ITALO-AMERICANI BRAVA GENTE - OBAMA A CACCIA DI CONSENSI ELETTORALI ALLA FESTA DELLA NIAF: “COSA SAREBBE L’AMERICA SENZA DI VOI” (DA CRISTOFORO COLOMBO A SOPHIA LOREN, DIMENTICANDO LA PIZZA E I MANDOLINI) - UN DISCORSO AD USO INTERNO PER CONVINCERE UNA COMUNITÀ CHE SPESSO PREFERISCE I REPUBBLICANI, SENZA MAI CITARE IL GOVERNO ITALIANO E IL PATONZA (“LAVOREREMO INSIEME AL G20”), UNICO MINISTRO IN SALA, LA MELONI...

Maurizio Molinari per "la Stampa"

«Viva l'Italia». Barack Obama si presenta al gran gala della Niaf, la maggiore organizzazione degli italoamericani, per rendere omaggio all'eredità e ai risultati degli immigrati dal Bel Paese, puntando a guadagnare consensi in vista della difficile corsa alla rielezione nel 2012. Nel parterre del Washington Hilton and Towers gli invitati sono oltre mille, l'italoamericana Nancy Pelosi lo introduce come «il presidente che incarna l'American Dream» e da quando prende la parola Barack Obama fa di tutto per declinarlo in un riconoscimento agli italiani «che hanno contribuito a rendere migliore la nostra nazione».

Il saluto «Viva l'Italia», la scelta del termine «amici» per rivolgersi ad una platea che lo applaude a ripetizione e l'omaggio al 150˚ anno dell'Unità d'Italia come alle celebrazioni del Columbus Day servono a creare un quadro di valori nel quale Obama si riflette, pur avendo assai poco di italiano.

È lui stesso ad ammetterlo, facendo sfoggio di autoironia: «Voglio farvi una confessione, non ho alcun antenato italiano, non so cantare come Frankie Avalon, non so cucinare come le vostre nonne e Michelle non mi fa più mangiare secondi o terzi piatti, così tutto quello che ho da offrire è un cognome che finisce con una vocale». La platea risponde con boati di approvazione e per la Casa Bianca è di buon auspicio perché si tratta di elettori che negli ultimi anni hanno spesso tradito il partito democratico a favore dei repubblicani.

Dopo aver rotto il ghiaccio, Barack parla dell'Italia «uno dei nostri più importanti alleati, membro fondatore della Nato, con cui lavoreremo assieme questa settimana al G20 per prendere alcune decisioni molto importanti per l'economia». È una maniera per sottolineare come sono i temi economici a dominare l'agenda bilaterale, curata dai rispettivi ambasciatori Giulio Terzi e David Thorne.

Ma la parentesi sulle relazioni bilaterali è breve perché l'intenzione resta quelle di parlare ai cuori ed alle menti degli italoamericani i cui voti potrebbero essere decisivi in molti Stati in bilico, dall'Ohio alla Pennsylvania per questo Obama si dice «orgoglioso» di avere come ministri Janet Napolitano e Leon Panetta, rispettivamente titolari di Sicurezza Interna e Difesa, così come svela che Jill Biden, moglie del vicepresidente Joe, discende da una famiglia di Giacoppa e dunque è italoamericana anche lei.

Il finale è in un crescendo di toni di Obama ed emozioni del parterre perché il presidente elenca gli eroi di guerra italoamericani dell'Iraq all'Afghanistan sovrapponendoli ad esploratori come Colombo e Vespucci, geni come Leonardo, Galileo e Fermi e campioni dello sport come Lombardi e DiMaggio per arrivare a concludere sulla «magia di Capra e Sinatra anche se Sophia Loren è la mia favorita».

L'unico grande italiano che gli causa qualche grattacapo è invece Machiavelli e se lo ammette è perché gli serve per trovare il modo per bacchettare il Congresso: «Qui a Washington è stato interiorizzato un po' troppo». Come dire, si fanno troppi giochi con la politica solo per perseguire interessi di parte. Ma ciò che più conta è l'omaggio agli immigrati «che arrivarono con molto poco ma con un'incrollabile fede in Dio e il fermo impegno ad aiutare la propria famiglia» affrontando le difficoltà di un posto «dove non furono sempre bene accolti» e sacrifici «che hanno reso l'America un posto migliore» in maniera tale da rappresentare oggi un esempio per i milioni di concittadini che «si battono per trovare un posto di lavoro».

Il richiamo al lavoro duro degli immigrati italiani come esempio per gli americani flagellati dalla crisi è il messaggio a cui affida la scommessa di trasformare in voti i tanti applausi ricevuti. Facendo attenzione a mantenere il rapporto con l'Italia prudentemente sullo sfondo, come dimostra anche il fatto che l'unico ministro presente nella sala era Giorgia Meloni, titolare della Gioventù.

 

Stephen Kappes Barack Obama e Leon Panetta La Giffords, al centro, con Barack Obama e Janet NapolitanoNAPOLITANO OBAMA aa f db b cc a a eaf ef f Obama con Janet Napolitano e Caroline Kennedy Da La Stampasophia-loren-sara-filumena-marturano-72122Sofia Loren foto Ron Galella

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