LE TASSE SEGRETE DI LETTA - IN UNA TABELLINA NASCOSTA DEL DEF, SPUNTA LA MAZZATA FISCALE: 20 MILIARDI IN PIU' FINO AL 2023 TRA AUMENTI DI BOLLI, ACCISE E ACCONTI IRPEF

Francesco De Dominicis per "Libero"

Fabrizio Saccomanni sostiene che «gli italiani meritano di sapere esattamente come stanno le cose» e «non sentire soltanto slogan di carattere propagandistico». Sui conti pubblici, questo il pensiero del ministro dell'Economia, è dunque l'ora della verità.

A parole, l'ex direttore generale della Banca d'Italia ha fatto capire che le finanze statali non se la passano proprio bene e che, a esempio, congelare il rincaro Iva non è un'operazione a portata di mano. L'inquilino di via Venti Settembre, tuttavia, non si è sbottonato più di tanto.

Né domenica nell'intervista al Corriere della sera in cui ha minacciato le dimissioni né nelle successive dichiarazioni pubbliche. E forse non ce n'era bisogno. In effetti, la verità, quella più amara da digerire, almeno per i contribuenti, Saccomanni l'aveva già messa nero su bianco: tasse in più per 20 miliardi di euro. Che, aggiunti ai 9 miliardi di tagli alla spesa pubblica, servono a coprire interventi per 5 miliardi nel 2013 e 3,3-3,5 miliardi a decorrere dal 2014.

La mazzata tributaria è nascosta fra le pieghe delle ultime pagine della nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Nel nuovo Def, licenziato venerdì scorso dal Governo, è stato calcolato per la prima volta l'effetto complessivo dei decreti varati negli scorsi mesi.

E il conto che Saccomanni presenta agli italiani ammonta, appunto, a 20 miliardi. Si tratta di una somma da spalmare su dieci anni, dunque fino al 2023. Vale a dire che il nuovo aggravio fiscale - euro più, euro meno - ammonta in media a 2 miliardi l'anno. Quattrini in più, già previsti in leggi dello Stato, che imprese e famiglie devono versare nelle casse del fisco.

Circa un quarto del gettito garantito annualmente dall'Imu (4,5 miliardi) e da un punto in più di Iva (altri 4 miliardi). Un giro di vite lungo dieci anni, che però non ha trovato opposizione nelle file della maggioranza.

Da parte di Pd, Pdl e Scelta civica, che hanno sistematicamente approvato i decreti d'urgenza dell'Esecutivo in cui sono spuntate le «tasse segrete», c'è stato, in buona sostanza, un tacito assenso alla stangata. Un atteggiamento in netto contrasto col muro, alzato in particolare dal Popolo delle libertà, che Letta deve superare per aumentare l'Iva dal 21 al 22%.

Stesso discorso per quanto riguarda l'Imu sulle prime case. Cancellata la rata di giugno, il Governo non ha ancora trovato le risorse per spazzare via il versamento di dicembre. E per il centro destra, l'abolizione totale del balzello sulle abitazioni principali è indispensabile per continuare a sostenere Letta. Una specie di guerra di religione.

Quegli otto decreti legge con cui il Governo ha messo insieme la stangata da 20 miliardi, invece, non hanno trovato ostacoli in Parlamento. Forse perché le misure, prese singolarmente, valgono poco. Qualcuna era nota, altre meno.

Alcune sono già in vigore, altre lo diventeranno in corsa di qui al 2023. Si va dal rincaro dell'imposta di bollo alle accise più care sui carburanti; dall'eliminazione delle agevolazioni fiscali per le imprese editoriali all'aumento della Robin Hood Tax per banche e assicurazioni; dall'imposta sulla sigaretta elettronica al giro di vite sugli acconti di irpef, ires e irap; dalle maggiori accise su oli lubrificanti e tabacchi lavorati agli acconti più alti del 10% per le ritenute sugli interessi maturati nei conti correnti e nei depositi bancari. Magari il Governo troverà 1 miliardo per rinviare l'Iva di tre mesi e 2,3 miliardi per l'Imu. Intanto, il fisco batte cassa.

 

saccomanni, alfano e lettaGIANROBERTO CASALEGGIO ROBERTO NAPOLETANO FABRIZIO SACCOMANNI AL FORUM AMBROSETTI DI CERNOBBIO MARIO DRAGHI ED ENRICO LETTA FOTO INFOPHOTO ministero economia

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