veneziani papa francesco

“I PAPI PASSANO, LA CHIESA RESTA” – MARCELLO VENEZIANI: “BERGOGLIO NON PUO’ CHIAMARE CANI SELVAGGI I SUOI DETRATTORI. IL SILENZIO E LA PREGHIERA ERANO LE RISPOSTE PIÙ DIGNITOSE” - SAPPIAMO CHE VERMINAIO C' È NEGLI INTESTINI DELLA CURIA MA L' ACCUSA DI DIVIDERE LA CHIESA E BUTTARLA IN POLITICA MI PARE CHE DEBBA ESSERE RITORTA ALLA "POLITICA BERGOGLIANA" E AL SUO PARTITO…

Marcello Veneziani per www.iltempo.it

 

papa francesco

No, Santità, un Papa non può chiamare "cani selvaggi" il prossimo, e soprattutto quando si tratta di cattolici, cristiani, credenti. Cani è la definizione spregiativa che gli islamici danno degli infedeli e dei cristiani. Perfino i più spietati terroristi sono stati definiti dai Pontefici che hanno preceduto Francesco "uomini delle Brigate rosse", uomini dell'Isis. Mai cani. Scendere a quei livelli livorosi non è degno di un Santo Padre. Il silenzio e la preghiera erano le risposte più dignitose.

 

Per carità, non facciamo le anime belle. Sappiamo che verminaio c' è negli intestini della curia e nei bassifondi della Chiesa. Il racket della pedofilia, come la lobby gay a cui lo stesso Bergoglio una volta accennò, sono solo alcuni dei lati oscuri della Chiesa. Quella pedofilia di cui sconcertano le proporzioni, la collegialità, la complicità reciproca, prima che i suoi singoli e frequentissimi episodi. Ma oltre quei giri torbidi che riguardano la sfera sessuale ce ne sono almeno altri due: uno incentrato sul malaffare e l' altro sulla guerra senza esclusione di colpi per conquistare ruoli di potere clericale.

 

VENEZIANI 2

Giri che non nascono certo con Papa Bergoglio ma sono il lato b della Chiesa, il suo volto corrotto e si presentano con alti e bassi da svariati secoli, con un' accentuazione speciale da quando l' ateismo e il nichilismo hanno corroso anche la fede dentro i sacri portoni della Chiesa. Verrebbe voglia di invocare i cani per risanare la Chiesa ma i cani del Signore, come si chiamarono i Domenicani, a cui appartenne anche il più fulgido Dottore della Chiesa, San Tommaso d' Aquino.

 

carlo maria vigano

Come ha reagito il partito bergogliano alle accuse precise che sono state rivolte dal dossier Viganò? Da un verso squalificando la fonte, il Monsignore, dall'altro imbarcandosi nel più classico complottismo. Pessima caduta doppia, che elude le domande principali: ma sono fondate o meno quelle accuse, ci sono circostanziate e convincenti risposte a quelle precise testimonianze, si può dimostrare che sono documenti falsi, forzati oppure no, sono tristemente veri?

 

Macché, si reagisce insultando e gridando alla cospirazione, un po' come facevano i regimi comunisti quando davanti a ogni dissesto, a ogni scandalo, gridavano al complotto delle forze oscure della reazione e così giustificavano sanguinose repressioni. Abbiamo sentito i bergogliani d' ufficio, presenti in tutti i media come unica voce senza contraddittorio, seguire questo indegno canovaccio da bassa politica e da brutto regime. E li abbiamo sentiti gridare all' intreccio tra complotto reazionario e politica sovranista, come ha fatto per esempio lo storico difensore di Bergoglio, Alberto Melloni.

VENEZIANI

 

 

Non intendo tornare sul tema lacerante sollevato dal dossier sul cardinale McCarrick e non ho fonti riservate per discuterne la veridicità o meno, ma mi soffermo proprio su questa accusa cruciale: qualcuno vuol dividere la chiesa e buttarla in politica, in senso reazionario e sovranista.

 

Risaliamo a quel che è accaduto negli ultimi cinquant' anni o poco più. Il Concilio Vaticano II spaccò la Chiesa in due versanti, i conservatori e i progressisti.

