LA PRIMA MINISTRA NERA: “CITTADINANZA AI NATI IN ITALIA” - BALOTELLI ESULTA, LA LEGA PROTESTA

1. CÉCILE, LA PRIMA MINISTRA NERA "DIRITTO DI CITTADINANZA AGLI STRANIERI NATI IN ITALIA"
Michele Smargiassi per "la Repubblica"


«Allora devo andare a comprarmi un vestito serio...». Era un sabato di relax prima di tornare a Montecitorio. Cécile Kyenge è a Bologna, per un tranquillo tè con un'amica, quando la raggiunge la telefonata di Enrico Letta. «Non lo conoscevo, ci siamo incontrati in Parlamento, è una persona affidabile, da apprezzare». Ma che la chiamasse per questo, per farla diventare la prima ministra di colore della storia della Repubblica italiana, dica la verità, non era nei programmi...

«Scusi, vorrei essere considerata solo una italo-congolese. Nessun'altra definizione, se non le spiace», lo dice con un sorriso così disarmante che ci si imbarazza, ma come si fa a non considerare la novità, diciamo pure lo strappo, in questo paese di egoismi di sangue e suolo, nei cui stadi si sbraita «non esistono negri italiani »?

Diciamo allora: la prima «nuova italiana» a diventare ministro. Lei che italiana è voluta diventare, con caparbietà quasi. A diciott'anni Cécile Kyenge Kashetu ha lasciato, da sola, il suo paese, Kambove, nella Repubblica democratica del Congo, dov'è nata 48 anni fa. «Volevo studiare oculistica, e là potevo solo scegliere farmacia ». Destinazione Roma, università Cattolica. «Città bellissima, ma io volevo la qualità della vita», e dopo la laurea eccola a Modena.

E c'era da lottare ancora, perché all'inizio, per una straniera, niente concorsi pubblici. Domenico, suo marito, ingegnere, lo conobbe nel giro dei pazienti oculistici, era stato operato alle cornee. Si può davvero dire che fu amore a prima vista. Sposati nel ‘94, due figlie oggi di 17 e 19 anni. Cittadinanza italiana, finalmente il lavoro in un ospedale, a Reggio Emilia, per dieci anni. Oggi lavora con un poliambulatorio a Modena.

Ma intanto, l'altra passion predominante: gli altri. Quindi, la politica. Fatta con gli altri. Quanti comitati, associazioni, gruppi abbia animato è difficile dire, l'associazione Dawa, l'associazione Diaspora Africana, la Casa delle culture di Modena, campagne contro i Cie, poi quella «Rete 1 Marzo» che nel 2010 lanciò il clamoroso sciopero dei lavoratori immigrati, «Una giornata senza di noi», che impensierì un po' i sindacati.

«Cécile c'è sempre», dice di lei Walter Reggiani, ex sindaco di Nonantola, cittadina medievale al largo di Modena, nei cui dintorni la dottoressa Kyenge abita, in una palazzina di mattoni a vista con le sedie di plastica verde nel cortile e un cagnone bianco che abbaia furioso, dove ritorna a sera inoltrata, in mano la busta col tailleur blu comprato all'ultim'ora, per dormire poco e ripartire per il giuramento al Quirinale. Andrà con lei tutta la famiglia, «un giorno così non me lo perdo, mica capita due volte nella vita», s'impone orgoglioso Domenico.

E certo che è un giorno storico, non solo per una famiglia. Lo ammette anche lei. «Aver scelto me è stato un segnale importante, e non per la mia persona. Un passo avanti per l'Italia. Dice che questo paese si sta aprendo, che l'idea di un paese multirazziale e meticcio è sempre meno un'utopia». A qualcuno non piacerà, quello che dice. Quando il Pd, partito a cui si è avvicinata di recente, cominciando da consigliera di quartiere, l'ha candidata alla Camera, sul profilo Facebook di un politico locale della Lega sono spuntate frasi atroci e minacciose. Ma Cécile alza le sopracciglia, tranquilla, «non ho neppure fatto denuncia. Resistenze ce ne sono sempre, ma ci sono anche tante speranze ».

