LA BANDA DEL VATICANO - NEL ‘97 LE PRIME RIVELAZIONI SU DE PEDIS A SANT’APOLLINARE, POI NEL 2005 UNA TELEFONATA ANONIMA A “CHI LA VISTO?”: “PER TROVARE LA SOLUZIONE AL CASO ORLANDI GUARDATE CHI È SEPOLTO NELLA CRIPTA DI SANT’APOLLINARE E IL FAVORE CHE RENATINO FECE AL CARDINALE VICARIO UGO POLETTI” - NEL 2005 DURANTE GLI SCAVI, GLI OPERAI TROVARONO 2 SCHELETRI DI DONNA CEMENTATI IN UN MURETTO: PERCHÉ NESSUNO PARLÒ?...

Giacomo Galeazzi per "La Stampa"

Proseguono e si intensificano i controlli nella cripta della Basilica di Sant'Apollinare.
Caccia ai reperti, i magistrati hanno disposto «analisi sul terreno della cripta». In seguito all'ispezione con i georadar nell'ossario di Sant'Apollinare, la procura di Roma ha ordinato ieri il prelievo di campioni di terreno per capire se «la superficie sia stata modificata» e se «del terreno sia stato aggiunto», riferiscono fonti della polizia scientifica.

Sarà necessario almeno un mese di tempo per sapere se tra le ossa trovate nel sotterraneo della basilica dove è stato seppellito il 24 aprile 1990 il capo della banda Magliana, Renatino De Pedis, ci sono anche quelle di Emanuela Orlandi, la figlia di un dipendente del Vaticano scomparsa 29 anni fa.

Polizia scientifica e archeologi forensi stanno analizzando i resti portati finora alla luce e ne cercano di ulteriori. Da lunedì la cripta è un laboratorio: simbolo di un passato da chiarire. Don Pietro Vergari, l'amico del boss ucciso durante un regolamento di conti, è stato parroco a Sant'Apollinare fino al 31 agosto 1991, poi è stato sostituito da un rettore dell'Opus Dei che ha trasformato la chiesa in cappellania dell'università della Santa Croce.

Nel ‘97 finì per la prima volta sui giornali la sepoltura imbarazzante del boss. In quello stesso periodo furono progettati i lavori di ristrutturazione (avviati otto anni dopo) della basilica, per la quale dal 18 dicembre 1990 l'Opus Dei paga l'affitto al Vaticano (precisamente all'Apsa, l'amministrazione per il patrimonio della Sede Apostolica).

L'umidità creava problemi di stabilità alla cripta e nel 2002 il Vicariato di Roma autorizzò lo spostamento delle ossa. Le cavità sono prese d'aria e le mura dividono l'ossario dai magazzini sotterranei. Adesso quei resti sono in cassette e sacchi di juta. Dalle ossa «compatibili per età, sesso e datazione» sarà prelevato il Dna e comparato con quello di Emanuela Orlandi. «Lavoriamo su quello che troviamo oggi dopo anni di ristrutturazione che ha riguardato anche i locali dell'ossario: è stato tutto ristrutturato», afferma il capo della squadra mobile di Roma, Vittorio Rizzi.

Durante i lavori «furono trovate in una porzione di terreno alcune ossa umane, probabilmente appartenenti a due donne», ha testimoniato ieri a «Chi l'ha visto?» una persona che lavorò al restauro della basilica. «Un giorno eravamo a ridosso della pausa di pranzo, quando l'escavatorista aveva intaccato una porzione di terreno portando alla luce delle ossa umane. Gli scheletri si trovavano all'interno di due porzioni di un muretto, interrati - spiega il testimone -. Un operaio andò a toccare e fare emergere quelle ossa, appariva chiaro che fossero gli scheletri di due persone. Uno degli operai, disse che secondo lui erano gli scheletri di due donne».

Nel ‘97 le prime rivelazioni giornalistiche su De Pedis a Sant'Apollinare, poi nel 2005 a mettere in moto i pm è una telefonata anonima a «Chi la Visto?». L'indicazione è precisa: «Per trovare la soluzione al caso Orlandi guardate chi è sepolto nella cripta di Sant'Apollinare e il favore che Renatino fece al cardinale vicario Ugo Poletti».

In seguito anche l'ex amante del boss, Sabrina Minardi rivelò che a sequestrare la ragazza era stato il boss. Ieri, in un'intervista al sito «blitzquotidiano», la sua vedova ha annunciato la cremazione per «evitare atti di vandalismo» e ha protestato l'estraneità del marito: «Con Orlandi non c'entra. Non accetto certo che me lo deportino con un colpo di mano in un cimitero di periferia scelto chissà da chi, come quello di Prima Porta deciso dal Vicariato e dal Comune. Lo riporto nella tomba di famiglia al Verano».

Lunedì è stata per lei «una giornata terribile. In quella chiesa «ci siamo sposati e andavamo a messa». E lamenta: «Se ne sono andati lasciando la bara di mio marito in uno stanzone del sotterraneo, su una specie di treppiede, l'hanno mollata lì come fosse roba vecchia, ormai inutile, di quella che si accatasta per buttarla». E due domande: «Perché tutto questo fracasso contro mio marito?».

Intanto nelle vie del centro sono comparsi volantini «omaggio» a De Pedis con l'appello «Lasciate riposare in pace unico l'unico vero boss romano». In memoria e «con immenso rispetto», viene riportato un sonetto del Belli («La corda ar Corzo»). E la scritta: «La chiesa sapeva e sa, ma lo Stato ha preferito disturbare l'eterno riposo di un uomo morto».

 

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