 

viganò

Le categorie della politica entrarono nella Chiesa in quella occasione e vi entrarono con lo spirito del tempo, avendo aperto quel Concilio i portoni della Chiesa al soffio dell' epoca e in Italia alle aperture a sinistra. Quella lacerazione perdurò con Papa Paolo VI, si acuì con la liquidazione della messa in latino, la chitarra e i beat in chiesa, il terzomondismo, fino all' annunciato scisma di Levevbre. E con la diffidenza nei fenomeni di devozione popolare, come fu il caso di Padre Pio, fenomeno di populismo religioso, un santo a furor di popolo. I cattolici progressisti del Concilio Vaticano II si sentirono più vicini ai progressisti non cattolici che ai cattolici non progressisti.

 

MARCELLO VENEZIANI

Una scelta di campo in cui l' essere cattolici diventava una variabile secondaria rispetto all' essere progressisti. La divisione della Chiesa risale a quel preciso momento. E i complotti reazionari, le scelte politiche di destra non c' entrano affatto. L' arrivo di Karol Magno, Giovanni Paolo II, ricucì la frattura, perché quel Papa riaprì le porte ai "conservatori", alla tino, a Lefevbre, a Padre Pio, alla Tradizione e all' Europa, senza chiuderle ai progressisti e agli antica pitalisti. Dife se i poveri, gli sfruttati, i disperati, criticò l' Occidente sazio e disperato, senza far perdere alla Chiesa il suo ruolo pastorale e spirituale nel cuore della civiltà cristiana.

 

PAPI

Su quella linea si inserì anche un Papa filosofo e considerato conservatore, come Ratzinger che ricevette attacchi ben più duri di Bergoglio ma non si sognò mai di definire cani selvaggi i suoi detrattori. E non solo: la Chiesa di Benedetto XVI non fu mai la Chiesa della divisione e non suscitò pulsioni di scissione. Quando arrivò Bergoglio, invece, fu fatta una precisa scelta di campo, sociale, politica, culturale, non dirò dottrinaria per la debolezza teologica di questo pontefice. Una scelta di campo nel linguaggio, nel modo di fare, nella lontananza dal rito, dalla liturgia, dalla tradizione.

 

Il Papa scelse temi, interlocutori, autori da citare, territori e popoli che non appartenevano alla Chiesa, alla civiltà cristiana, che non si ispiravano ai santi, ai martiri, ai padri della Chiesa. E l' idea stessa di chiamarsi Francesco, un papa senza precedenti, fu un preciso segno di rottura. Ora con queste premesse mi pare assurdo invertire la sequenza e accusare i "conservatori" di complottare contro il Papa. È Bergoglio che li ha messi fuori dalla Chiesa, li ha fatti sentire estranei e colpevoli. È Bergoglio che ha spaccato la cristianità, che ha separato la Chiesa presente dalla sua tradizione millenaria, che ha preferito dialogare con i non cristiani, i non cattolici, i non europei, oscillando tra atei, islamici e protestanti e aprendo, seppure in modo contraddittorio, a coppie diverse dalle famiglie.

marcello veneziani

 

Non a caso Bergoglio è diventato il leader morale di tutte le sinistre, acclamato dai liberal come dai radical, dall' establishment progressista e dagli antagonisti. E sul tema dell' accoglienza è andato ben oltre le aperture dei suoi predecessori, ponendosi drasticamente da una parte, con le Ong, senza mai considerare i disagi, i pericoli e l' arrivo massiccio di islamici.

 

Non dirò che il Papa si è posto fuori dalla Cristianità e dalla Chiesa, non avrei alcuna autorità per dirlo, e non seguirò la tendenza di alcuni tradizionalisti a scomunicare il Papa, ergendosi essi stessi - in una paradossale eresia ultra protestante - a tribunale infallibile dell' ortodossia. Però, l' accusa di dividere la Chiesa e buttarla in politica mi pare che debba essere ritorta alla "politica bergogliana" e al suo partito, per tre quarti laico se non laicista. Non caldeggio altre dimissioni papali, auspico sempre miracolosi ravvedimenti. Sento spegnersi la fede e vedo tramontare la civiltà cristiana. Tuttavia, dico ai credenti: i Papi passano, la Chiesa resta. Malconcia, ma resta.

papa francesco

 

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