LA PRESA PER IL CULO DI PENATI: PER MESI PROMETTE CHE “RINUNCERÀ ALLA PRESCRIZIONE”, POI NON SI PRESENTA IN TRIBUNALE (PEGGIO DEL BANANA)

1. TANGENTI ROSSE: L'UOMO DI BERSANI CI HA PRESI IN GIRO
Maurizio Belpietro per "Libero"

Capisco che non si possa chiedere al cappone di saltare in pentola per farsi cucinare a puntino. Ma il cappone deve capire che non può chiedere a noi di credere a tutte le sue scuse per evitare di finire arrosto. Nel nostro caso il cappone si chiama Filippo Penati, esponente di primo piano del Partito democratico in Lombardia e non solo.

Fino a poco prima di rischiare un salto in padella, l'ex presidente della Provincia di Milano era il braccio destro di Pier Luigi Bersani, per il quale era stato il capo della mozione durante le primarie e poi il capo di gabinetto. Di lui si parlava come di un astro nascente, l'unico che fosse riuscito espugnare qualcosa a casa del Cavaliere. E per un certo periodo la sinistra aveva perfino pensato di ripartire da lui per tornare a contare a nord del Po.

Poi, purtroppo per Penati e per il Partito democratico, è arrivata la brutta botta delle indagini giudiziarie. Tangenti à gogo per il via libera alla costruzione di certe aree dismesse dalle industrie chiuse nella Stalingrado d'Italia, la più rossa delle cittadine del Nord.

E anche una brutta storia, già molto discussa nel passato ma sempre scansata dai pm, dell'acquisto della quota di una società autostradale che gestisce le tangenziali milanesi: un affare che ha indebitato la Provincia e fatto ricco l'imprenditore che ha venduto, il quale, guarda caso, nel momento in cui cedette la quota per molti bigliettoni era socio di Unipol nell'affare Bnl.

All'inizio, appena ricevuti gli avvisi di garanzia, l'ex braccio destro di Bersani ha provato a far finta di niente, dicendosi pronto a chiarire tutto e sostenendo di essere immacolato come un giglio. Ma la polemica è montata e Penati ha dovuto a malincuore farsi da parte, dimettendosi da vicepresidente del Consiglio regionale e, successivamente, anche dal suo partito. L'addio però non è bastato a convincere i magistrati, i quali dopo anni di sonno si sono svegliati e hanno condotto pazienti indagini fino ad arrivare in giudizio. Tuttavia, sul più bello, quando cioè era ora di veder sfilare in tribunale tutti i protagonisti delle presunte tangenti rosse, ecco intervenire la prescrizione.

Il governo Monti, zitto zitto, mentre stangava gli italiani e rendeva più povero il ceto medio (si vedano gli ultimi dati dell'Istat di cui riferiamo oggi) riduceva i tempi che conducono all'oblìo i reati di cui è accusato Penati. Il quale, ça va sans dire, era all'oscuro di tutto e anzi era ed è fortemente contrario all'idea di uscire dal procedimento che lo vede imputato grazie alla scorciatoia della prescrizione.

Appresa la notizia che l'accusa rischia di essere archiviata per decorrenza dei tempi, l'ex uomo d'oro del Pd in Lombardia ci è rimasto male, temendo di non poter dimostrare di essere trasparente come un cristallo. E dunque ha annunciato via comunicato stampa che al momento giusto avrebbe rinunciato alla prescrizione.

Annunciato, non richiesto l'espletamento di alcune piccole formalità, come ad esempio dare istruzioni al proprio avvocato affinché in aula respinga la prescrizione e chieda che il processo abbia luogo regolarmente, ignorando il tempo passato. E invece che cosa accade? Al momento di dire chiaro e tondo che il suo cliente vuole che i fatti siano accertati e sia comprovata la sua innocenza, il legale dice che non sa.

Penati non c'è e non gli ha dato istruzioni in merito, dunque la prescrizione è accolta. Forse addirittura benvenuta. Il che, intendiamoci, è pieno diritto di un imputato. La legge prevede che dopo un tot di anni il reato non sia più perseguibile e dunque chi è accusato di averlo commesso può avvalersi del vantaggio del tempo trascorso.

Nulla da eccepire nonostante lo sconto sulla prescrizione sia stato praticamente cucito su misura per Filippo Penati senza che nessuno protestasse o organizzasse girotondi come nel caso di altre leggi ad personam. L'unica cosa che però non è accettabile è che, oltre a beneficiare dell'oblìo giudiziario, qualcuno ci prenda anche per i fondelli. È ovvio che nessuno esulti all'idea di essere processato per concussione, corruzione e altro. È legittimo che qualcuno ambisca a farla franca se la legge lo permette.

