LE MANI SULLA CDP - CON UN “TESORONE” DA 230 MLD € (IL RISPARMIO POSTALE), TUTTI I PARTITI VOGLIONO ABUSARE DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI PER “RILANCIARE LA CRESCITA” - AD APRILE SI RINNOVANO I VERTICI, MA BASSANINI E GORNO TEMPINI SEMBRANO BLINDATI: GUZZETTI, CAPO DELLE FONDAZIONI CHE NOMINANO IL PRESIDENTE, NON LI TOCCHERÀ - NEANCHE IL CENTROSINISTRA INTENDE RIMUOVERLI….

Roberto Mania per "Affari & Finanza - la Repubblica"

Ora hanno tutti trovato una banca da spolpare. E non è il Monte Paschi di Siena con la banda del 5 per cento. È l'assalto dei partiti alla Cassa depositi e prestiti invece che è cominciato. Ancora per un paio di settimane ci sarà la campagna elettorale con tutte le sue proposte sgangherate, più che shock; poi inizierà - basta leggere tra le righe dei programmi le intenzioni dei partiti o dei cartelli elettorali - l'inevitabile lottizzazione in Via Goito, sede dell'ultra centenaria banca di raccolta del risparmio postale con le nomine (ad aprile) del nuovo consiglio di amministrazione e l'uso progressivo delle risorse del polmone finanziario del ministero dell'Economia ai fini più svariati.

Sullo sfondo, ma non troppo, il potere delle fondazioni bancarie. Ancora loro. Socie stabili (ancorché diluite, con la conversione delle azioni risparmio in ordinarie, poco sotto il 20 per cento ma con il diritto di nominare il presidente) della Cassa. Davvero il sistema Italia. Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini, presidente e amministratore delegato, appaiono blindati. Giuseppe Guzzetti, potente presidente dell'Acri, ha già detto che andranno confermati per gli ottimi risultati che hanno portato a casa.

E neanche il centrosinistra, se dovesse prevalere, come dicono i sondaggi, intende rimuoverli. La partita si giocherà nel rinnovo dei membri del consiglio dove siedono, tra gli altri il leghista di linea maroniana, Cristian Chizzoli, e l'ex presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, fortemente voluto da Tremonti. Che questa volta è difficile che possa avere voce in capitolo. Dopo tanti anni andrà in tribuna la cordata che proprio da Tremonti passava per Vittorio Grilli, ministro dell'Economia uscente, e arrivava a Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto in Via XX settembre.

La prossima è una partita che metterà alla prova e per la prima volta sotto i riflettori il neo direttore generale del Tesoro, Vincenzo Lavia. Ma la partita è anche del potere bancario. Nelle agende dei partiti che si candidano a governare l'Italia, infatti, c'è la Cdp ma non c'è traccia di riforma delle fondazioni perché escano definitivamente dai board delle banche. Nessuno lo propone ma soprattutto nessuno ci ha pensato, al di là delle chiacchiere elettorali sulla Fondazione tramortita di Siena.

E la ragione per cui i partiti non hanno scritto nulla sulle fondazioni è perché esse costituiscono lo strumento attraverso il quale la politica (localistica, direbbe Pier Luigi Bersani) condiziona l'azione degli istituti di credito e contribuisce a scegliere o a defenestrare il management, proprio come dimostra la cacciata da Unicredit di Alessandro Profumo da parte delle fondazioni.

E nessuno, di conseguenza, ha nemmeno pensato di proporre di far uscire le fondazioni dalla Cassa per far entrare soci effettivamente privati. Tutto si tiene. Nelle agende dei partiti c'è dunque la Cassa depositi e prestiti, una sorta di new entry rispetto al passato, prima certamente del 2003 (ministro dell'Economia Giulio Tremonti), quando la Cdp da esclusivo finanziatore degli enti locali a tassi vantaggiosi, è stata trasformata in società per azioni, fuori formalmente dal perimetro della pubblica amministrazione ai fini dei vincoli di bilancio europei, più che una banca un soggetto di intermediazione finanziaria con la possibilità di acquisire partecipazioni in aziende industriali.

Dopo la stagione delle privatizzazioni, con la nuova Cassa depositi e prestiti, la presenza dello Stato nell'economia ha ripreso nei fatti ad estendersi, fino all'ultima partecipazione, "ereditata" dalla Banca d'Italia, del 4,5 per cento delle Generali. E proprio il fallimento delle politiche di austerity disegnate dai modelli econometrici del Fondo monetario internazionale e applicate pedissequamente da diversi governi europei, compreso il nostro, sta ridando forza all'idea di un interventismo pubblico a fini redistributivi.

Così Joseph Stiglitz e Paul Krugman sono stati adottati pure dalla destra. Almeno in Italia. Da qui l'exploit della Cassa depositi e prestiti - potenziale protagonista in operazioni di sistema dove più che il mercato c'entra la politica - in questa campagna elettorale.

