ITALIA, UN EX PAESE VERSO LA CATASTROFE, CON OTTIMISMO

Giorgio Meletti per "Il Fatto Quotidiano"

Partiti e Quirinale conducono la loro danza alla ricerca di un governo per l'Italia sopra una vera e propria polveriera economica. Il solo elenco delle bombe a orologeria che fanno tic tac mette paura.

ECONOMIA REALE. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Commissione europea in Italia la produttività è scesa a fine 2012 del 2,8 per cento rispetto a un anno prima. La disoccupazione ormai sfiora il 12 per cento. L'economia si sta fermando. Le imprese che non chiudono pensano più agli interessi degli azionisti che a quelli generali. Riferiamo in questa pagina della Rcs che vuole fare fuori 800 dei 5 mila dipendenti per tagliare i costi e non chiedere troppi sacrifici a soci forti come Mediobanca, Fiat, Intesa Sanpaolo.

E di Telecom Italia che dichiara 3 mi-la esuberi distribuire ai dipendenti un centinaio di milioni di stipendi in meno, dopo aver annunciato la distribuzione di 450 milioni di dividendi a soci forti come Mediobanca e Intesa Sanpaolo (sì, sono sempre gli stessi, non è un refuso). Le Fs hanno deciso di indebitarsi con le banche per 1,5 miliardi per poter pagare gli stipendi, perché lo Stato non paga i suoi debiti neppure a loro, mica solo alle piccole e media imprese. L'unica cosa certa è che il contribuente dovrà pagare fior di commissioni e interessi alle banche.

MOODY'S L'agenzia di ranting dice di aspettare l'esito della crisi di governo per decidere sulla valutazione da dare ai nostri titoli di Stato. L'analista Dietmar Hornung ha detto alla Reuters che l'esito del tentativo di Pier Luigi Bersani avrà riflessi nel "breve termine" sul profilo di credito del Paese.

Il rating attuale di Moody's per il debito sovrano italiano è Baa2. In sè non ha molto significato, ma basti sapere che due gradini sotto c'è il livello junk bonds, cioè titoli spazzatura. Ieri lo spread tra i titoli italiani e quelli tedeschi è salito a 350 punti base, il livello massimo dal giorno delle elezioni politiche. Non solo questo fa crescere il costo del debito pubblico ma anche quello della raccolta di capitali delle banche sui mercati internazionali.

POVERE BANCHE. Ieri la Borsa di Milano ha perso lo 0,92 per cento. In sofferenza i titoli bancari: Mediobanca ha perso il 3,6 per cento, la Popolare di Milano il 3,5 per cento. La visita degli analisti del Fondo Monetario Internazionale si è appena conclusa con una responso incoraggiante sulle banche italiane.

Secondo gli esperti Fmi hanno fatto un buon tratto di strada verso la ricapitalizzazione, cioè verso una dotazione di patrimonio abbastanza solida da fronteggiare le perdite sui crediti. Cresce il numero delle imprese incapaci di ripagare le banche, e i crediti deteriorati sono a quota 126 miliardi.

Il Fmi elogia la vigilanza di Bankitalia ma chiede che il governo sia più stringente nella vigilanza sulle Fondazioni, azioniste di controllo delle banche che risultano politicizzate, squattrinate, avide e opache. Più trasparenza, chiede il Fmi. Ma non c'è un governo in grado di occuparsene.

CHI SE NE OCCUPA? Secondo uno studio di "Mediobanca Securities", le maggiori banche italiane avrebbero bisogno di 18 miliardi di capitali freschi per stare più tranquille. Potrebbe essere la missione della Cassa Depositi e Prestiti, che gestisce 300 miliardi di euro di capitali, ed è da tempo candidata dai politici a varie missioni impossibili o possibili per salvare l'economia italiana.

Il 17 aprile c'è da nominare l'amministratore delegato. L'uscente Giovanni Gorno Tempini va bene alle banche, dalle quali proviene, ma il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, che pure dalle banche proviene, vorrebbe andarci lui (stando al Sole 24 Ore).

Poi ci sono da rinnovare i vertici di Fs, Finmeccanica e Invitalia, per tacere di altre poltrone meno visibili. Chi decide? Formalmente l'uscente ministro dell'Economia Vittorio Grilli. Ma può una partita così importante toccare a un ministro in uscita? Il rischio è che si decida tutto in qualche ristorante romano con amici e amici degli amici.

CONTI PUBBLICI. Come stanno le casse dello Stato? In campagna elettorale Bersani avanzò il sospetto che qualcuno (cioè il governo di Mario Monti, che infatti se ne adontò) stesse buttando la polvere sotto il tappeto. Il timore che occorra una nuova manovra di tagli e tasse è diffuso.

C'è sicuramente da trovare risorse per rifinanziare gli ammortizzatori sociali, sforzo sempre più improbo con i disoccupati ormai a quota 3 milioni. C'è da sciogliere il nodo dell'aumento dell'Iva dal 21 al 22 per cento, appuntamento fissato per il prossimo luglio. Vale 7 miliardi all'anno di maggiori entrate per lo Stato, e una mazzata da 7 miliardi sulle prospettive di ripartenza dell'economia.

 

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