Ma almeno ci sia risparmiata la messa in scena. Sono mesi che Penati annuncia l'intenzione di rifiutare la prescrizione, ma poi il gran rifiuto non arriva mai. Dopo le polemiche il Pd si è addirittura costituito parte civile contro il suo vecchio esponente e questi, via Corriere della Sera, ha risposto con dei pizzini.

Ora, dopo la prescrizione, Penati dichiara un'altra volta che chiederà l'annullamento della prescrizione, così come qualche tempo fa dichiarò che l'acquisto milionario delle azioni della Serravalle era stato un affare per la Provincia: un tale affare che la Corte dei Conti gli ha richiesto indietro 80 milioni di danni alle casse dell'ente. Ribadiamo: dal cappone non si può pretendere entusiasmo mentre lo si mette in pentola, ma almeno ci risparmi le scuse con cui giustifica la sua frettolosa fuga dalla cucina giudiziaria.


2. OGGI:
TANGENTI:PENATI,NON FUGGO DA SENTENZE,AVANTI IN CASSAZIONE

(ANSA) - "Non sto scappando", "nessun trucco", "non 'incasso' la prescrizione". In interviste a Repubblica e alla Stampa Filippo Penati difende la strada scelta di non rinunciare ieri in Aula alla prescrizione ma di fare ricorso: "Io ho la coscienza a posto, mi guardo allo specchio ogni mattina, voglio arrivare a sentenza e non ho contraddetto questa idea".

E "se non lo farò allora sarò un infame. Solo allora, però ". "Nel mio caso è successo che il pm ha chiesto la prescrizione del reato nella scorsa udienza e il mio avvocato si é opposto perché desideravo e desidero il processo su tutte le mie imputazioni. Il tribunale, ieri, ha emesso una sentenza di prescrizione in via unilaterale che impugnerò davanti alla Cassazione perché ritengo che questa sentenza non poteva essere emessa per reati per i quali continuo a chiedere lo svolgimento del processo".

"Io sono innocente e ho lasciato la politica", "mi si consenta di scegliere le corsie processuali che preferisco". "Ho intenzione di difendermi nel processo e non fuori" ma "dico una cosa: mi hanno rigirato come un calzino, non hanno trovato un centesimo, non hanno scoperto favori, niente di niente. Non c'é un atto che mi venga imputato come contrario ai doveri d'ufficio".


3. IERI:
TANGENTI: PENATI NON SI PRESENTA E INCASSA LA PRESCRIZIONE

(ANSA) - Durante le indagini preliminari aveva annunciato ai giornali e alle televisioni che avrebbe rinunciato alla prescrizione. Oggi avrebbe dovuto confermare questa sua decisione ai giudici del Tribunale di Monza davanti al quale si celebra il processo con rito immediato per le presunte tangenti legate alla riqualificazione delle ex aree Falck e Marelli. Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano ed ex vicepresidente del consiglio regionale, però, non era in aula per la dichiarazione ufficiale per cui il Tribunale, per quanto riguarda il reato di concussione, ha dichiarato la prescrizione.

"Vogliamo capire se Filippo Penati intenda o non intenda avvalersi della prescrizione" ha detto Letizia Brambilla, presidente della sezione del tribunale davanti alla quale si celebra il processo, rivolta a Matteo Calori, avvocato difensore di Penati. Per consentire al legale di conferire telefonicamente con il suo assistito e dargli una seconda possibilità per presentarsi in aula e riferire circa la sua più volte dichiarata intenzione di opporsi alla prescrizione, il Giudice ha sospeso l'udienza, dando la disponibilità di rinviarla di qualche ora.

Dopo una breve telefonata, però, l'avvocato Calori ha dichiarato: "Penati non c'é, non posso decidere io" per cui i giudici non hanno potuto fare altro che dichiarare la prescrizione per i reati di concussione. L'avvocato Calori ha poi abbandonato l'aula da una porta laterale tentando di eludere i cronisti: "Verrà quando riterrà - si è limitato a dire - io faccio l'avvocato. Non faccio altro. No comment". L'ex presidente della Provincia di Milano ha poi inviato un comunicato per annunciare che contro la decisione dei giudici farà ricorso in Cassazione.

 

FILIPPO PENATIFilippo Penati penati filippoBERSANI PENATI VIGNETTA BENNY DA LIBERO BERSANI E PENATI AL CASELLO DELLA SERRAVALLE dalema beve Autostrada SerravalleVIGNETTA VINCINO - BERSANI SERRAVALLEbeniamino gavio

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…