L'ultima trovata è quella di Silvio Berlusconi. E riguarda la proposta assai bislacca di restituzione e di cancellazione dell'Imu sulla prima casa. Propone il Cavaliere: le risorse (in tutto circa 8 miliardi di euro) arriveranno dall'accordo con la Svizzera (intesa che però non c'è ancora e solleva dubbi a livello europeo) per la tassazione delle attività finanziarie svolte tra i Cantoni da nostri connazionali. In attesa che arrivi l'accordo con Berna, la liquidità sarà anticipata, previa intesa con il prossimo esecutivo, proprio dalla Cassa e da eventuali prestiti da parte del sistema bancario.

Insomma la Cassa farebbe da banca, presterebbe i soldi (in questo caso lo Stato assumerebbe un debito) e ne incasserebbe gli interessi. Operazione che fa storcere il naso a molti economisti. Ma non è questo il punto. Il punto è l'assalto al bottino. Perché la Cassa ha i soldi (230 miliardi circa di stock di raccolta tra quasi 25 milioni di risparmiatori) per giustificare la copertura di qualsivoglia operazione.

Questa è la novità. E per evidenti ragioni di correttezza istituzionale la Cdp ha scelto di restare silente. Ma il connubio perverso tra Cdp e fondazioni emerge in un passaggio (il punto 8) del programma del Popolo delle libertà: «Utilizzo della Cassa depositi e prestiti, con particolare attenzione alle vocazioni territoriali degli azionisti, per finanziare l'innovazione e garantire i crediti alle esportazioni».

Vuol dire che le fondazioni servono a fini localistici e dunque devono restare anche in Via Goito. Più ortodossa l'impostazione del Pd, sostenuta in buona parte pure dalla Cgil di Susanna Camusso nel suo ambizioso Piano del lavoro. Dice Bersani che la Cdp «può essere un'importante strumento di politica industriale».

Uno strumento di supporto al mondo della ricerca e dell'innovazione. Ma il progetto che hanno messo a punto gli uomini del segretario del Pd prevede, oltre che una serie di interventi sul fronte delle infrastrutture, un rafforzamento significativo dell'azione della Cassa per il finanziamento delle imprese estendendo, tra l'altro, i prestiti a medio termine anche alle aziende cosiddette "mid cap", non comprese cioè nel perimetro delle pmi. Il Pd pensa poi che vada abrogata la norma che impedisce alla Cdp di finanziare direttamente le piccole imprese obbligandola ad agire attraverso le banche.

I modelli presi a riferimento sono quelli francese e tedesco dove il finanziamento è erogato direttamente. C'è nel piano democrat anche l'ipotesi di istituire un Fondo per le ristrutturazioni industriali nel quale proprio la Cassa dovrebbe apportare una parte delle risorse. Dunque siamo sì nel solco dell'attività che la Cdp già svolge, ma con un'estensione notevole. Che, in ogni caso, si ferma prima di quella ipotizzata dalla Cgil che chiede una riforma della Cassa e che, par di capire, dovrebbe rappresentare il perno di una nuova stagione di nazionalizzazioni. Ha detto al Fogliola Camusso: «Gli italiani devono sapere quali investimenti fa la propria Cassa depositi e bisogna uscire dall'equivoco per cui la Cdp troppo spesso sembra essere uno strumento del ministero del Tesoro e non del governo del paese».

Anche il professor Mario Monti ha la sua idea su come utilizzare la Cdp. Ha sostenuto che andrebbe riproposta una legge tipo la Sabatini del 1965 per finanziare l'acquisto dei macchinari di produzione da parte delle piccole e medie imprese. «Un ruolo da pivot - secondo il premier uscente - potrebbe essere rivestito dalla Cassa depositi e prestiti, simile a quanto fatto in precedenza dal Mediocredito».

L'ala liberal del cartello elettorale di Scelta civica, quella rappresentata dai montezemoliani di Italia Futura, aveva proposto «un piano di dismissioni che tocchi anche i santuari pubblici o pseudo pubblici. La Cassa depositi e prestiti, in cui investitori istituzionali esteri dovrebbero prendere il posto delle fondazioni bancarie».

Suggerimento che non è entrato nell'Agenda e nemmeno nelle successive integrazioni elettorali. Per il padre del nuovo corso della Cassa, cioè Giulio Tremonti che alle elezioni va con la sua lista Lavoro e libertà, si deve fare come la Germania: una banca nazionale che faccia "Credito per l'economia". «Se la Kfw va bene in Germania, perché non replicarla subito anche in Italia?».

Oscar Giannino, leader della lista liberista "Fare per fermare il declino" ha proposto di utilizzare la Cdp per pagare i debiti che la pubblica amministrazione ha nei confronti dei suoi fornitori. In questa carrellata c'è posto pure per l'Ance, l'associazione dei costruttori, che ha riproposto le vecchie cartelle fondiarie con le risorse, ça va sans dire, della Cassa. Ma questa, alla fine, sarà in grado di resistere all'assalto?

 

 

FRANCO BASSANINI Giovanni Gorno Tempini GIUSEPPE GUZZETTI resize VITTORIO GRILLI jpegPaul KrugmanSUSANNA CAMUSSO

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…