c'è stata una violazione delle linee guida in materia di conflitto di interessi, la società di Friedman non ha violato le regole di imparzialità. "Complessivamente il comitato ha considerato che a conti fatti nessun programma, se preso in sé, ha infranto i requisiti di imparzialità", si legge nella relazione del comitato. Alan Friedman spiega al Fatto Quotidiano che "quella vicenda si è conclusa in un nulla di fatto. Non ho violato le regole di imparzialità come la Bbc ha riconosciuto in una lettera ai miei legali".

L'avvocato di FBC e di Friedman, Carter Ruck, nella sua risposta alla Bbc scrive: "Notiamo che siamo stati giudicati nel senso che non abbiamo violato nessuna regola in materia di sponsorizzazioni o pubblicità". Inoltre si felicita perché tutti i 20 documentari sono stati riconosciuti in linea con le regole della Bbc in materia di imparzialità. Nessun riferimento alle "preoccupazioni sulla complessiva pesante focalizzazione sulla Malesia e sui temi malesi" espressa dal comitato. In fondo un giornalista è libero di occuparsi dei Paesi che vuole. Anche se pagano la sua società.


2. ALAN FRIEDMAN GODE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
Gianni Gambarotta per www.formiche.net

Credo non esista persona al mondo che io ammiri più di Alan Friedman. Sicuramente tra i giornalisti del pianeta lo considero il numero uno e lo dico con una fortissima dose di invidia. Ex corrispondente del Financial Times e poi inviato dell'International Herald Tribune, una trentina di anni fa ha incominciato a dire agli italiani che sono una massa di idioti incapaci e gli italiani gli hanno risposto dandogli ragione: gli hanno affidato trasmissioni televisive, lo hanno invitato a conferenze e dibattiti, hanno comprato i suoi libri.

Straordinario: lui tirava palate di fango (un misto di banalità e supponenza) su di noi, e noi lo trasformavamo in banconote. Come dice Crozza: siamo il Paese delle meraviglie.

Ora Friedman si è rimesso all'opera. E' giusto: che senso ha abbandonare una miniera ancora produttiva? E lo ha fatto con un nuovo libro "Ammazziamo il Gattopardo", dove ovviamente dà lezioni al popolo italiano. All'ultima fatica del giornalista americano, i media hanno dedicato molto spazio. In particolare il Corriere di oggi gli ha riservato due pagine con commenti e anticipazioni di alcuni brani.

Uno fa venire i brividi: vi si legge che Mario Monti, nel luglio del 2011 a Sankt Moritz, chiese consigli a Carlo De Benedetti prima di decidere se accettare quell'incarico di governo che era già nell'aria e che il presidente Giorgio Napolitano gli avrebbe conferito a novembre. L'Ingegnere gli suggerì il sì.

La notizia ci dice un paio di cose interessanti. La prima: se i consiglieri di Monti erano di quel genere, allora si capisce come mai il suo governo abbia fatto la fine miserrima che ha fatto. La seconda: visto che da noi la politica si fa così, Friedman (in realtà grande protettore dei Gattopardi tipo De Benedetti e Monti) ha ragione a trattarci da idioti. E questo nuovo libro, meritatamente, avrà successo.

 

 

 

ALAN FRIEDMANfri96 friedman saluta dizzy alfonsfri46 dizzy alfons friedmanfri86 friedman dizzy alfonsfurs11 alan friedman egon furstenbergfri65 friedman dizzy alfonsfri73 dizzy alfons friedmanpuc65 lamb dini alan friedmansot4 dizzu alfons alan frisedmanbdn03 dizzy alfons allan friedmanrn27 alan friedman egon furstenbergbdn50 allan friedman jasper brown dizzy alfons flaminia orsinipuc02 alan friedman alain elkannfri34 alan friedman lionel barber Alan friedmanpuc659 alan friedman benedetta lignani marchesanisot48 carlo rossella alan friedmanrn10 alan friedman pal ferrajolifri34 alan friedman lionel barberfrdmn53 alan friedman lilli gruberfri01 alan friedman myrta merlino

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)