Non sembra una che si fa intimidire. Dal treno locale che la porta a casa twitta «La mia voce è quella di tutti». Bel viso tondo, sorridente, le R dolcemente alla francese, sa quel che vuol fare. «Prima cosa, ius soli». Vuol dire cittadinanza italiana ai figli di immigrati. «Chi nasce e cresce in Italia deve essere italiano». E poi, sotto con la Bossi-Fni. Cancellarla? «Lavoreremo su quelle leggi, ma non basta cancellare quel che è sbagliato, bisogna ricostruire un approccio globalmente diverso alla questione dell'immigrazione ».

Frontiere aperte? «Vede, la mette così chi vuole spaventare l'opinione pubblica. La mia priorità è creare uno spazio condiviso. Chi arriva in Italia per lavorare deve trovare integrazione e rispetto. Ora la cosa più urgente è lavorare su quello che già esiste, sull'accoglienza, sui diritti. C'è un enorme capitale umano da valorizzare, le migrazioni non sono una minaccia, sono una risorsa». Ce la farà? Tra i suoi colleghi di governo c'è chi ha sostenuto le leggi che lei vuole cambiare. E la Lega già insorge.

«Me ne rendo conto», sospira, «non sarà facile, ma credo di avere ragioni forti, e conto sul sostegno del presidente Letta. Non voglio creare aspettative, sono una persona fra le tante. Spero solo di avere il tempo e il sostegno per fare le cose in cui credo. Nella mia vita non ho mai lasciato una battaglia a metà».

Comincia a piovere. In casa la attende una pizza nel cartone, una pagina facebook che trabocca di messaggi, e il suo Mimmo che non smette di rispondere al cellulare, ride, «e basta con ‘sta storia del principe consorte... ». Frastornata, non intimorita. «Sono oltre vent'anni che lavoro su queste cose. Non so come abbiano pensato a me, non ho chiesto nulla, stavo già preparando il lavoro in commissione. Ma se mi chiedono di più, studierò per dare di più. Lo considero un riconoscimento al mio lavoro. Vorrei solo riuscire a stare ancora in mezzo alla gente come ho fatto sempre, per me la politica è quella».


2. LEGA CONTRO KYENGE : GLI ELOGI DI BALOTELLI
R.P. per "Corriere.it"

Ministro per l'Integrazione? Giammai. «Siamo pronti a fare opposizione totale al nuovo ministro, simbolo di una sinistra buonista e ipocrita, che vorrebbe cancellare il reato di clandestinità e per gli immigrati pensa solo ai diritti e non ai doveri». Chi parla è il segretario della Lega lombarda Matteo Salvini che, dopo la nomina di Cécile Kyenge, sceglie l'ironia: «In questo momento di crisi, si sentiva proprio la mancanza di una ministra per l'Integrazione».

Secondo Salvini, la ministro «in alcune città dovrà preoccuparsi di "re-integrare" i cittadini italiani, ormai stranieri a casa loro causa dell'immigrazione». Peraltro, per Salvini il problema non è soltanto l'oculista di origine congolese, primo ministro italiano di colore: «Il presidente Letta mi spiega cosa c'entrano le pur simpatiche ministre De Girolamo e Lorenzin con l'Agricoltura e la Salute? E il "sindaco" di Padova Zanonato cosa c'entra con lo Sviluppo?».

In realtà, l'animosità di Salvini non sembra pienamente condivisa dal segretario del partito, Roberto Maroni. Che su Twitter scrive: «Governo così così. Bene il ricambio generazionale e Alfano all'Interno, ma alcuni ministri c'entrano davvero poco con l'incarico ricevuto». Detto questo, il leader nordista dice che la composizione del governo non determina «preclusioni» all'interno della Lega, visto che non ci sono i nomi di Amato e Monti.

E dunque, il voto di fiducia padano ora dipende tutto dal discorso che Letta pronuncerà domani in Parlamento. Chi invece ha apprezzato è Mario Balotelli. Che ritiene la nomina di Kyenge «un ulteriore, grande passo avanti verso una società italiana più civile, più responsabile e più consapevole della necessità di una migliore e definitiva integrazione tra tutti».

 

 

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